Lo sfruttamento dei lavoratori e lo sguardo attento di Ken Loach

Lo sfruttamento dei lavoratori e lo sguardo attento di Ken Loach
Bread and roses (film). Fonte: Imdb

Il cinema, si sa, si ispira alla vita reale e nel farlo racconta i momenti felici ma anche le avversità che talvolta essa riserva.

Le difficoltà economiche insieme alle disparità sociali sono al centro della filmografia di Ken Loach, un regista britannico che si occupa da sempre di rappresentare sul grande schermo la vita dei lavoratori sottopagati e le loro lotte contro le ingiustizie.

Attivista politico e figlio di operai, l’autore è molto sensibile a queste tematiche sociali, perciò pone la sua lente d’ingrandimento sulla realtà delle persone meno fortunate.

Tale questione così ostica da risolvere rimane sempre attuale, infatti ben si adatta all’odierna condizione in cui si trovano ancora molti lavoratori.

 

Ken Loach. Fonte: Internazionale (Photo/Joel Ryan)

 

Il duro lavoro dei corrieri

Un esempio calzante è quello accaduto due settimane fa nell’ultima parte della filiera di Amazon: alcuni dipendenti della logistica hanno scioperato contestando l’insostenibilità dei turni e la ripetitività del lavoro.

Le maggiori richieste, inoltre, sono state quelle di ottenere la continuità occupazionale, la riduzione dell’orario di lavoro dei driver, la verifica dei carichi di lavoro e una maggiore contrattazione dei turni.

Il colosso del commercio elettronico possiede una enorme fetta di mercato online e soprattutto durante il periodo del Covid-19 ha avuto un fatturato da record, ma questa ricchezza non ha incrementato gli stipendi dei dipendenti e non ha contribuito al miglioramento delle loro condizioni di lavoro.

 

Scioperi Amazon. Fonte: Ansa

 

Proprio sullo sfruttamento dei corrieri si incentra la vicenda narrata nel film Sorry we missed you (2019) di Loach, in cui il protagonista Ricky è un padre di famiglia che lavora come driver per un’azienda di consegne, ma deve fronteggiare i problemi della vita facendo i conti con la precarietà del suo impiego.

I sacrifici non bastano quando non si hanno garanzie e sufficiente assicurazione, anche un semplice colloquio con i professori del figlio diventa ingestibile se a lavoro i diritti sono soppressi.

È obbligato a lavorare sotto pressione, con dei tempi limitati e senza margini di errore; inoltre è costretto ad urinare in una bottiglia per essere più rapido possibile durante le consegne.

Dopo aver avuto un incidente, Ricky non può permettersi di rimanere a casa perché è afflitto dai debiti e dalle bollette; nemmeno la società per cui lavora gli permette di assentarsi.

“Sembra che sia tutto fuori controllo. Non avrei mai pensato che fosse così difficile” queste sono le parole di Ricky che, esausto, si rivolge alla moglie. Il messaggio che il regista vuole trasmettere è quello dell’annientamento della persona, che si ritrova inerme a dover sopravvivere senza alcuna sicurezza, senza una stabilità economica.

Il culmine del disagio si raggiunge nella scena finale, quando il protagonista malconcio e in lacrime decide di andare comunque a lavorare, pur pregato con tutte le forze dal figlio e dalla moglie a rimanere a riposo.

La classe sociale rappresentata da Ken Loach è sopraffatta da una società che non garantisce l’uguaglianza tra i cittadini e non offre loro gli stessi diritti, ma divide l’umanità in abbienti e meno abbienti, costringendo alcuni a far fronte a grandi difficoltà economiche.

 

Sorry we missed you (film). Fonte: imdb

La lotta contro le ingiustizie sociali

Attraverso i toni freddi e una regia essenziale Loach pone l’attenzione sui più deboli, sul loro rapporto con le istituzioni che spesso per eccessiva rigidità o incompetenza non mostrano umanità e interesse per le persone.

Come accade in Io, Daniel Blake (2016), in cui un uomo affetto da una grave malattia lotta affinché gli venga riconosciuto il sussidio di invalidità per il sostentamento, ma muore prima di ottenerlo. Come Daniel Blake anche i protagonisti di Riff-Raff – Meglio perderli che trovarli (1991) ricoprono un ruolo marginale nella società; sono degli operai che lavorano in condizioni di sicurezza precarie, quasi inesistenti, e sono sfruttati dai superiori.

 

Io, Daniel Blake (film). Fonte: Internazionale

 

In questo film viene trattato il tema delicato della morte sul posto di lavoro, la quale invece di determinare dei cambiamenti favorevoli, fa scaturire l’atto sovversivo dei colleghi che appiccano il fuoco al cantiere. Quel che rimane è soltanto l’odio, l’odio di una categoria di individui che sono asserviti ad una logica capitalistica.

Per concludere con l’opera del regista britannico, infondendo speranza nel futuro, è necessario citare Bread and roses (2000): un gruppo di lavoratori immigrati e sottopagati si ribella, grazie al supporto dei sindacati, riuscendo a far sentire la propria voce nelle manifestazioni e ad ottenere ciò che era stato richiesto (ad esempio le ferie).

Come recita il sindacalista Sam in questo film, rifacendosi ad un noto sciopero dei lavoratori di un’industria tessile nel Massachusetts: “Noi vogliamo il pane ma vogliamo anche le rose. Vogliamo tutte le cose belle della vita”.

Una frase che chiarisce perfettamente il significato delle battaglie portate avanti da chi è assoggettato a situazioni lavorative precarie e inumane: per poter vivere c’è bisogno del lavoro ma anche e soprattutto di una qualità di vita.

Questo che nasce come slogan per l’emancipazione femminile nel mondo del lavoro, più in generale sintetizza l’idea di una società in cui ci si possa sentire liberi e realizzati.

Un elemento cardine da cui partire per abolire la divisione in classi e la conseguente dinamica di oppressione economica da parte dei vertici.

 

Bread and roses (film). Fonte: Imdb

 

Articolo a cura di Veronica Cirigliano

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