Intervista a Cleophas Adrien Dioma, Presidente dell’Italia Africa Business Week
Negli ultimi anni il rapporto economico tra Italia e Africa sta assumendo un ruolo sempre più strategico, tra nuove opportunità di investimento, cooperazione e sviluppo condiviso. In questo contesto si inserisce l’Italia Africa Business Week (IABW), il forum che da quasi un decennio riunisce imprese, istituzioni, organizzazioni e membri della diaspora con l’obiettivo di rafforzare il dialogo economico tra i due continenti. A guidare questa piattaforma è Cleophas Adrien Dioma, presidente dell’IABW e figura attiva nel promuovere una visione di partnership paritaria tra Italia e Paesi africani. Con lui abbiamo parlato della nona edizione del forum, delle prospettive dell’interscambio economico e del ruolo della diaspora nello sviluppo delle relazioni tra Italia e Africa.
L’Italia Africa Business Week ha appena concluso la sua nona edizione. Per chi non la conosce ancora: cos’è l’IABW, cosa non è, e da quale intuizione è nata?
L’Italia Africa Business Week nasce nove anni fa da un’intuizione molto semplice: creare uno spazio stabile di incontro tra imprese, istituzioni, organizzazioni e società civile italiane e africane. Questa intuizione prende forma anche a partire dalla constatazione di una mancanza concreta: l’assenza di una piattaforma strutturata di comunicazione e connessione tra imprese e istituzioni africane e italiane.
Quando abbiamo iniziato, infatti, mancava un luogo in cui questi attori potessero dialogare in modo continuativo e soprattutto concreto sulle opportunità di collaborazione economica tra Italia e Africa.
L’IABW è quindi una piattaforma di connessione e di costruzione di partnership. Non è soltanto una conferenza annuale, ma una rete di relazioni che si alimenta durante tutto l’anno, mettendo in contatto imprenditori, istituzioni, diaspora, giovani e organizzazioni.
Allo stesso tempo, non è un evento celebrativo né un luogo dove si parla di Africa in modo astratto. Il nostro obiettivo è molto pragmatico: favorire opportunità di collaborazione, investimenti e scambio di competenze, contribuendo alla costruzione di un rapporto più strategico e paritario tra Italia e continente africano.
L’interscambio Italia-Africa nel 2025 ha raggiunto 54,6 miliardi di euro. Come si colma lo squilibrio della bilancia commerciale attraverso le partnership dell’IABW?
I numeri dell’interscambio dimostrano che il rapporto economico tra Italia e Africa è già molto importante e in crescita. Tuttavia, è vero che la struttura degli scambi resta ancora fortemente legata alle importazioni di materie prime dall’Africa.
In questo contesto si inserisce anche il Piano Mattei, che punta a rafforzare una cooperazione più strutturata e paritaria tra Italia e Paesi africani, promuovendo investimenti, sviluppo locale e creazione di valore condiviso. La sfida, quindi, è passare da una relazione commerciale tradizionale a una vera partnership industriale e produttiva.
Ed è proprio qui che iniziative come l’Italia Africa Business Week possono dare un contributo concreto. Il nostro lavoro è mettere in relazione imprese, istituzioni finanziarie e attori economici affinché si sviluppino progetti condivisi: trasformazione locale delle materie prime, joint venture industriali, sviluppo di filiere produttive, innovazione tecnologica e formazione.
In altre parole, non si tratta solo di esportare o importare prodotti, ma di creare valore insieme, costruendo catene del valore che coinvolgano imprese italiane e africane. Questo approccio è perfettamente in linea con lo spirito del Piano Mattei e rappresenta il passaggio necessario per rendere il rapporto economico tra Italia e Africa più equilibrato, sostenibile e strategico per entrambe le parti.
Lei è stato coordinatore del gruppo di lavoro Migrazione e Sviluppo al Ministero degli Esteri. Come si tiene vivo il legame tra diaspora e sviluppo economico?
Negli ultimi anni ho avuto l’onore di essere coordinatore del Gruppo di Lavoro Migrazione e Sviluppo presso il Ministero degli Affari Esteri, un’esperienza che mi ha confermato quanto la diaspora rappresenti una risorsa strategica per la cooperazione internazionale.
Le comunità della diaspora non sono soltanto un ponte culturale tra Italia e Paesi di origine, ma anche un ponte economico, imprenditoriale e sociale. Tra le iniziative più importanti che abbiamo promosso c’è stato il primo Summit Nazionale delle Diaspore, che ha portato alla nascita del Coordinamento Italiano delle Diaspore per la Cooperazione Internazionale (CIDCI), una piattaforma che riunisce diverse organizzazioni della diaspora e che permette loro di partecipare in modo più strutturato alle politiche di sviluppo.
Un segnale molto significativo è arrivato proprio recentemente: per la prima volta il CIDCI, attraverso il suo presidente, ha partecipato alla riunione della Cabina di Regia del Piano Mattei. È un passaggio importante perché riconosce il ruolo della diaspora come attore della cooperazione e dello sviluppo. In un momento in cui il dibattito pubblico sulla migrazione è spesso dominato da una narrativa securitaria, è fondamentale ricordare che la mobilità umana è anche una risorsa di connessione, innovazione e sviluppo economico tra i Paesi.
Il tema di questa edizione era “Partnership for Sustainable Development”. Dove si vedono risultati concreti oggi?
La sostenibilità diventa concreta quando si traduce in progetti reali e in filiere economiche che generano valore nel lungo periodo. Anche durante il forum abbiamo visto segnali molto chiari in questa direzione. Abbiamo promosso numerosi incontri B2B, sia formali che informali, che hanno permesso alle imprese italiane e africane di avviare contatti diretti e discutere opportunità concrete di collaborazione. Parallelamente, sono stati organizzati diversi workshop dedicati agli strumenti finanziari, fondamentali per rafforzare le condizioni operative delle partnership tra i due contesti economici.
Un momento particolarmente significativo è stata la tavola rotonda su “Banche e strumenti finanziari per l’internazionalizzazione”, che ha affrontato in modo diretto uno dei principali nodi critici: le difficoltà nei movimenti bancari e finanziari tra l’Italia e i Paesi africani. Superare questi ostacoli è essenziale per rendere le collaborazioni più fluide e realmente operative.
Il lavoro prosegue anche dopo il forum. Stiamo infatti sviluppando attività di follow-up con diverse associazioni di imprese che stiamo contribuendo a creare nei Paesi di provenienza degli imprenditori africani presenti, con l’obiettivo di consolidare le relazioni avviate e trasformarle in progetti strutturati.
Guardando ai settori, ci sono ambiti in cui queste partnership stanno già producendo risultati tangibili. Penso innanzitutto all’agroindustria, dove la collaborazione tecnologica e la trasformazione locale delle materie prime possono creare occupazione e rafforzare la sicurezza alimentare.
Un altro ambito fondamentale è quello dell’energia, in particolare le energie rinnovabili e le infrastrutture energetiche sostenibili. L’Africa ha un enorme potenziale in questo campo e le imprese italiane possono contribuire con tecnologie e competenze.
Infine, c’è il tema della formazione, dell’innovazione e dello sviluppo delle PMI, che rappresenta uno dei pilastri della cooperazione economica futura. Investire sulle competenze e sull’imprenditoria locale significa costruire sviluppo duraturo e partnership realmente sostenibili.
Il calcio può diventare una leva nel lavoro dell’IABW o resterà un fenomeno parallelo?
Il calcio è probabilmente uno dei ponti culturali più visibili tra Africa e Italia. Non è solo uno sport: è anche un settore economico molto rilevante, che coinvolge formazione, infrastrutture, industria dello sport, marketing e turismo. Già nel 2020, nell’ambito dell’Italia Africa Business Week, abbiamo organizzato una tavola rotonda dedicata proprio al tema del calcio, per riflettere sulle opportunità che questo settore può offrire nella relazione tra i due continenti.
Crediamo infatti che il calcio non debba essere visto soltanto come un fenomeno sportivo o culturale, ma anche come un ambito di collaborazione economica e imprenditoriale. Per questo stiamo lavorando per riportare il tema dello sport, e in particolare del calcio, nelle prossime edizioni del forum, con l’obiettivo di esplorare nuove opportunità di partnership tra club, accademie, investitori e istituzioni sportive tra Italia e Africa. Il calcio è già un ponte tra i due continenti. La sfida è trasformarlo anche in un ponte economico e di sviluppo.




