Georgia: rinviati i negoziati per l’adesione all’UE
La capitale georgiana è al centro di tensioni crescenti dopo che migliaia di manifestanti pro-UE si sono scontrati con la polizia davanti al parlamento. La decisione del premier Irakli Kobakhidze di rinviare i negoziati per l’adesione della Georgia all’Unione Europea fino al 2028 ha scatenato un’ondata di proteste senza precedenti.
Gli scontri si sono intensificati nella serata di ieri, con la polizia in tenuta antisommossa che ha utilizzato gas lacrimogeni, proiettili di gomma e idranti per disperdere la folla. I manifestanti, da parte loro, hanno risposto con il lancio di petardi, e fiamme sono state avvistate dietro una finestra dell’edificio del parlamento, secondo quanto riportato dall’Agence France-Presse.
Le radici della protesta
Il governo georgiano ha deciso di posticipare le trattative per l’ingresso nell’UE, citando “necessità di stabilità politica interna”. Tuttavia, questa mossa è stata percepita come un tradimento delle aspirazioni europeiste della maggioranza della popolazione. Il rinvio al 2028 arriva in un momento cruciale per il Paese, che affronta una crisi politica post-elettorale e una crescente pressione della società civile per avvicinarsi all’Europa.
La presidente filo-UE Salomé Zourabichvili si è opposta apertamente alla decisione del governo e ha dichiarato che non si dimetterà al termine del suo mandato, previsto per fine anno, fino a quando non verranno organizzate nuove elezioni legislative. “Il mio mandato continuerà fino a quando non avremo un Parlamento che eleggerà un nuovo presidente secondo nuove regole”, ha affermato.
Repressione e arresti
La polizia ha preso il controllo della piazza antistante il parlamento e ha disperso i manifestanti con metodi che hanno sollevato critiche internazionali. Secondo il Ministero dell’Interno georgiano, 107 persone sono state arrestate per “disobbedienza agli ordini della polizia” e “atti di teppismo”. Le autorità hanno giustificato le misure repressive come necessarie per mantenere l’ordine pubblico.
Tuttavia, l’uso massiccio della forza ha attirato condanne anche da parte degli Stati Uniti. In una dichiarazione, il Dipartimento di Stato americano ha criticato “l’uso eccessivo della forza” da parte della polizia e ha invitato tutte le parti a garantire che le proteste rimangano pacifiche. Come segno di disapprovazione, Washington ha sospeso un pacchetto di cooperazione noto come Partenariato Strategico USA-Georgia.
La tensione politica interna
La decisione del governo di Kobakhidze ha messo in evidenza le profonde divisioni all’interno del panorama politico georgiano. Il partito di governo, Sogno Georgiano, ha pianificato di eleggere un nuovo presidente attraverso il collegio elettorale il 14 dicembre, ma le opposizioni europeiste chiedono nuove elezioni legislative che riflettano meglio la volontà popolare.
La crisi politica si intreccia con la crescente frustrazione della popolazione per l’apparente allontanamento del Paese dall’orbita europea. Le manifestazioni degli ultimi giorni riflettono non solo un desiderio di maggiore integrazione europea, ma anche un’espressione di insoddisfazione verso il governo attuale.
Un futuro incerto
Le proteste, giunte al terzo giorno consecutivo, mostrano segni di un movimento determinato a non fermarsi. I manifestanti chiedono un cambio di rotta che avvicini la Georgia all’Europa e denunciano la repressione come un passo indietro per la democrazia del Paese.
L’Unione Europea, dal canto suo, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sul rinvio, ma osserva con preoccupazione gli sviluppi. Il percorso di adesione della Georgia rimane irto di ostacoli, ma la pressione della società civile potrebbe costringere il governo a rivedere le proprie posizioni nei prossimi mesi.
In questa atmosfera di incertezza e conflitto, il futuro della Georgia sembra appeso a un filo. Il popolo georgiano, con le sue manifestazioni, ha chiarito che non accetterà passivamente un rinvio dell’integrazione europea, mentre il governo dovrà affrontare una crescente pressione sia interna che internazionale per mantenere fede agli impegni presi.




