Manenti e la ‘ndrangheta: i gadgets per il Parma ripulivano il denaro sporco

Manenti e la ‘ndrangheta: i gadgets per il Parma ripulivano il denaro sporco

1200x630_302432_caos-parma-arrestato-manenti-ma-ROMA – A seguito dei 22 arresti effettuati nell’ambito dell’operazione congiunta ‘Gfb-Oculus’, sono emersi i meccanismi attraverso i quali Manenti – dietro compensi – favoriva il gruppo criminale nel riciclare denaro sfruttando il Parma Fc, società di cui Manenti era divenuto presidente lo scorso febbraio.

In particolare, nel secondo filone d’inchiesta – denominato ‘Oculus’ – sono emersi legami tra il presidente del Parma e uomini legati alla ‘ndrangheta. La malavita, servendosi anche di alcuni hacker, metteva a segno frodi informatiche, usava carte di pagamento clonate, reimpiegava capitali di provenienza illecita e riciclava/autoriciclava denaro. Il tutto aggravato dal metodo mafioso.

Tra gli strumenti usati per riciclare le somme c’era anche il Parma Fc di Manenti, società che serviva a giustificare i movimenti illeciti. Il denaro andava a riempire alcune carte clonate, da lì veniva prelevato e reso ‘pulito’ semplicemente facendolo figurare come spese di marketing del Parma Fc: sponsorizzazioni, abbonamenti e acquisto di gadgets erano solo alcune delle coperture usate e che avrebbero fatto confluire 4,5 milioni di euro nelle casse della società. Come precisato dal Procuratore Prestipino, di questa somma “il 50% sarebbe stata la percentuale per Manenti, che è gravato – inoltre – da precedenti penali per lesioni, armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione”. L’operazione illecita non è però andata a segno: gli agenti sono riusciti a intervenire prima che il denaro potesse essere riciclato.

Le indagini, dopo aver dimostrato l’esistenza di contatti tra il presidente del Parma Fc e i vertici della banda – entrambi arrestati – Angelo Augelli e Adelio Zangrandi, hanno fatto emergere un secondo episodio riguardante la violazione del server di una banca svizzera, con trasferimento di 5 milioni di euro a una società spagnola riconducibile a Guido Tori, un commercialista di Grosseto anche lui arrestato. In quest’occasione è stata accertata la presenza di soggetti legati alla ‘ndrangheta, Michele Fidale e Ilario Ventrice, due intermediari con precedenti per associazione mafiosa.

Il gruppo criminale stava cercando di finalizzare altri due clamorosi trasferimenti di fondi per via informatica: il primo da 10 milioni di dollari, il secondo di 30 milioni di euro. Attraverso alcuni dispositivi bancari, le forze dell’ordine sono però riuscite ad anticipare le mosse del gruppo criminale, interrompendo il trasferimento di denaro avviato dagli hacker.

Davide Lazzini
19 marzo 2015

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