L’audizione: tra ricerca della perfezione e imperturbabilità emotiva
L’audizione è un film drammatico uscito nelle sale italiane a maggio di quest’anno e diretto dalla regista tedesca Ina Weisse.
Si tratta di una narrazione poco rassicurante ma anche poco fluida, perché rimane appesa nella sua irresolutezza.
Anna è un’insegnante di violino al Conservatorio della sua città ed ha una famiglia serena, composta da un marito liutaio e da un bambino che suona molto bene il violino.
Ammette un giovane violinista di nome Alexander, nonostante le remore dei suoi colleghi, ai corsi propedeutici ad un’audizione di rilevanza per la carriera di un musicista.
Da questo momento in poi la sua attenzione si focalizza in maniera maniacale su Alexander, preparandolo tecnicamente in modo costante e meticoloso.
Una dedizione che le fa trascurare i suoi familiari e la trascina convulsamente in una spirale di ossessività e nevrosi.
Suo figlio non riceverà più nessuna attenzione ma soltanto le severe imposizioni sull’esercizio del violino e proprio questo rapporto così distaccato ci fa comprendere la freddezza emotiva di Anna, incapace di manifestare il suo affetto.

Ciò che si percepisce fin dall’inizio è il ritratto di una donna instabile, che ha come unico scopo di vita la musica e la ricerca della perfezione in essa.
Ha, infatti, smesso di esibirsi in pubblico a causa di un tremore alla mano che non le permetteva di eseguire una performance eccellente.
I suoi sguardi passano dall’esigenza all’insicurezza scavando in profondità sulla psicologia del personaggio e mostrandoci uno spettro umano oscuro.
Il culmine della sua ossessione viene raggiunto quando, durante una lezione, Anna fa eseguire al ragazzo ripetutamente un virtuosismo fino allo strenuo della sua energia mentale e della sua mitezza.
“No, di nuovo” ripete continuamente lei, arrivando addirittura a legargli un cuscino sulla spalla per correggerlo nella postura.
Sarà proprio questo momento a far allontanare Alexander dall’insegnante e a far smuovere in lei una “ritrovata” attenzione per la famiglia.

Durante la visione di questo film non si può non pensare a La pianista di Haneke e fare un raffronto tra entrambe le storie narrate.
Se da un lato Haneke si concentra sul disvelare le perversioni di Erika, una rigida insegnante di piano; qui Weisse evidenzia l’aspetto distaccato della protagonista dalle emozioni.
Anna è una donna algida e distante, sembra non provare mai forti sentimenti per le persone che la circondano, anche il suo rapporto adulterino con un collega violoncellista sembra non appagarla mai davvero.
Vive soltanto in balia della passione nei confronti della musica, alla quale dedica tutta sé stessa: il suo tempo, le sue energie, la sua meticolosità ma anche la sua frustrazione.
Ciò che hanno in comune Erika e Anna è sicuramente il fatto di celare al di sotto delle pacate apparenze un aspetto nocivo per loro stesse e per gli altri. Una natura tossica che inquina le anime, che perverte in male ogni piacere.
Purtroppo L’audizione non colpisce: sarebbe bastato descrivere, con l’uso potente del linguaggio cinematografico, il legame simile e al contempo diversificato che Anna ha con il figlio e con l’allievo; ma vengono aggiunti un rapporto di affetto con il marito e una relazione con il collega che si impernia su un equilibrio mutevole tra trasporto e formale conoscenza professionale.




