Macron è tornato a parlare con Putin
La partita diplomatica europea con il presidente russo Vladimir Putin è stata ripresa in mano da Emmanuel Macron, dopo tre anni di silenzio. Ieri, il leader dell’Eliseo ha alzato la cornetta e chiamato il suo omologo russo. L’ultimo colloquio telefonico tra i due era avvenuto nel settembre del 2022, dopo l’ennesimo tentativo del presidente francese di fermare l’escalation in Ucraina. Il loro ultimo bilaterale in presenza era avvenuto, invece, al Cremlino, separati da un lungo tavolo di marmo dalla lunghezza di cinque metri. Chiara metafora della distanza di vedute tra i due leader. Tre anni fa, il presidente francese era stato in prima fila per mantenere aperto il dialogo tra Europa e Russia. Nel settembre del 2022 era avvenuto l’ultimo di una ventina di colloqui tra i due leader, nella vana speranza francese di fermare il conflitto russo-ucraino, iniziato nel febbraio dello stesso anno. Poi, più nulla, nel tentativo di emarginare il leader russo. Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, con la sua rottura dell’isolamento di Putin con la diplomazia occidentale e i recenti raid statunitensi alle basi nucleari iraniane, Macron sembra aver ripreso la vecchia iniziativa.
Due ore di telefonata su Iran e Ucraina
Nelle due ore di colloquio, i due leader hanno affrontato le questioni che riguardano il programma nucleare iraniano e il cessate il fuoco in Ucraina. Già nel consiglio europeo del 26 giugno, Macron aveva anticipato la sua volontà di avere un colloquio con tutti i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in seguito agli attacchi statunitensi agli impianti nucleari iraniani del 22 giugno. Tra questi, soprattutto Russia e Cina. Prima di chiamare Putin, il capo dell’Eliseo si è consultato con lo stesso Donald Trump, con il primo ministro britannico Keir Starmer e il direttore della AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), Raphael Grossi.
Al telefono con Putin, Macron si è detto determinato a cercare una «risoluzione duratura e rigorosa della questione nucleare e missilistica iraniana e del suo ruolo nella regione». Il leader del Cremlino ha sottolineato «l’importanza di rispettare il legittimo diritto di Teheran a sviluppare energia nucleare a fini pacifici». Tuttavia, si è detto a favore di una «risoluzione» «esclusivamente attraverso mezzi politici e diplomatici». Entrambi i leader hanno concordato sulla «speciale responsabilità» di Russia e Francia in qualità di membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu nel «mantenimento della pace e della sicurezza» e sulla necessità di «proseguire i contatti» per «coordinare i loro sforzi».
Più complessa la ricerca di un punto di incontro tra Putin e Macron nei confronti del conflitto in Ucraina, sul quale sono rimasti distanti. Il capo dell’Eliseo «ha sottolineato il fermo sostegno della Francia alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina», chiedendo a Putin «il prima possibile» un «cessate il fuoco e l’avvio di negoziati tra Ucraina e Russia per una soluzione solida e duratura del conflitto». Tuttavia, il presidente russo non ha accennato a una tregua, ma solo alla necessità di un accordo di pace «globale e a lungo termine» che punti all’«eliminazione delle cause profonde della crisi ucraina» e si fondi «sulle nuove realtà territoriali». Inoltre, per Putin il conflitto ucraino non è altro che «una conseguenza diretta delle politiche degli Stati occidentali» che hanno «ignorato per molti anni gli interessi di sicurezza della Russia» e «creato una testa di ponte anti-russa in Ucraina», prolungando e alimentando le ostilità con l’Ucraina attraverso «diverse armi moderne».




