Gli studenti stranieri non sono più ammessi ad Harvard
Accusati di fomentare violenza e antisemitismo, per l’amministrazione di Donald Trump gli atenei sono un obiettivo da colpire. Il 22 maggio, la segretaria per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Kristi Noem, ha comunicato la revoca all’università di Harvard della possibilità di iscrivere studenti internazionali. Non è il primo colpo sferrato all’università, la quale era già stata privata, ad aprile, di miliardi di dollari di finanziamenti.
Gli studenti stranieri non potranno iscriversi alla più antica e prestigiosa università degli Stati Uniti, che ha sede a Boston. Il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha chiarito anche le sorti degli studenti stranieri attualmente iscritti ad Harvard, che dovranno trasferirsi per non perdere il loro status legale. «La leadership di Harvard ha creato un ambiente universitario non sicuro consentendo ad agitatori antiamericani e filo-terroristi di molestare e aggredire fisicamente individui, tra cui molti studenti ebrei, e di ostacolare in altri modi il suo un tempo venerabile ambiente di apprendimento», ha motivato di Kristi Noem. I vertici dell’ateneo sono stati accusati, poi, di essersi coordinati anche con il partito comunista cinese.
La decisione dell’amministrazione Trump arriva in seguito ad un ultimatum dato al prestigioso ateneo, che, entro la fine di aprile, avrebbe dovuto denunciare gli iscritti che avrebbero compiuto «azioni illegali e violente». Secondo Il New York Times, è probabile che l’università scelga di perseguire la via di una nuova battaglia legale. Tuttavia, nel mirino non ci sarebbe soltanto Harvard. Come ha precisato La segretaria per la sicurezza interna americana, tale provvedimento nei confronti dell’ateneo situato a Boston è «un avvertimento a tutte le università», che subiranno la stessa sorte se accusate anche loro di aver creato un «ambiente universitario non sicuro». Attualmente, gli studenti internazionali ad Harvard sono circa 6.800: ben il 27 per cento del totale.
Già il 21 aprile, l’Università di Harvard aveva intentato una causa contro l’amministrazione Trump, in risposta alla decisione del governo di bloccare 2,2 miliardi di dollari di finanziamenti federali. La misura del governo era scaturita in seguito al rifiuto dell’ateneo di adeguarsi ad una serie di richieste provenienti dalla Casa Bianca. Il 14 aprile, il presidente dell’università, Alan Garber, aveva ribadito con fermezza, in una lettera rivolta a studenti e docenti, l’impegno di Harvard a difendere la propria autonomia istituzionale e i diritti costituzionali. «Nessun governo può permettersi d’imporre a un’università privata cosa deve insegnare, quali docenti deve assumere e quali studenti deve ammettere, e su quali materie può svolgere ricerche», aveva scritto il presidente, divenuto in queste settimane un vero e proprio simbolo anti-Trump.




