Impeachment bis per Trump. La parola passa al Senato

Impeachment bis per Trump. La parola passa al Senato
"Fonte: freepik.com"

Sembrano passati mesi da quando una folla armata di sostenitori di Trump ha fatto irruzione a Capitol Hill mentre il Congresso stava ufficializzando la vittoria di Biden, mettendo sotto assedio uno dei luoghi simbolo della democrazia americana. Un fatto che ha scosso il mondo intero e, come affermato da molti, ha dimostrato ancor più quanto in questo momento l’America si trovi a vivere un momento cruciale per la propria storia, immersa profondamente in una crisi politica e sociale.

Sembra passato molto tempo perché in questi giorni le notizie non si sono mai fermate: in questa settimana il Partito Democratico ha chiesto la rimozione di Trump dalla Casa Bianca, molti suoi sostenitori hanno deciso di prendere le distanze da lui e dalle sue azioni, ma la notizia più clamorosa è stata la decisione presa dal social Twitter, seguito poi a ruota anche da Facebook, che ha bloccato e sospeso l’account del Tycoon a tempo indeterminato. Un vero colpo per il presidente che ha sempre utilizzato questi canali per parlare ai suoi sostenitori e dare la propria opinione sui fatti.

Cosa è successo ieri?

Con l’avvicinarsi del giuramento di Biden fissato per il 20 gennaio, i lavori in Campidoglio sono continuati. È di ieri la notizia che la Camera dei Deputati, con 232 voti favorevoli e 197 contrari, ha votato a favore dell’impeachment del presidente in carica Donald Trump. L’accusa, portata a gran voce dai Democratici, è quella di <<incitamento all’insurrezione>> per i fatti del 6 gennaio quando il presidente tramite alcune dichiarazioni aveva sostenuto l’azione dei manifestanti armati, senza inoltre ordinare l’intervento della Guardia Nazionale. Ma a questa motivazione, si aggiunge anche il fatto di aver parlato per mesi a milioni di elettori sulla dubbia legittimità del recente voto presidenziale, accusando gli avversari politici di brogli e di attacchi alla sua persona.

Come ben spiega Francesco Costa in un suo recente articolo l’impeachment “serve a rimuovere da un incarico la persona che lo ricopre, che sia un governatore o un ministro o un giudice della Corte Suprema. Non è un procedimento giudiziario, ma politico: la persona oggetto della procedura di impeachment non viene condannata a pene come multe o il carcere, ma solo rimossa dal proprio incarico. La votazione è avvenuta dopo che il vicepresidente Mike Pence negli scorsi giorni si è dichiarato contrario ad adottare il 25° emendamento, norma che gli avrebbe permesso di prendere i poteri del Tycoon, destituendolo dal suo ruolo perché considerato incapace.

Non è la prima volta che questo procedimento viene mosso verso la persona di Trump: nel 2019 infatti, assieme ad altre figure politiche del suo partito, era stato accusato di aver fatto pressione, o meglio di aver ricattato il leader politico ucraino per fargli avviare delle indagini contro il suo avversario politico Biden e il figlio Hunter. Nonostante le molteplici conferme di questi fatti, a febbraio dello scorso anno il presidente fu assolto dall’accusa di abuso di potere.

Nella storia politica americana l’impeachment venne richiesto anche Andrew Johnson e Bill Clinton, ma per il momento non si è mai realizzato. Oggi la grande paura che muove questa azione è il fatto che prima del 20 gennaio, possa succedere dell’altro.

I prossimi passi

Ora che la Camera dei Deputati ha ufficializzato il procedimento con la votazione, e a favore si sono dichiarati per la prima volta anche 10 deputati del Partito Repubblicano, e non è una cosa da sottovalutare, la palla passa al Senato dove dovrebbe tenersi il processo vero e proprio al presidente. Trump potrà difendersi tramite i suoi legali o in prima persona, e poi ci sarà la votazione; la rimozione dalla carica di presidente avverrà qualora i due terzi dei senatori voteranno a favore. Tuttavia i lavori in Senato al momento sono sospesi, e dovrebbero riprendere solo il 19 gennaio, e non sembra che al momento si voglia richiamare i senatori prima di quella data.

La situazione quindi per il momento rimane ferma, nei prossimi giorni si saprà sicuramente di più; aspettando il giuramento di Biden intanto la Guardia Nazionale rimane giorno e notte a sorvegliare il Campidoglio, anche in seguito alla diffusione di voci che affermerebbero la preparazione di altre azioni da parte di movimenti di estrema destra.

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