S&P declassa l’Italia a BBB-. Rating quasi spazzatura

S&P declassa l’Italia a BBB-. Rating quasi spazzatura

310x0_1386917605090_standardsandpoorStandard & Poor’s gela l’Italia. L’agenzia finanziaria statunitense degrada il rating del nostro paese portandolo da BBB a BBB-. Solo un gradino più in alto del livello “spazzatura”.

Una sberla che fa male, arrivata in un momento di massimo sforzo del governo Renzi sul fronte delle riforme. «Non è una bocciatura del Jobs Act», commentano da Palazzo Chigi: «Ci dicono che le riforme vanno bene, ma che bisogna andare più veloci. Ci sono elementi buoni nelle riforme, ma non tali da compensare il debito e risvegliare a breve l’economia».

Standard & Poor’s spiega come a pesare sulla sua decisione di downgrade siano state le perplessità derivanti da una crescita molto bassa e un debito pubblico ancora a livelli troppo elevati. «Secondo i nostri criteri – scrivono gli analisti dell’agenzia – un forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e da una bassa competitività non è compatibile con un rating BBB».
L’impegno sul fronte delle riforme viene comunque riconosciuto: «Prendiamo atto che il premier Renzi ha fatto passi avanti col Jobs Act», si legge nel rapporto di S&P. Anche se non manca un certo scetticismo: «Non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine’’. E i «decreti attuativi» della riforma – si aggiunge – potrebbero «essere ammorbiditi», e ciò «potrebbe accadere alla luce di una opposizione crescente».

Dal Ministero dell’Economia e delle Finanze non arrivano commenti ufficiali. Ma, in realtà, Padoan aveva già espresso la sua opinione in giornata: «Il nostro debito è sostenibile. Per comprenderne a pieno la sua sostenibilità bisogna guardare al surplus primario, che solo la Germania con l’Italia ha mantenuto positivo. E se il nostro debito dovesse salire – spiega il Ministro dell’Economia e delle Finanze – non è colpa dell’Italia. Se ci fosse un’inflazione in equilibrio all’1,8 per cento, una crescita reale dell’1 per cento e una crescita nominale di circa il 3 per cento, il debito pubblico sarebbe in un sentiero di discesa rapidissimo».

Giuseppe Ferrara
6 dicembre 2014

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