Sulle sponde del Leonte: Tiro
Tiro, la quinta città più grande del Libano, è bagnata dal fiume Leonte, lungo il quale Israele vorrebbe stabilire il proprio confine, ed è definita una “roccaforte di Hezbollah”. Eppure, migliaia di anni fa, la città di Tiro si collocava ai confini dell’epica classica: una delle prime metropoli fenicie, dove sarebbe nata la leggendaria Europa e da cui proveniva la fondatrice di Cartagine, Didone.
Non c’è definizione più efficace di Tiro di quella dello storico Ernest Renan: “una città di rovine, costruita con le rovine”. Oggi Tiro è uno dei tanti patrimoni UNESCO del Medio Oriente vittima dei bombardamenti.
Le meraviglie di Didone: un giro per Tiro
Se si dovesse identificare Tiro in un solo luogo, questo sarebbe certamente il porto. La sua vista al tramonto ha accompagnato civiltà diverse per millenni; l’aria salmastra del vecchio porto è stata respirata dagli eroi dei miti.
Oggi il porto conserva il suo fascino grazie ai pescherecci: non a caso il piccolo commercio rappresenta una delle colonne portanti della città, soprattutto l’artigianato. La soffiatura del vetro e la lavorazione della ceramica mantengono viva la tradizione locale.
A pochi passi dal porto si trova il caratteristico quartiere cristiano della città. Colpiscono, anche i turisti, le case colorate con balconi traboccanti di piante, lungo piccoli viali dove la città diventa più raccolta e a misura d’uomo.
Chi vive a Tiro nel 2026?
L’escalation del conflitto israelo-palestinese ha portato Tiro a ospitare oltre 60.000 rifugiati palestinesi. Tuttavia, i principali luoghi di accoglienza si trovano nei dintorni e nei sobborghi: Burj El Shimali, Rashidieh e il fatiscente insediamento di Jal Al Bahar. Un precedente significativo è il sobborgo di Shabriha, nato nel 1948 per accogliere gli sciiti provenienti da sette villaggi spopolati.
Negli ultimi anni sono arrivati in città anche molti cittadini siriani, provocando tensioni con la popolazione palestinese. Alcuni di loro hanno accettato di lavorare negli agrumeti e nelle piantagioni di banane, settori tradizionalmente occupati dai rifugiati palestinesi. L’arrivo dei sopravvissuti alla guerra civile siriana ha creato ulteriori difficoltà sulle rive del Leonte, da cui molti sono stati allontanati perché accusati di inquinare le acque.
Non sono solo le crisi umanitarie a determinare la varietà etnica della città: sunniti, sciiti e cattolici greco-melchiti convivono nelle sue strade, anticamente legate all’Europa. Molti di loro dichiarano di non aver mai lasciato il sud del Libano.
Tiro è anche nota con il soprannome di “Piccola Africa Occidentale”: Sierra Leone, Senegal e Nigeria sono i paesi d’origine di numerosi immigrati di seconda e terza generazione, che hanno ribattezzato una delle strade principali “Avenue du Senegal”. La comunità africana si riunisce nella chiesa ortodossa di San Tommaso, dove, attraverso la preghiera, la guerra sembra più lontana.




