Draghi: acquisti da 50 miliardi al mese

Draghi: acquisti da 50 miliardi al mese

arton24051Acquisti di bond con un potenziale da 1.100 miliardi di euro attraverso acquisti mensili da 50 miliardi fino a fine 2016, o almeno fino a quando l’inflazione sarà tornata ad un livello accettabile, approssimativamente al per cento. Sarebbe questo il piano di acquisti che Mario Draghi porterà al voto del direttivo della Banca centrale europea. Si tratta del cosiddetto «quantitative easing», la misura di espansione monetaria che mira al sostegno della ripresa attraverso l’incremento della liquidità di denaro in circolazione, del credito all’economia e di una riduzione competitiva del cambio dell’euro.
Il rischio più concreto, che il piano vuole cercare di neutralizzare, è il calo generalizzato dei prezzi causato dalla mancanza di fiducia e dal crollo dei consumi.

Un ostacolo per nulla trascurabile all’attuazione del piano è rappresentato però dalle forti resistenze della Germania, ostile ad una misura che deresponsabilizzerebbe i Paesi con un alto debito, come l’Italia. In particolare, la cancelliera tedesca Angela Merkel deve fare i conti con una parte di opinione pubblica interna decisamente contraria a quello che l’ex consigliere esecutivo tedesco Juergen Stark ha descritto come “un aiuto nascosto ai paesi troppo indebitati con la scusa della deflazione”. L’acquisto dei titoli pubblici, infatti, avrebbe l’effetto di sostenere un basso rendimento dei titoli pubblici, e quindi un costo maggiormente ridotto del debito, a prescindere dall’azione di governo.

Nelle idee di Draghi, però, il quantitative easing sarebbe un modo per affrontare il buco di bilancio della Bce, rappresentato da circa 2.000 miliardi di euro che il Governatore centrale vuol riportare a quota 3.000 per risollevare l’inflazione scesa al di sotto di quota zero. Gli acquisti andrebbero avanti per almeno due anni, per l’equivalente di circa 1000 miliardi di euro, e sarebbero incentrati sui titoli di Stato. Una cifra superiore ai 500 miliardi stimati nei giorni scorsi, la cui notizia ha scosso sensibilmente i mercati, facendo scendere l’euro al di sotto di quota 1,16 dollari, vicino ai minimi di 11 anni, e scivolare lo spread Btp-Bund a quota 116 punti base, sui minimi dal 2010.

Giuseppe Ferrara
22 gennaio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook