L’ombra dell’Isis in Siria: la Francia attacca le sue postazioni
Il ministero della Difesa francese ha annunciato questo martedì che aerei da guerra francesi hanno bombardato le postazioni dello Stato islamico presenti in Siria. Sebastian Lecornu, ministro della Difesa, ha detto, infatti, all’Afp che i caccia Rafale francesi e i droni Reaper di fabbricazione americana «hanno sganciato un totale di sette bombe su due obiettivi militari appartenenti a Daesh, nella Siria centrale». «Le nostre forze armate restano impegnate nella lotta al terrorismo nel Levante», ha aggiunto il ministro su X.
Mentre la caduta del regime di Bashar al-Assad, avvenuta in seguito all’offensiva dei ribelli siriani guidati da al-Jolani, sta rimodellando il Paese, gli osservatori internazionali temono che all’interno di questo nuovo assetto possa esser lasciato spazio all’Isis per recuperare le sue forze. Era l’8 dicembre 2024, quando i ribelli del gruppo radicale sunnita Hayat Tahrir al-Sham hanno rovesciato e posto fine ai cinquant’anni di regime della famiglia Assad, prendendo il potere in Siria. Dopo la conquista del potere, il leader dei ribelli, Ahmad al-Shara’, noto principalmente con il suo nome di battaglia, Abu Mohammad al-Jolani, ha provato a dipingersi agli occhi della comunità internazionale come un capo nazionalista e pragmatico, cercando di far dimenticare la sua passata affiliazione ad organizzazioni terroriste come l’Isis e Al-Qaeda. Tuttavia, non mancano i timori che vedono nella Siria un nuovo terreno fertile in cui far germogliare nuovamente le aspirazioni dello Stato islamico.
Nonostante la distruzione del suo “califfato”, durato dal 2014 al 2019, l’Isis è riuscito infatti a sopravvivere sia in Iraq, che in Siria. A metà dicembre, Washington aveva già dichiarato di aver raddoppiato il numero delle truppe americane che combattono gli jihadisti in Siria, portandolo a circa duemila unità. Il portavoce del Pentagono, Patrick Ryder, aveva precisato che per 900 militari si tratta di una missione a «lungo termine», mentre per le altre si parla di «forze aggiuntive», schierate in modo temporaneo per «i requisiti mutevoli della missione». Dopo la caduta di Assad, la priorità per l’America, e non solo, è quella di garantire che l’Isis non cerchi di approfittare dell’attuale situazione per ricostruirsi in Siria. La Francia fa parte della coalizione internazionale Inherent Resolve contro lo Stato islamico, dal 2014 per l’Iraq e dal 2015 per la Siria. Le truppe francesi sono quindi coinvolte nelle operazioni che hanno sede in questi Paesi.




