Crollo del rublo, conseguenze e prospettive

Crollo del rublo, conseguenze e prospettive

rublo-russoDopo l’ennesimo “lunedì nero”, il rublo è attualmente la valuta che si è maggiormente svalutata al mondo: più del 50% dall’inizio del 2014. Il 1° gennaio 2014 un dollaro Usa valeva 32,66 rubli, oggi 66. Solamente nella giornata del 15 dicembre la valuta russa ha perso il 10% del suo valore rispetto al dollaro americano.

Le conseguenze della terribile performance del rublo non tardano ad arrivare. Il governo russo ha subito varato tagli lineari del 10% alla spesa pubblica, già ridotta significativamente nei mesi scorsi, a danno soprattutto della sanità e dell’istruzione. Mentre gli economisti discutono sull’entità della riduzione dei redditi reali dei cittadini russi, situazione mai verificatasi in 15 anni di governo Putin, la vicepremier Olga Golodez annuncia la necessità di ricalcolare le pensioni, pronosticando allo stesso tempo un aumento del numero dei poveri, già stimati intorno ai 16 milioni su una popolazione di 144 milioni di persone. Il welfare basato sul petrolio è più che mai a rischio, anche se Putin ha recentemente rassicurato i russi affermando che la svalutazione del rublo rispetto alle monete estere contribuirà a far quadrare il bilancio pubblico, nonostante le perdite dalle entrate petrolifere. In effetti, la tassazione sull’esportazione di idrocarburi in Russia è quantificata in dollari, e ciò sta a significare che le minori entrate saranno in parte coperte dal cambio del rublo svalutato. Una questione solamente di numeri, dato che la svalutazione ha già colpito diversi settori, soprattutto quelli connessi alle importazioni. Le multinazionali con sede in Russia modificano quotidianamente i cartellini dei prezzi, le prenotazioni per i viaggi all’estero sono più che dimezzate, e negli uffici di cambio si può leggere sovente la scritta “dollari ed euro esauriti”, sintomo di un panico sempre crescente tra i cittadini russi.

Volendo porre poi lo sguardo alle prospettive future, l’aumento del costo del denaro dal 10,6% al 17% disposto dalla Banca centrale rischia di annichilire in maniera definitiva la crescita economica, rendendo i crediti per banche e imprese troppo esosi. È a rischio, infatti, anche il sistema dei mutui, che ha determinato in buona parte l’aumento dei consumi degli anni passati. L’inflazione, inoltre, già raddoppiata al 9% rispetto agli obiettivi della Banca centrale per il 2014, non accenna a diminuire, mentre quasi tutti gli indicatori economici, dall’indice degli investimenti alla produzione industriale, mostrano il segno meno. Una situazione decisamente preoccupante, ai limiti del tragico, la cui soluzione, per giunta, non può essere immediata. Anche se il Cremlino decidesse di attuare riforme strutturali del sistema per bloccare l’andamento negativo della valuta, gli effetti non potrebbero apprezzarsi nel breve periodo.

Giuseppe Ferrara
17 dicembre 2014

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