Tutti gli uomini di Trump (in Italia)
Già da prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, con la visita a sorpresa di Giorgia Meloni nella villa del tycoon in Florida avvenuta ben quindici giorni prima che lui sedesse nello Studio Ovale, il sodalizio tra il nuovo presidente statunitense e l’Italia si è configurato come preminente nelle dinamiche interne ed esterne allo Stivale. Con la presidenza Trump, infatti, una serie di figure politiche ed imprenditoriali si sta muovendo in Italia, stabilendo legami politici ed economici importanti.
Elon Musk: tra spazio e politica
Primo fra tutti, il magnate della tecnologia. Grazie ai buoni rapporti con la leader del governo Giorgia Meloni, Elon Musk ha consolidato negli ultimi anni una forte connessione con l’Italia. La sintonia sviluppatasi tra Musk e la premier ha portato il Ceo di Tesla e SpaceX a considerare sempre di più la penisola italiana come un terreno fertile per i suoi affari. Musk, noto per le sue posizioni sempre più conservatrici e spesso controverse, ha portato a termine una serie di accordi in Italia, tra cui la fornitura di sistemi satellitari tramite la sua compagnia SpaceX e la produzione di veicoli elettrici Tesla. A queste attività si aggiungono anche trattative politiche, come quelle relative alla gestione della sicurezza delle telecomunicazioni, un settore di rilevante interesse per l’esecutivo italiano. Ulteriore punto di contatto del magnate con l’Italia è, poi, Andrea Stroppa, braccio destro di Musk in Italia. Nonostante le recenti critiche del referente italiano di Musk alla politica spaziale italiana, che hanno generato tensioni tra lui ed il governo Meloni, il ruolo di Stroppa contribuisce a a rafforzare i legami tra la politica italiana e l’amministrazione Trump.
Paolo Zampolli: il misterioso inviato speciale di Trump in Italia
È poi un imprenditore italoamericano, Paolo Zampolli, ad essere stato definito recentemente da Trump come suo «inviato speciale per l’Italia». Tuttavia, il suo ruolo risulterebbe ancora piuttosto oscuro e senza una chiara definizione. Nonostante la sua nomina non sia mai stata ufficialmente confermata dal governo italiano, Zampolli ha dichiarato che il suo incarico ha lo scopo di rafforzare i legami tra gli Stati Uniti e l’Italia, in particolare in ambito economico e geopolitico. La sua posizione di “facilitatore politico” è sembrata essere al centro di diversi incontri con esponenti del governo Meloni, inclusi quelli con Matteo Salvini. La sua conoscenza diretta con Trump e la sua influenza sulle dinamiche internazionali gli consentono di operare come un canale privilegiato tra i due paesi. Sebbene il governo italiano non riconosca formalmente il suo ruolo, Zampolli è un interlocutore che, attraverso le sue connessioni, può influenzare le politiche di Roma, come dimostrato dalla sua recente visita al ministro Salvini.
Tuttavia, questo ruolo degli inviati speciali nominati da Donald Trump sta suscitando non poca confusione e preoccupazione per la sua natura vaga, nonché per l’overlap con altre posizioni diplomatiche tradizionali, come ambasciatori e membri del Consiglio di sicurezza nazionale. Il tycoon ha designato finora diverse nomine, alcune di notevole importanza – Keith Kellogg per l’Ucraina e la Russia; Steven Witkoff per il Medio Oriente; Richard Grenell per le missioni speciali, cioè un po’ per tutte le zone di crisi in giro per il mondo – altre invece più inconsuete, come quelle degli attori Jon Voight, Mel Gibson e Sylvester Stallone come «ambasciatori speciali» per Hollywood. Gli inviati speciali, spesso designati per regioni specifiche o missioni, non necessitano di conferma del Senato, il che consente a Trump di nominarli rapidamente, ma senza chiarezza sui loro compiti esatti. Sebbene alcuni di questi incarichi possano essere definiti in futuro, l’approccio di Trump sembra riflettere un modo per rafforzare il potere di lealisti, creando potenzialmente una struttura affollata che potrebbe complicare le dinamiche diplomatiche e interne.
Avvocati, imprenditori e lobbisti
Altra importante figura nei legami tra l’amministrazione Trump e la politica italiana è Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York e uno dei più stretti alleati di Trump. Giuliani ha mantenuto una stretta relazione con Matteo Salvini, che lo ha invitato di recente in Italia per consulenze politiche, tra cui quelle sulla sicurezza urbana. Le sue posizioni politiche, spesso espresse attraverso teorie cospirazioniste e attacchi all’establishment europeo, lo hanno reso un interlocutore di riferimento per alcuni settori della destra italiana. Salvini, infatti, ha rilanciato pubblicamente le sue posizioni su temi come la lotta alla criminalità e la gestione della sicurezza, prendendo spunto dal modello di “tolleranza zero” che Giuliani aveva applicato a New York. L’ex sindaco di New York ha anche preso posizione contro l’Ucraina, suscitando le critiche della comunità internazionale, ma rafforzando nel contempo i legami con le forze politiche che si oppongono alla linea atlantista di Meloni.
Imprenditori, lobbisti e diplomatici agiscono allo stesso modo come intermediari, spingendo per una collaborazione più stretta con gli Stati Uniti. Tra questi, vi è, ad esempio, George Guido Lombardi, un imprenditore italo-americano che, pur essendo immigrato negli Stati Uniti negli anni ’70, è diventato una figura di spicco nelle cronache politiche grazie alla sua vicinanza a Trump. Lombardi è stato definito dai media come “il vicino di casa e l’amico del tycoon”, un legame che ha attirato molta attenzione, soprattutto durante le elezioni presidenziali americane. Nato a Roma e cresciuto ad Asti, Lombardi ha una residenza nell’iconica Trump Tower, tre piani sotto quello di Trump, un luogo simbolico per il magnate. Nella sua autobiografia, Lombardi descrive la sua connessione con Trump, che lo ha portato a un coinvolgimento diretto nella sua vita e nelle sue scelte politiche. Lombardi ha anche una seconda residenza in Florida, dove trascorre diversi mesi all’anno, frequentando regolarmente la tenuta di Trump a Mar-a-Lago. Il suo legame con il presidente è consolidato anche dall’esperienza nel settore immobiliare e dai numerosi incontri con Trump, con il quale ha condiviso visioni e progetti.
Trump e il governo Meloni: una diplomazia a doppio filo
Oltre alle singole figure che hanno avuto un impatto diretto sulla politica italiana, è importante sottolineare come i legami tra il governo Meloni e l’amministrazione Trump siano stati rafforzati dalla volontà di entrambi di perseguire un’agenda comune. Giorgia Meloni, infatti, ha consolidato i suoi rapporti con Trump, approfittando della sintonia politica e della fiducia reciproca. La visita della premier a Mar-a-Lago e l’appoggio agli Stati Uniti nelle questioni internazionali hanno cementato la sua posizione nel quadro geopolitico internazionale. Meloni e Salvini, pur con divergenze interne, hanno mantenuto una posizione di apertura verso gli Stati Uniti, cercando di favorire la cooperazione economica e di allinearsi sulla sicurezza e le politiche internazionali. Il coinvolgimento di figure come Zampolli, Musk e Giuliani, sebbene non sempre trasparente, testimonia una continua influenza da parte di Trump e delle sue alleanze politiche sull’Italia, con una reciproca volontà di rafforzare le relazioni transatlantiche.




