Un’altra picconata dell’amministrazione Trump al Multilateralismo: la soppressione dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale
E di queste ore la notizia data in anteprima dalla CNN che l’ufficio principale dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), fondata nel 1961 su ordine esecutivo del Presidente degli USA John Fitzgerald Kennedy al fine dicombattere la povertà globale, è stato chiuso inaspettatamente quest’oggi poco dopo che gli stessi a mezzanotte di ieri sera hanno ricevuto un’e-mail in cui si intimava loro di non presentarsi e di lavorare da remoto.
“Su indicazione della dirigenza dell’Agenzia, la sede centrale dell’Usaid presso l’edificio Ronald Reagan a Washington D.c. sarà chiusa al personale dell’Agenzia lunedì 3 febbraio 2025”, con queste stringate parole ai dipendenti, e all’intero sistema multilaterale internazionale, è stato comunicato che l’amministrazione Trump è sempre più decisa ad abbracciare “quell’isolazionismo internazionale” insito nell’anima Repubblicana smantellando un’idea di comunità internazionale e di Stati Uniti come player principale nello scacchiere internazionale per concentrarsi sulle questioni interne per far tornare gli Stati Uniti “Great Again”.
A riprova dell’intenzione di “cedere” il passo in politica internazionale ai diretti competitor, Cina e Federazione Russa in primis, sono arrivate, come una sentenza senza appello, le parole de “DOGE” Elon Musk, ormai sempre più ministro plenipotenziario, che, nella nuova veste di Ministro anti-spreco di denari pubblici, ha dichiarato che sta lavorando per chiudere l’agenzia di aiuti esteri degli Stati Uniti (USAID).
Il proclama di Musk, avvenuto su X, ha coinvolto anche l’ex candidato repubblicano alla presidenza Vivek Ramaswamy e il senatore repubblicano Joni Ernst e Mike Lee, che durante il dibattito sulla piattaforma ha definito l’agenzia USAID come “irrecuperabile”, aggiungendo che anche il Tycoon concorda sul fatto che l’agenzia, nata per volere del presidente Kennedy e che svolge tutt’oggi un’attività fondamentale di sostegno ai paesi poveri del mondo, dovrebbe essere chiusa.
La Strategicità dell’USAID che proietta l’influenza degli Stati Uniti nel mondo
L’agenzia di cooperazione internazionale statunitense all’interno della comunità internazionale svolge un ruolo importante di sostegno e di cooperazione tra gli Stati Uniti e i paesi poveri del mondo che permette agli USA di veicolare aiuti economici, e di conseguenza influenza politico-diplomatico, in diverse zone del mondo.
L’USAID attualmente fornisce assistenza in più di 100 Paesi tra Asia, Africa, Europa, America Latina in vari settori strategici quali: i) prosperità economica; ii) rafforzamento della democrazia, iii) protezione dei diritti umani, iv) sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale, v) istruzione e assistenza umanitaria in caso di disastri naturali o dovuti all’opera umana.
Questi settori sono di particolare importanza perché finanziandoli permettono agli Stati Uniti di far convergere i paesi finanziati sulle posizioni politiche e sociali di Washington e dei paesi occidentali, sottraendoli così facendo alla sfera di influenza dei regimi illiberali come la Cina e la Russia.
Chiudere un’agenzia governativa che permette di mantenere “nella rotta di Washington” molti paesi della comunità internazionale rappresenterebbe un grave autogol che potrebbe permettere, nel breve periodo risparmi e risorse economiche da destinare ad altri settori governativi, ma nel medio-lungo periodo potrebbe significare fa entrare nell’orbita di Mosca e Pechino molti paesi che attualmente, per interessi economici e non, hanno abbracciato i valori e i principi democratici.
Senza mezzi termini, chiudere l’organizzazione che, attraverso i finanziamenti, mantiene molti paesi collegati a Washington e ai valori politico-sociali occidentali significa porre le basi per rimettere in seria discussione l’influenza degli Stati Uniti e del mondo occidentale all’interno della comunità internazionale in uno scontro di ideologie, di valori e di paradigmi economico-sociali che potrebbe segnare, se le democrazie occidentali non apriranno gli occhi, un cambio di passo in favore di quei regimi che invece vogliono soppiantare una comunità internazionale a trazione occidentale.
I segnali che sta accadendo un passaggio di testimone nella politica internazionale sembrerebbero esserci tutti, ma ciò su cui bisogna riflettere veramente è quanto sia conveniente ritirarsi in una dimensione nazionale quando ormai le decisioni e gli impatti delle politiche internazionali pervadono costantemente le dimensioni nazionali dei singoli Stati-Nazione?




