Il giorno e la notte: il cinema della militanza artistica durante la pandemia

Il giorno e la notte: il cinema della militanza artistica durante la pandemia

Il giorno e la notte. Si intitola così il film di Daniele Vicari sceneggiato e girato in piena pandemia da Covid-19 nelle mura domestiche degli interpreti. Si può parlare di “smart filming”, perché non potendo uscire di casa a causa del lockdown, il regista insieme alla produzione ha deciso di far recapitare a casa degli attori le attrezzature necessarie per poter girare il film.
In questo progetto ambizioso e innovativo gli attori sono stati guidati e supportati a distanza dall’intera troupe tramite le numerose e lunghe videochiamate di gruppo.

“Un atto di resistenza artistica più che di sopravvivenza”, così l’attore Dario Aita descrive l’iniziativa del regista, una sorta di militanza che ha bypassato gli ostacoli di questo difficile periodo storico.

Ambientato in una Roma deserta e silenziosa, immersa nelle sue incertezze, il film è girato in modo sperimentale ma mantiene una struttura narrativa classica, in cui si susseguono vicende di coppia e problemi irrisolti.

Sono stati inscenati i possibili drammi dei legami interpersonali che nel periodo del lockdown si sono amplificati, costringendo le persone “a interfacciarsi con i propri non detti, i propri sospesi e le proprie paure”, come ha sostenuto Aita.

Una sorta di kammerspiel, un dramma da camera che si consuma in un’unità di tempo ma non di luogo, quattro storie diverse che si sviluppano nello stesso periodo.

Insieme ai volti noti del cinema italiano, come quello di Vinicio Marchioni, Isabella Ragonese e Francesco Acquaroli, troviamo altri nomi poco conosciuti che hanno partecipato alla realizzazione della pellicola grazie al fatto di essere coniugi o compagni degli attori sopracitati.

Lo stile sembra documentaristico, quasi si trattasse di un reality show, perché le riprese sono ambientate maggiormente all’interno e tramite dei cellulari. Esatto, avete letto bene: non solo gli attori hanno dovuto sistemare il set, truccarsi e microfonarsi ma si sono anche ripresi da soli con l’utilizzo di un’app che ha trasformato i cellulari in macchine da presa.

“Non abbiamo dato per scontato che un attore non potesse, anche facendo dei piccoli errori, fare delle riprese” ha detto il regista, aggiungendo che “il linguaggio del cinema è la condivisione di una serie di elementi che non sono semplicemente tecnologici ma sono tecnici. La tecnica è più importante della tecnologia”.

La vita dei protagonisti viene bruscamente interrotta dal virus, che li costringe a fermarsi e a riflettere sulle proprie relazioni.
Una coppia sta andando in frantumi a causa di un tradimento, una invece sta sbocciando anche se ostacolata da una gravidanza inattesa, mentre le altre due si trovano in fase di crisi.

Il disagio pandemico non viene quasi affrontato ma viene preso come spunto per analizzare i malesseri interiori dei personaggi. Daniele Vicari ha affermato, infatti, che il cinema deve sempre collegarsi in maniera forte a ciò che ci accade intorno e che il suo intento è stato quello “di realizzare un film che non invecchiasse con la fine della pandemia ma che continuasse a porci domande”.

Nelle difficoltà espressive e comunicative che caratterizzano i legami rappresentati, alcuni dei protagonisti riescono a trovare delle risoluzioni mentre altri rimangono intrappolati nelle loro criticità. Il clima di estrema quotidianità e realtà che viene messo in scena è uno specchio nel quale lo spettatore può rispecchiarsi.

L’intimità dei protagonisti viene scandagliata insieme a quella personale degli attori, i quali hanno recitato all’interno delle proprie abitazioni. Come ha affermato Vinicio Marchioni, infatti, c’è stata “una dimensione intima e privata ma anche una condivisione sul set, allo stesso tempo, perché eravamo tutti collegati su Zoom, e tutti andavamo nella stessa direzione”. Poi ha aggiunto poeticamente: “Questo film parla di umanità, amori, passioni e resistenza, quello di cui il cinema dovrebbe parlare sempre”.

Un’opera singolare che ha cercato di essere produttiva, di parlare del presente ma soprattutto di metabolizzare la condizione difficile della pandemia, e ci è riuscita. Storie comuni che toccano temi quotidiani ma mai banali, naturali e quindi cari agli uomini.

È possibile fruire de Il giorno e la notte sulla piattaforma di Rai Play, la quale ha deciso di puntare sul cinema e sulle fiction del nostro Paese.

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