A 6 anni dal sisma 6mila ragazzi sono ancora nei Musp

A 6 anni dal sisma 6mila ragazzi sono ancora nei Musp

imageL’AQUILA – A 6 anni dal terremoto del 2009 ci sono ancora 6mila alunni (6569 per l’esattezza) costretti a seguire le lezioni nei Musp (Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio) eretti dopo il sisma per consentire il rientro a scuola di bambini e ragazzi. Nel settembre 2009 furono inaugurati i primi 19 Musp, ma già allora si dovette attendere febbraio 2010 per la consegna delle 31 scuole messe a progetto. Queste strutture, nonostante la giovane età, ad oggi sembrano affette dalla sindrome di Werner, che alimenta disagi e genera disservizi, oltre che abbattere il morale e le speranze di chi le frequenta.

A 6 anni dal sisma, nessun istituto è stato ancora ricostruito, ma si scopre che i soldi nelle casse comunali ci sono: ben 44 milioni di euro tenuti, però, in stand-by dalla burocrazia e dalla legge. Come meglio precisato dal primo cittadino del capoluogo abruzzese, questi soldi “sono arrivati solo a metà 2013 e fino ad allora, per legge, non potevamo fare nessun progetto. A breve dovrebbero cominciare i lavori in 2 scuole ma la burocrazia per la ricostruzione pubblica ci fa perdere mesi”.

Nel frattempo, in attesa dell’avvio dei lavori per restituire scuole vere agli studenti, il Comune ha messo mano al portafoglio per finanziare una costosa manutenzione ai Musp; una sorta di lifting per nascondere le ingiurie del tempo che ha spinto dirigenti scolastici, insegnanti e genitori a domandarsi: “perchè invece non si comincia a ricostruire le scuole?”.

La domanda sembra più che lecita, specie se si considera che in alcune delle strutture provvisorie è divenuto possibile apprendere nozioni sul principio dei vasi comunicanti direttamente dai servizi igienici. Come più prosaicamente ha testimoniato Silvia Frezza, maestra e membro della Commissione ‘Oltre il Musp’, alla Rodari “i filtri dei condizionatori sono stati puliti 2 volte in 6 anni, con un aumento di malattie respiratorie e congiuntiviti. I pavimenti si stanno staccando: hanno messo bulloni e nastro adesivo ma i bambini inciampano. E poi ci sono solo 2 bagni per le femmine e 2 per i maschi per 120 bambini di scuola primaria. Altrove, in altri Musp della città, quando si va a tirare l’acqua dal water questa riesce dal lavandino. In altre non funzionano le fogne o i tetti hanno avvallamenti per la neve e quindi infiltrazioni. Le stesse ditte costruttrici ci dissero: ‘Potete restare qui massimo 4-5 anni. Poi molte di queste sono scomparse lasciando noi e il Comune in difficoltà”.

A mitigare la situazione di disagio – soprattutto morale – dei ragazzi ci sono, fortunatamente, progetti e collaborazioni promossi da diverse associazioni tra cui la Onlus Action Aid, presente all’Aquila dal 2009 e che alla Rodari ha avviato il progetto ‘Costruiamo insieme l’Italia del futuro’. Sara Vegni, referente di Action Aid all’Aquila, ha commentato così la situazione emersa: “Che i soldi per le scuole siano fermi è paradossale e brutto anche nei confronti delle altre scuole d’Italia, che soffrono le cattive condizioni dell’edilizia scolastica; qui ci sono e non li sappiamo spendere”.

Chissà come può essere l’Italia del futuro nella mente dei ragazzi colpiti dal sisma e costretti a immaginarla per anni dentro a dei container, mentre in televisione si sbandierano progetti di investimento e riforme. Chissà se questi ragazzi avranno la forza di continuare ad andare avanti pur sapendo – o scoprendolo tra qualche anno – di essere stati feriti nella dignità, di essere vittime di un sistema che proprio all’Aquila ha mostrato – nuovamente – ciò che è nell’essenza, un business, un’opportunità d’ingrossare le tasche di pochi a danno dei tanti che videro la morte in faccia e con la quale ancora oggi convivono.

Le tanto sponsorizzate ‘new towns’, fiore all’occhiello dell’ingegneria e della capacità di risposta del Governo, cadono a pezzi e con esse anche le scuole; è proibito affacciarsi al balcone di casa perché potrebbe crollare ma è consentito – anzi, si è costretti a – restare rinchiusi e ad incrociare le dita dentro 4 mura, che in alcuni casi sono diventate spugne. Tanti soldi sono già stati spesi, male e in fretta, mentre quelli che servirebbero per dare strumenti adeguati per sviluppare le generazioni future sono bloccati dalla burocrazia balorda e dalla effettiva scarsa volontà politica di porre fine a questa situazione. Sarebbe pertanto molto auspicabile che per il sesto, triste, anniversario di quel maledetto 6 aprile 2009 si siano prese decisioni importanti per dare la possibilità di usare i fondi presenti e assicurare ai ragazzi gli strumenti adatti alla loro formazione.

Davide Lazzini
2 aprile 2015

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