Crescono le tensioni tra Francia e Algeria
Si riaccendono le tensioni tra Francia e Algeria. Questa volta dinanzi al rifiuto di Algeri di accogliere circa sessanta algerini, sottoposti a procedure di espulsione da parte del governo francese. La lista contiene i nomi di individui considerati minacce per l’ordine pubblico, la cui espulsione è stata richiesta da Parigi «in via prioritaria». La procedura di espulsione degli indesiderati verso l’Algeria ha fatto seguito ai timori nati in seguito all’attentato di Mulhouse del 22 febbraio, in cui un 37enne algerino ha ucciso una persona, ferendone altre sette. Da diversi mesi, Algeri respinge i suoi cittadini che hanno commesso atti criminali o si sono radicalizzati nell’Unione europea.
Il ministro della Giustizia francese, Gérald Darmanin, inviato da TF1 (Télévision française 1, un canale televisivo generalista francese), si è detto «totalmente favorevole» ad una «risposta graduale», considerata dal ministero dell’Interno Bruno Retailleau. Tali misure potrebbero riguardare sia nuove sanzioni che la revisione o messa in discussione degli accordi tra Francia e Algeria. Reailleau ha annunciato, infatti, la sospensione dell’accordo del 2007, relativo all’esenzione dal visto.
L’accordo consente ai titolari di passaporti diplomatici algerini di effettuare brevi soggiorni in Francia senza visto. Anche accordi migratori del 1968, che facilitano l’insediamento e il ricongiungimento familiare degli algerini, sarebbero nel mirino del governo francese. Prima, tuttavia, Darmanin ha dichiarato di vole attendere la risposta di Algeri.
Secondo il ministro della Giustizia «Prima di prendere di mira la gente comune, i nostri amici» è necessario colpire «i leader politici ed economici». Per questo, Darmanin ha dichiarato intanto che la Francia deve richiamare l’ambasciatore dall’Algeria e mettere fine all’erogazione dei passaporti diplomatici per le autorità algerine. Tuttavia, non chiude al dialogo con un Paese come l’Algeria, importante dal punto di vista strategico ed economico.
Dal suo lato, in una dichiarazione rilasciata dal servizio diplomatico algerino lunedì sera, l’Algeria ha ribadito «il suo categorico rifiuto delle minacce e dei tentativi di intimidazione, nonché delle ingiunzioni, degli ultimatum e di qualsiasi tipo di linguaggio minaccioso». Algeri accusa Parigi di «rimettere in discussione il canale tradizionale di gestione dei casi di espulsione» e di applicare un «approccio selettivo (…) agli accordi bilaterali e internazionali che legano i due Paesi».
Già nello scorso ottobre, il ministro dell’Interno francese, nella sua prima riunione dei ministri degli Interni dell’Unione europea, si era mostrato particolarmente duro verso le questioni migratorie. Retailleau aveva chiesto la rapida attuazione del Patto europeo sull’asilo e la migrazione, insieme alla revisione della direttiva sui rimpatri. Il principio guida di quest’ultima è il rimpatrio di tutti gli immigrati clandestini nel Paese di origine o di transito.
Le opposizioni non hanno tardato a scagliarsi contro le decisioni del governo, tra la sinistra che accusa Retailleau di essere troppo duro con un alleato prezioso e la destra che auspica misure più severe. Rima Hassan, europarlamentare della sinistra radicale France Insoumise, ha richiesto le dimissioni di Bruno Retailleau, ritenendo il governo francese responsabile del deterioramento delle relazioni franco-algerine.
Marin Le Pen, del Rassemblement National, il partito politico di estrema destra, ha invocato il congelamento dei visti e dei trasferimenti dei fondi privati, nonché la fine degli aiuti pubblici allo sviluppo e la denuncia degli accordi del 1968. «Si vede che la signora Le Pen non ha mai guidato il Paese, non capisce come funziona una relazione con un grande Paese…», ha attaccato Darmanin. Jordan Bardella, giovane presidente del Rassemblement National, esorta all’azione Retailleau, nonostante ritenga che il ministro sia «con le spalle al muro».




