L’Europa si prepara a fronteggiare i dazi di Trump
Nonostante la minaccia arrivata dalla Casa Bianca, che impone all’Unione europea dazi generalizzati al 30% dal primo agosto, l’Europa sceglie al momento la strada della prudenza. «Estenderemo la sospensione delle contromisure fino all’inizio di agosto», ha annunciato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Tuttavia, in questi mesi l’Unione europea si è dotata di diversi strumenti per fronteggiare le tariffe imposte da Donald Trump.
L’Ue invoca il dialogo, ma prepara le sue armi
«Come sapete, abbiamo preparato e concordato un primo elenco di contromisure. Abbiamo sviluppato un certo elenco potenziale di contromisure che è ormai concordato. E l’Aci (lo Strumento Anti-Coercizione) è stato creato per situazioni straordinarie. Non siamo ancora arrivati a quel punto. Questo è molto importante. Questo è il momento dei negoziati. Ma questo dimostra anche che siamo preparati per tutti gli eventuali scenari», ha comunicato la presidente della Commissione Ue. Ursula von der Leyen ha parlato di un «doppio binario» con cui affrontare le tariffe statunitensi, tra la diplomazia delle trattative attualmente perseguita e il dispiegamento di contromisure. Dazi, contro-dazi, pacchetti pronti e sospesi e pacchetti in preparazione, fino al «bazooka» che potrebbe colpire le Big Tech statunitensi e allo strumento anti-coercizione, in quella che diverrebbe una guerra commerciale a tutti gli effetti.
Dazi, contro-dazi, bazooka e Meccanismo anti-coercizione
Di quasi 21 miliardi di euro è il valore delle prime risposte europee ai dazi di Trump. Il 12 marzo l’amministrazione statunitense ha reintrodotto dazi del 25% sia sull’acciaio che sull’alluminio europeo. In risposta, l’Ue aveva approvato un pacchetto articolato in tre fasi, pensato per colpire simboli e settori politicamente sensibili per Washington. Una prima fase da 3,9 miliardi prendeva di mira prodotti iconici: moto Harley-Davidson, jeans Levi’s, burro d’arachidi, tabacco, articoli per la cura della persona, nonché dazi su acciaio, elettrodomestici e tech leggero. Una seconda e una terza tranche (da 13,5 e 3,5 miliardi) colpivano più a fondo l’economia statunitense: carni e pollame dal Midwest, legname del Sud, cereali, fast-food, moda, cosmetici, e la soia della Louisiana. Il pacchetto articolato in tre fasi è stato congelato fino alla mezzanotte del 14 luglio, ma Von der Leyen ha già precisato che lo stop sarà prorogato.
A questo primo pacchetto Ue se ne aggiungeva un secondo da 72 miliardi di euro, in risposta ai dazi “universali” del 10% annunciati dalla Casa Bianca tra il 5 e il 9 aprile. Le contromisure, inizialmente valutate in 95 miliardi di euro e poi limate, riguardano beni industriali, prodotti agroalimentari di alta gamma, dal bourbon del Kentucky alle aragoste del Maine, passando per agrumi, cosmetici e moda. La lista è ancora in fase di approvazione da parte degli Stati Ue.
Oltre a queste prime misure, l’Unione europea tiene ancora in cantiere due strumenti ben più potenti. Il cosiddetto bazooka europeo sarebbe, infatti, un duro colpo per Washington, poiché punterebbe ai servizi digitali, nei quali gli Stati Uniti si trovano in prima posizione. Così come lo sarebbe l’arma estrema, ossia il Meccanismo anti-coercizione (Aci), invocato da Parigi come lo scudo definitivo dell’Unione. Nato sull’onda delle ritorsioni cinesi contro la Lituania per le sue relazioni con Taiwan, consentirebbe all’Ue di reagire a sua volta con dazi, restrizioni su investimenti e servizi, esclusione da appalti pubblici, fino alla revoca di diritti di proprietà intellettuale. Tale strumento serve a difendere l’autonomia strategica europea ed è già operativo dal 2023. Attualmente, è stata convocata d’urgenza una riunione del Coreper, il comitato degli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Ue, per valutare l’attivazione immediata o meno delle contromisure, pronte da mesi ma al momento sospese.




