Daunte Wright e George Floyd, due storie dal destino comune

Daunte Wright e George Floyd, due storie dal destino comune
Editing g2r

Domenica scorsa Daunte Wright è stato ucciso per errore da una poliziotta che credendo di utilizzare il teaser ha preso invece in mano la pistola e ha sparato un colpo. Sembra di rivedere un film al contrario, dopo aver schiacciato il tasto rewind. Sembra che, a quasi un anno di distanza, dove di certo gli avvenimenti importanti e le notizie non sono mancate, molte cose siano rimaste le stesse. È una cosa risaputa che per alcune dinamiche ci vogliano anni, se non secoli, affinché ci possano essere dei cambiamenti rilevanti, alcuni temi invece non vengono mai risolti. Per gli Stati Uniti d’America, la questione razziale è proprio uno di quei temi controversi che da secoli attraversa la società e a più riprese ritorna ad essere preponderante anche nell’agenda politica e sulle prime pagine dei giornali.

Ne avevamo parlato anche in un passaggio dell’intervista fatta al giornalista Francesco Costa, che ci aveva detto che “ quattro secoli di schiavitù e decenni di segregazione razziale lasciano un retaggio pesante nella cultura e soprattutto nelle leggi di un paese. Le cose da fare sono moltissime, e sono burocratiche, legislative, economiche. Ma non conosco nessuna società in cui esista una “integrazione totale delle varie comunità”, da nessuna parte del mondo”.

Proprio in questi giorni il tema è tornato sulle prime pagine.

Da George Floyd..

Era il 25 maggio 2020, poco meno di un anno fa, quando da Minneapolis è giunta notizia che un cittadino americano nero era rimasto ucciso durante un fermo da parte della polizia. Fin da subito non è apparso chiaro il reale svolgimento dell’accaduto tanto che, si è scoperto solo più tardi, che in prima battuta i verbali della polizia avevano nascosto che uno degli agenti, con l’aiuto di altri due, aveva tenuto il proprio ginocchio sul collo di George Floyd per 8 minuti e 46 secondi senza mollare mai la presa, nemmeno quando la vittima aveva cercato di segnalare il fatto che non respirasse. Furono i video di testimoni oculari a far luce sull’accaduto.
Ci ricordiamo tutti molto bene quelle giornate, sia perché la notizia colpì la sensibilità di tanti e fece il giro del mondo, sia perché quel fatto fu la miccia per le numeroso proteste che si diffusero in tutto il Paese. Per l’accaduto furono imputati tutti i quattro poliziotti coinvolti.

E qualche settimana fa, il 29 marzo scorso, in un tribunale proprio del Minneapolis è cominciato il processo a Derek Chauvin, colui che tenne il proprio ginocchio sul collo di Floyd. Il poliziotto è accusato di omicidio involontario di secondo grado, omicidio colposo e omicidio di terzo grado.

… a Daunte Wright

Stesso luogo, dinamiche analoghe. Domenica scorsa, sempre a Minneapolis, Daunte Wright, giovane ventenne nero è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da parte di un agente di polizia. Si è saputo che il ragazzo era stato fermato per un’infrazione stradale, ma la polizia, facendo le opportune verifiche, ha poi scoperto che su di lui era in sospeso anche un mandato di arresto e avrebbe per questo motivo cercato di arrestarlo. Daunte, da quanto ricostruito anche grazie ai video, avrebbe cercato di scappare e un agente di polizia per fermarlo gli avrebbe sparato.

Il giorno successivo all’accaduto il capo della polizia del Broklyn Center durante una conferenza stampa ha dichiarato che la morte di Daunte Wright è avvenuta per un errore commesso da una poliziotta che credendo di usare il teaser – ovvero un’arma non letale che attraverso una scarica elettrica fa contrarre i muscoli di chi riceve la scossa – ha preso invece in mano la pistola e ha sparato un colpo.
Martedì 13, la poliziotta Kim Potter, da 26 anni in servizio, si è dimessa e pochi giorni fa è stata formalmente accusata di omicidio di secondo grado. Anche il capo della polizia locale di Minneapolis, Tim Gannon, ha rassegnato le proprie dimissioni.

Analogamente a quanto successo nei giorni seguenti all’uccisione di George Floyd, in questi giorni sono proliferate le proteste da parte dei cittadini neri per chiedere giustizia per quanto successo. Il sindaco della città ha fin da subito deciso il coprifuoco ed è stata chiamata la Guardia Nazionale per cercare di garantire la massima sicurezza per tutti i cittadini, dal momento che negozi e altri luoghi sono stati già presi d’assalto.
Il New York Times ha raccolto la testimonianza di una signora che ha detto “They should charge them as they charge one of us […] residents will not be satisfied unless the police stop killing people.”

La situazione è molto calda, soprattutto ora che si sta attendendo il verdetto di condanna per il processo a Derek Chauvin.

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