Le ‘New Towns’ cadono a pezzi. Sequestrati 800 balconi di cui si teme il crollo

Le ‘New Towns’ cadono a pezzi. Sequestrati 800 balconi di cui si teme il crollo

terrazzoL’AQUILA – Silvio Berlusconi, 6 aprile 2010: “L’Aquila è diventata una città simbolo del nostro Paese e delle nostre capacità organizzative”. Bene, diranno molti, peccato che dopo pochi anni almeno 200 degli ‘isolatori sismici a pendolo’ montati sui pilastri che sostengono i 185 edifici del progetto ‘C.a.s.e.’ (Complessi antisismici eco-compatibili) siano destinati a sbriciolarsi se mai la terra dovesse tornare a tremare come quel maledetto 6 aprile 2009.

Per scoprirlo è stata necessaria l’ostinazione del pubblico ministero Fabio Picuti e del gip Marco Billi, supportati dal lavoro dei docenti di ingegneria Alessandro De Stefano e Bruno Chiaia, incaricati di verificare se i ‘pendoli’ sistemati sotto i 185 edifici antisismici rispondessero effettivamente ai requisiti fissati dal bando di gara e, soprattutto, se fossero efficienti.

Ebbene, le conclusioni della loro perizia di 160 pagine recitava “Non solo (gli isolatori) presentano disomogeneità rispetto a quanto dichiarato nella fornitura, ma uno di essi, testato presso il laboratorio di Ingegneria strutturale dell’Università di san Diego, California, non ha superato le prove, rompendosi macroscopicamente durante una di esse”.

In sostanza chi ti dovrebbe sostenere per salvarti la vita, cede di schianto. E la ragione risiede nella frode messa in piedi per assemblare gli isolatori sismici a pendolo, che sono costituiti da 3 elementi d’acciaio sovrapposti: una ‘base’ concava; una ‘rotula’ centrale, convessa; un ‘terzo elemento’ che si accoppia con la ‘rotula’, consentendo le rotazioni. Per L’Aquila, gli isolatori dovevano essere di materiale termoplastico omogeneo – Hotslide – di colore verde mentre nei 200 pezzi ‘anomali’ prodotti dall’Alga (co- vincitrice della gara d’appalto) quel materiale risulta mescolato al nero dello Xlide.

Gli esperti, infine, raccomandarono una pronta sostituzione dei sostegni difettosi ma, dopo altri due anni, ancora nulla è stato fatto e in più si aggiunge un nuovo elemento: la procura infatti ha disposto il sequestro preventivo di 800 terrazze del progetto C.a.s.e. nell’ambito delle indagini per il crollo del balcone di un appartamento delle cosiddette ‘New Towns’ dell’aquilano. Dopo le indagini della Forestale, la procura ha chiesto il sequestro preventivo di circa 800 altane ad Arischia, Cese di Preturo, Coppito, Collebrincione e Sassa.

Il provvedimento è stato preso per tutelare l’incolumità pubblica e per poter effettuare gli accertamenti tecnici sulle strutture. Il fascicolo investigativo, per ora a carico di ignoti, si è arricchito anche dei reati di frode in pubbliche forniture e omissione di lavori in edifici che minacciano la rovina. Il gip del Tribunale dell’Aquila, Romano Gargarella, ha emesso il decreto di sequestro che verrà eseguito dal Corpo Forestale nella mattinata di lunedì 6 ottobre. 

Considerando che a gennaio 2014 sono stati trasferiti 1,96 miliardi per la ricostruzione di cui: 1,04 miliardi per edifici privati (sotto forma di mutui erogati indirettamente da Cassa Depositi e Prestiti ai cittadini con rate a carico del Bilancio dello Stato); 736,7 milioni per edifici privati (erogati con delibere del Cipe attingendo dai Fondi FAS e dal Fondo Strategico); 95,7 milioni per la ricostruzione di edifici pubblici e 81,6 milioni per gli edifici scolastici, anche l’Eurispes non ha avuto dubbi: “Si sarebbe potuto organizzare una migliore gestione”.
Ma c’è di più: “Gli edifici costruiti nell’ambito del progetto C.A.S.E. – prosegue la nota di Eurispes – sono stati molto più cari rispetto a quelli costruiti in situazioni normali”. A questo punto viene da chiedersi come mai prezzi tanto elevati per alloggi che – come dimostrato in ultimo dal sequestro dei balconi –  cadono a pezzi. Viene da chiedersi se la ricostruzione-lampo non sia stata solo un mero ‘business’ costruito sulle spalle di 309 anime e testato sulla pelle di tutti coloro che sono costretti a vivere in quelle case venute su come funghi e che, come funghi, stanno deperendo in fretta nel più silenzioso quanto assordante oblìo istituzionale.

Sta di fatto che sono ancora diverse migliaia gli aquilani senza un tetto e molti sono quelli che un tetto ce l’hanno, ma non sanno se rimarrà in piedi ancora per molto. Al 5 ottobre 2014 la frase di Berlusconi sta purtroppo avendo ragione: ‘L’Aquila è diventata una città simbolo del nostro Paese e delle nostre capacità organizzative’. Governo e istituzioni sono chiamate ad intervenire al più presto per smentire tutto questo e dimostrare, partendo dagli ultimi, da chi non ha più niente da anni, che lo Stato c’è ed è solido.

Davide Lazzini
5 ottobre 2014

 

 

 

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