Corviale: quando un sogno si scontra con la realtà
Chi vive a Roma conosce Corviale. Per molti, è il volto del degrado, per altri, semplicemente casa. Prima di diventare il simbolo della periferia romana, però, Corviale rappresentava un sogno: un progetto ambizioso, forse utopico, concepito dall’architetto Mario Fiorentino. La sua idea iniziale era quella di creare un nuovo modello di città, quella di creare un luogo dove l’interazione sociale e l’autosufficienza urbana fossero i pilastri fondamentali. Per chi conosce Corviale oggi, parlarne in questi termini può sembrare quasi paradossale perché quel progetto, così ambizioso nella sua concezione originaria, non è mai riuscito a realizzarsi pienamente.
Un utopia urbana
Il progetto di Corviale nasce negli anni 70, in un periodo di stagnazione dell’architettura urbanistica. Nasce negli anni dei quartieri dormitorio, e guardandoli con diffidenza, l’architetto romano spera di riuscire a dar vita a qualcosa di completamente diverso. Voleva dar vita ad un progetto che non fosse pensato esclusivamente per er offrire un luogo in cui dormire, ma qualcosa che andasse oltre, capace di ripensare profondamente il concetto stesso di urbanizzazione. L’elemento più rivoluzionario del progetto era la volontà di rendere Corviale un quartiere autonomo. Una vera e propria “città nella città”, ” un quartiere in un unico edificio” (lungo un chilometro), capace di offrire ai suoi abitanti non solo abitazioni, ma anche servizi essenziali. In quel chilometro di case, Fiorentino immaginava qualcosa di più di semplici appartamenti. Vi immaginava scuole, uffici, teatri all’aperto, una biblioteca, un mercato e persino un intero piano dedicato ad attività commerciali e artigianali.
I ritardi e le difficoltà del progetto
Purtroppo, il sogno di Fiorentino non si è mai concretizzato nella sua interezza. I lavori di costruzione, iniziati nel 1975, furono segnati da ritardi e difficoltà e nel 1982, il progetto subì un arresto definitivo a causa del fallimento dell’impresa che stava portando avanti i lavori. Nello stesso anno l’architetto Mario Fiorentino morì per un infarto, senza mai vedere il completamento del suo progetto. La parte residenziale del complesso fu terminata nel 1984 ma già alla fine degli anni ’80, Corviale iniziò a essere teatro di occupazioni abusive. Circa 700 famiglie si insediarono all’interno del complesso e resero impossibile il completamento del progetto.
L’idea di Fiorentino ha dovuto fare i conti con la realtà. Conosciuto dai romani come “il serpento”, oggi Corviale è una lastra di cemento lunga un chilometro che ospita più di 1000 persone. La mancata realizzazione dei servizi e l’incapacità di mantenere l’ordine e la sicurezza nel quartiere hanno reso Corviale una ferita aperta nella città di Roma. Corviale, che negli anni ’70 era considerato un esperimento innovativo, è diventato oggi un esempio di come una grande visione possa essere distrutta dall’incapacità di saperla gestire. Un luogo dove la criminalità ha trovato spazio e dove lo stato fatica a intervenire. Nonostante il quartiere sia al centro di interventi di riqualificazione, il “serpentone” di Corviale continua a rappresentare un simbolo di un fallimento urbanistico che, per ora, non trova soluzione.




