Il Commodo di Ridley Scott, falso storico o verosimile?
IL RAPPORTO CON IL PADRE
Per capire com’era il vero Commodo bisogna considerare il rapporto con suo padre Marco Aurelio, figura fondamentale nella sua vita che ne Il gladiatore viene stravolta più di ogni altra. Nella pellicola di Ridley Scott infatti è rappresentato come un monarca anziano ed esausto, che vede solo futilità e corruzione nelle guerre e nella politica di Roma, stanco del sangue versato in anni di guerra inutile vorrebbe prima di morire riportare Roma ad essere una repubblica, incarico che affida al suo fidato Massimo, cercando di evitare a tutti i costi che suo figlio Commodo gli succeda in quanto lo considera «un uomo senza moralità, non deve governare, non deve assolutamente governare!».
Non è un’iperbole dire che la realtà era esattamente opposta: Commodo era l’ultimo rimasto in vita dei figli di Marco Aurelio, che oltre ad amarlo con tutto sé stesso lo crebbe assicurandogli l’istruzione migliore al mondo per formarlo come un futuro perfetto monarca, interrompendo anche una pratica degli imperatori suoi predecessori. Infatti per molto tempo gli imperatori di Roma selezionarono il loro successore per meritocrazia “adottandolo”, pratica che assicurò un periodo florido e splendente all’impero e che proprio Marco Aurelio interruppe per favorire suo figlio. Perché? Marco Aurelio oltre ad essere un imperatore era uno studioso e un filosofo, le sue riflessioni pragmatiche e nette risultano tutt’oggi interessanti e assennate anche per chi non studia filosofia; viene ricordato inoltre come uno dei migliori imperatori che abbiano governato Roma con saggezza e intelligenza, probabilmente quindi era convinto sinceramente che nessun successore sarebbe stato migliore di un figlio da lui cresciuto e preparato tutta la vita.
Commodo infatti venne istruito alla cultura e al comando fin da giovanissimo, tanto che già in adolescenza regnò insieme al padre che lo investì di cariche e potere. Quando morì anziano e malato, nessuno dei suoi collaboratori ebbe alcun dubbio su chi sarebbe succeduto al comando, Commodo era stato cresciuto a tale scopo con i migliori insegnamenti ed esempi possibili, e a soli diciannove anni si ritrovò imperatore di Roma.

Commodo pazzo, crudele e perverso
Appurato quindi che Marco Aurelio non disprezzava né la guerra, che combatté per anni come la maggioranza dei sovrani di un impero militare fondato sull’esercito quale era Roma, né la politica a cui pensò fino ai suoi ultimi respiri, né tantomeno il figlio che aveva istruito e preparato al comando appositamente, bisogna ammettere che almeno il personaggio di Commodo somiglia in un certo senso alla sua controparte cinematografica. Subito dopo la morte del padre egli concluse la guerra sbrigativamente, anche se aveva promesso a Marco Aurelio di portarla avanti, e delegò gran parte del governo ad amministratori e funzionari, rivelandosi poco interessato alla politica.
Trascorse la maggior parte del tempo tra banchetti e feste molto lussuriose, frequentando le migliori prostitute di Roma e sopratutto cimentandosi nei giochi gladiatorii. Commodo fu infatti realmente appassionato degli scontri tra gladiatori in cui partecipava anche attivamente, e in cui ovviamente veniva fatto vincere sempre, per i quali si addestrava costantemente. Politicamente i pochi provvedimenti che attuò fecero scandalo e vennero rimossi subito dopo la sua morte, ad esempio diede il suo nome alla città di Roma, all’esercito e alla flotta, quasi volendo imitare, nella sua megalomania, gli usi e i costumi dei sovrani divinizzati orientali, forse ispirato da miti quali Eracle o Alessandro magno che aveva sentito dal padre tutta la sua vita. Anche se le fonti storiche sono ostili a Commodo molti fatti si sovrappongono, ad esempio pare effettivamente possibile che avesse una relazione con sua sorella, e che lo caratterizzasse un certo sadismo, che lo spingeva ad uccidere molti animali esotici nell’arena.

Commodo si rivela quindi completamente inadatto a governare, e dopo qualche anno infatti i complotti per assassinarlo furono molteplici; ciò diede il colpo di grazia alla già fragile stabilità mentale del sovrano che iniziò a vedere nemici ovunque e a condannare a morte numerosi sospetti, le sue congetture erano poi alimentate da uno sciame di politici e funzionari che pur di guadagnarsi la fiducia del vulnerabile sovrano ne accusavano altri anche innocenti.
All’ultima congiura, quella che ebbe successo, parteciparono molti ormai scontenti della situazione insostenibile in cui versava il comando dell’impero, tra cui il capo dei pretoriani e altri politici e funzionari. Lo fecero scontrare con un gladiatore nel Colosseo? No ma effettivamente fu un gladiatore a porre fine alla vita di Commodo; durante un banchetto suntuoso tentarono di avvelenarlo con del vino, ma egli rifiutò perché aveva mangiato eccessivamente e si ritirò nelle sue stanze. I congiurati allora si rivolsero a Narcisso, gladiatore e personale istruttore dell’imperatore nell’ambito degli scontri gladiatorii, che spinto da un’imponente somma di denaro, ma anche dall’essere stato inserito nelle liste di proscrizione, lo uccise trafiggendolo o strangolandolo. Raccontata la sua storia viene da chiedersi il perché di questa, depravazione, crudeltà e megalomania, specialmente considerando la cura con cui venne cresciuto e gli esempi virtuosi e saggi da cui fu circondato. Queste sono domande a cui anche uno storico faticherebbe a rispondere, è possibile però che la presenza assoluta inconfrontabile con un padre così saggio, colto e virtuoso non abbia lasciato molto spazio all’anima del giovanissimo Commodo, che ha vissuto comunque una vita costellata di enormi aspettative nei suoi confronti e costretto ad assumere il comando del mondo a soli diciannove anni. Oltretutto, magari per indole semplicemente non era adatto a gravarsi di un destino tanto carico di responsabilità, e la proiezione e forse anche arroganza del padre, nel credere di poterlo plasmare come desiderava senza considerare le reali condizioni del figlio, fecero il resto.





