Fitto spinge l’Europa verso la riprogrammazione dei fondi: “Servono risposte immediate alla crisi energetica”
Con una lettera formale indirizzata ai ministri responsabili della coesione di tutti gli Stati membri, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto ha lanciato un invito esplicito: riprogrammare rapidamente le risorse dei fondi strutturali per farle confluire verso investimenti energetici capaci di dare sollievo immediato a famiglie e imprese. «L’obiettivo è chiaro», ha scritto il commissario italiano, che detiene il portafoglio della Coesione — il più ricco tra quelli della Commissione — «reindirizzare le risorse disponibili dal Fondo europeo di sviluppo regionale, dal Fondo di coesione e dal Fondo per la transizione giusta verso investimenti che offrano un sollievo immediato a chi è colpito dai prezzi elevati dell’energia».
La mossa si inserisce nella scia della comunicazione AccelerateEU – Energy Union, che chiede con urgenza di aumentare gli investimenti in energia pulita, resilienza industriale ed equità sociale. In questo quadro, una rimodulazione volontaria già avviata dei programmi ha liberato complessivamente circa 35 miliardi di euro in tutta l’Unione. Per l’Italia, la quota ammonta a sette miliardi — risorse che potrebbero rispondere in parte alle esigenze del governo sul fronte energetico.
Fitto ha ricordato anche un vincolo temporale stringente: i fondi del Fondo per la transizione giusta finanziati da NextGenerationEU devono essere impegnati entro il 31 dicembre 2026, altrimenti le risorse andranno perse. Da qui l’invito ad accelerare, anche attraverso strumenti che semplifichino le procedure o anticipino i pagamenti.
Non tutti hanno accolto favorevolmente l’iniziativa. La presidente del Comitato delle Regioni, l’ungherese Kata Tutto, ha pubblicato un tweet dai toni aspri, accusando la Commissione di trasformare i fondi di coesione in un «bancomat di emergenza» e la politica di investimento strutturale in una «aspirina». La risposta di Fitto non si è fatta attendere: «Si chiama flessibilità. L’hanno chiesta le Regioni. Bruxelles ha risposto. Non c’è nessun bancomat. E soprattutto non obblighiamo nessuno».
In Italia il dibattito politico si è immediatamente infiammato. Italia Viva ha bollato l’iniziativa come una «beffa». Più dura la posizione del Movimento 5 Stelle: «E pensare che Fitto è nato nel Sud Italia, dove quei fondi, lo sanno anche i muri, sono indispensabili». Piero De Luca (Partito Democratico) ha parlato di «proposta irricevibile», che rappresenterebbe «un prelievo forzoso a danno di territori fragili». L’ex premier Giuseppe Conte ha alzato ulteriormente i toni: «Fitto dà uno schiaffo all’Italia quando dice “prendetevi i fondi di coesione”, destinati al Sud. E invece nessuno che dica “prendiamoli dal riarmo e dagli extraprofitti“».
A sostenere la proposta è stata invece l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), che l’ha definita «una prima risposta fondamentale per dare supporto alle imprese e ai cittadini».
La vicenda si complica ulteriormente alla luce di un nodo tutto italiano: una parte dei fondi di coesione è già stata destinata dal governo alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Un impegno che riduce lo spazio di manovra disponibile e che potrebbe alimentare ulteriori tensioni tanto con Bruxelles quanto all’interno della coalizione di governo.
Va ricordato, del resto, che l’Italia ha storicamente mostrato difficoltà strutturali nella spesa dei fondi europei di coesione — e il ciclo 2021-2027 non fa eccezione. Riorientare risorse che faticano già a essere utilizzate potrebbe rivelarsi un’operazione più complicata di quanto la lettera di Fitto lasci intendere.




