Cresce l’industria italiana, ma disagio economico per una famiglia su quattro

Cresce l’industria italiana, ma disagio economico per una famiglia su quattro

istatTorna a crescere il fatturato dell’industria italiana. Secondo quanto rilevato dall’Istat, il fatturato del settore industriale del nostro paese ha fatto registrare un incremento dell’1,4% rispetto a novembre. Un risultato ottenuto grazie soprattutto al mercato estero, che fa segnare un importante +2,8%. Anche il risultato raggiunto sul territorio nazionale è positivo (+0,8%). Su base annua l’aumento è dello 0,9%.

Gli ordinativi dell’industria italiana a dicembre fanno registrare un significativo rialzo, crescendo del 4,5% rispetto a novembre, con un significativo rialzo all’estero (+8,1%). L’Istat segnala inoltre un incremento del 5,8% su base annua.
Nel 2014 il fatturato dell’industria torna in positivo, anche se solamente con un +0,1%, dopo due anni consecutivi di ribassi. Le vendite aumentano grazie alla spinta positiva che arriva dall’estero (+2,9%), mentre sul territorio nazionale i dati restano negativi (-1,2%). Gli ordini dell’industria fanno segnare nel 2014 un aumento dell’1,1%, anche qui grazie ai risultati ottenuti all’estero (+3,9%). Le commesse, dunque, tornano a crescere dopo almeno due anni in negativo.

Dati, questi, che seguono le tragiche rilevazioni pubblicate ieri dallo stesso Istituto Nazionale di Statistica, che ha sottolineato, nel rapporto ‘Noi Italia’ sulla situazione nel 2013, come “il 23,4% delle famiglie vive in una situazione di disagio economico, per un totale di 14,6 milioni di individui”. Di questi, circa la metà, il 12,4% dei nuclei familiari, si trova in grave difficoltà.
Le statistiche si basano sull’indicatore di deprivazione, che scatta quando vengono a concretizzarsi almeno tre fattori di rischio (dopo i quattro si parla di seria deprivazione) su nove totali. La lista dei “sintomi” da tenere in considerazione va dal non poter sostenere spese impreviste, ad accumulare arretrati nei pagamenti, come quelli riguardanti, ad esempio, mutui, affitti e bollette.
A ciò si aggiunge che due milioni e mezzo di giovani tra 15 e 29 anni non studiano e non lavorano. Si tratta del 26% degli under30, più di 1 su 4. Peggio di noi solamente la Grecia (28,9%).

Giuseppe Ferrara
20 febbraio 2015

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