Prosegue la guerra commerciale di Trump: ultimi aggiornamenti
Dal Liberation Day, il 2 aprile, Donald Trump sta cercando di riscrivere le regole del commercio mondiale attraverso l’imposizione di dazi agli altri Paesi, nel segno del vecchio motto dell’«America First». La guerra commerciale statunitense è divenuta ormai centrale nelle relazioni tra il Paese guidato da Donald Trump e il resto del mondo, con l’arma dei dazi usata molto spesso a livello politico che puramente economico.
Dazi a Canada e Brasile
Pochi giorni fa, il tycoon ha annunciato di aver firmato dodici lettere destinate a Paesi con «importi differenti» tra di loro. Attualmente, Trump ha pubblicato sul suo sociale Truth una lettera indirizzata al premier canadese Mark Carney, riguardante i nuovi dazi imposti al Canada dal primo agosto. Il 35% è la nuova tariffa indirizzata verso il Paese della foglia d’acero, accusato di aver risposto alle prime tariffe statunitensi imponendo i propri dazi e di essere parzialmente responsabile per la crisi del Fentanyl negli Stati Uniti, poiché «incapace di fermare le droghe» al confine. Nel mentre il Canada, insieme al Messico, sta tentando di negoziare con gli Stati Uniti per evitare l’applicazione delle tariffe e ripristinare l’accordo commerciale USMCA (entrato in vigore il nel luglio 2020, modernizzando le politiche commerciali tra Stati Uniti, Canada e Messico). Con un post su X, il primo ministro canadese Mark Carney ha precisato che nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti, «il governo canadese ha difeso con fermezza i nostri lavoratori e le nostre imprese». Il premier canadese ha rivendicato inoltre i «progressi cruciali» fatti dal Canada «per fermare la proliferazione del Fentanyl in Nord America». Tuttavia, Carney precisa anche come il suo Paese sia concentrando nel rafforzamento dei rapporti commerciali nel resto del mondo: non solo negli Stati Uniti, pertanto.
Le stesse modalità sono state utilizzate, pochi giorni fa, dal presidente statunitense nei confronti del Brasile, con una linea politica più esplicita e dura verso il Paese guidato da Luiz Inácio Lula da Silva. Dazi del 50% sono stati imposti al Brasile come punizione per aver accusato l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro di aver tentato un colpo di stato dopo aver perso le elezioni nel 2022. Come si è visto finora, l’arma dei dazi è utilizzata dal presidente statunitense per motivi politici, che propriamente economici e commerciali. Il presidente brasiliano Lula ha annunciato che il Brasile risponderà con misure di reciprocità: «Il Brasile è un Paese sovrano con istituzioni indipendenti e non accetterà lezioni da nessuno», ha scritto Lula in un post sui social.
L’Europa attende il suo turno, ma per Trump «tutti gli Stati pagheranno»
Resta l’attesa per la lettera indirizzata all’Unione europea, che Donald Trump ha intenzione di far recapitare al Vecchio Continente tra «oggi e domani», aggiungendo: «vorrei farlo oggi». È probabile, dunque, che la lettera arrivi nel pomeriggio di oggi o nel fine settimana, senza eludere la possibilità di un nuovo slittamento. Per l’Ue, l’obiettivo è di restare attorno ad una percentuale del 10%, insistendo nei negoziati che scadono il primo di agosto, nel caso i dazi imposti siano più alti. Attualmente, circa una ventina di Paesi hanno ricevuto l’attesa lettera di Donald Trump che tenta di riscrivere il futuro commerciale internazionale. In ogni caso, il presidente statunitense persegue l’intenzione di imporre agli altri Paese – quelli che non hanno ricevuto una tariffa ad hoc – una quota generalizzata. «Tutti gli Stati rimanenti pagheranno. Che sia il 15 o il 20%», ha fatto sapere Trump.




