Dai tetti di Vienna la guerra invisibile delle intercettazioni russe
Nel cuore della capitale austriaca si starebbe consolidando uno dei più sofisticati avamposti di intelligence russa in Europa, mediante tecnologie innovative fatte di antenne, parabole e sistemi di intercettazione che rivoluzionano i sistemi tradizionali.
Secondo diverse fonti occidentali, tra cui ricostruzioni del Financial Times, dai tetti di alcuni edifici russi nella capitale austriaca partirebbe un’intensa attività di signal intelligence (Sigint), cioè intercettazioni di comunicazioni elettroniche. C’è però un dettaglio a riguardo che colpisce più di altri: infatti le antenne non sono orientate verso la Russia, ma verso ovest, suggerendo così che l’obiettivo non sia comunicare dall’Austria con Mosca, bensì captare dall’Europa segnali provenienti da Paesi Nato, Medio Oriente e Africa.
Il nodo centrale di questa rete è un complesso noto come “Russencity”, costruito negli anni Ottanta su impulso di Yuri Andropov e oggi sede della missione russa presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Qui, secondo quanto riportano le fonti, si concentrerebbe una vera e propria infrastruttura tecnica capace di intercettare comunicazioni satellitari grazie anche all’allineamento con satelliti geostazionari come Eutelsat 3B, Eutelsat 10B, SES-5 e Rascom QAF1. Inoltre, a dimostrazione di come questo sistema sia perfettamente operativo e non simbolico, si può notare come le antenne vengano di volta in volta riposizionate e ricalibrate a seconda di come cambia il focus d’interesse. In questo senso, un episodio emblematico riguarda la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, quando, secondo le ricostruzioni, una delle antenne sarebbe stata riallineata poco prima dell’evento, per poi tornare alla posizione originaria subito dopo, lasciando pensare anche in questo caso ad attività mirate di intercettazione.
Il vero nodo in questa vicenda è di carattere politico, in quanto l’Austria, a differenza di molti altri Paesi europei come la stessa Italia, ha mantenuto una posizione più prudente dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Infatti, non essendo membro della Nato e forte della propria tradizione di neutralità, Vienna non ha espulso in massa diplomatici russi, e il risultato di ciò è una presenza stimata di centinaia di funzionari, una parte dei quali ritenuti operativi per l’intelligence. Per questo ora le stesse autorità austriache, attraverso la Direzione per la sicurezza dello Stato e l’intelligence, hanno riconosciuto che queste attività rappresentano un rischio concreto per la sicurezza europea e dello stesso Paese, ma, tuttavia, la risposta non è stata quella di uno scontro diretto, bensì di un monitoraggio costante e discreto.
Vienna resta così sospesa tra il suo ruolo di capitale diplomatica, ponte tra Est e Ovest, e la situazione attuale che la vede come uno dei principali hub dello spionaggio contemporaneo, aprendo a uno scenario che sembra ricordare sprazzi di Guerra fredda aggiornata alle tecnologie del XXI secolo.




