L’uomo capace di convincere Trump a cambiare rotta
A Washington c’è un uomo che non soffre l’imponente ombra di Donald Trump, ma che anzi, grazie alle sue competenze acquisite lungo la sua esperienza ultra-trentennale, sembra avere una capacità persuasiva tale da poter incidere anche sulle volontà dell’onnipotente presidente degli USA. La sua storia parte da un piccolo comune del South Carolina e arriva a Wall Street, viene battezzato – professionalmente – da Soros e consacrato da Trump: si tratta di Scott Bessent, e la sua parabola racconta di un uomo che sta guidando l’economia americana – ancora una volta – da dietro le quinte.
Dopo mesi di tensioni e teoremi sui dazi statunitensi, quando Donald Trump ha – incredibilmente – annunciato la sospensione per 90 giorni dei dazi contro i principali partner commerciali degli Stati Uniti, molti hanno intravisto in ciò la “mano invisibile” di Scott Bessent, e sembra più che legittimo credere a questa tesi, poiché il Segretario del Tesoro, insediatosi ufficialmente il 28 gennaio 2025, si è imposto rapidamente come la voce moderata e strategica dell’amministrazione.
Ma chi è davvero Scott Bessent? E come ha fatto un uomo che per vent’anni è stato il braccio destro del nemico delle destre, George Soros, a diventare uno dei principali architetti della politica economica di Donald Trump?
Scott Kenneth Homer Bessent
Scott Kenneth Homer Bessent nasce nel 1962 a Conway, nel cuore del South Carolina: terzo figlio di una famiglia di origini francesi e ugonotte, cresce in un ambiente conservatore, nel profondo Sud della East Coast. Studente brillante, si laurea in Scienze Politiche nel 1984 a Yale e, subito dopo, si lancia senza paracadute nel cielo della finanza, all’interno del quale spiccherà il volo nel 1991, quando viene reclutato da George Soros per il suo Soros Fund Management (SFM).
In pochi anni Bessent mette a frutto il suo talento e diventa una figura chiave del fondo: prima con il “Mercoledì nero”, quando scommettendo sul crollo della sterlina britannica porta a casa oltre un miliardo di dollari, poi – due decenni dopo – nel 2013, quando scommette contro lo yen giapponese.
Dopo aver assunto la guida dell’ufficio di Londra di SFM e aver svolto anche una parentesi autonoma, Bessent salpa ancora all’avventura nel 2015 con il proprio fondo, Key Square Group, che, tra alti e bassi, nel 2022, scommette (e vince) contro la Fed, anticipando correttamente il sentore di un’inflazione più persistente del previsto.
Scott Bessent non ha mai nascosto il proprio orientamento sessuale: è uno dei pochi uomini dichiaratamente gay ai vertici della finanza globale, e oggi è il primo Segretario del Tesoro apertamente omosessuale nella storia degli Stati Uniti (buffo se si pensa che sia stato nominato in una squadra di governo tacciata a spron battuto di “nazismo”, potendosi forse pensare allora – sul filo della stessa narrazione fantasiosa – ad una Alice Weidel a stelle e strisce).
Un percorso politico eclettico
Il suo percorso politico è altrettanto eclettico: in passato ha sostenuto Barack Obama e Hillary Clinton, ma poi ha donato svariati milioni di dollari nelle campagne elettorali in sostegno di Donald Trump, giustificandosi in termini di pragmatismo economico con dichiarazioni che, per quanto agghindate, ci ricordano sempre e solo di quanto, da entrambi i lati del tavolo – e di molti tavoli – pecunia non olet.
Nell’estate del 2024, in piena campagna elettorale, Bloomberg Businessweek aveva descritto Bessent come “il vero architetto del piano economico di Trump”, ispirato alle “Tre Frecce” del premier giapponese Shinzo Abe: crescita fiscale, stimolo monetario e riforme strutturali.
Dopo il successo elettorale, il piccolo genio finanziario era considerato da molti una scelta pragmatica e rassicurante per il Tesoro, sostenuto sia da Wall Street che dalla classe politica di Washington – e, per inciso, da Steve Bannon – a differenza di un altro – tra tanti – miliardario amico di Trump, Howard Lutnick, che mirava alla stessa poltrona ed è invece diventato ministro del commercio, “pagando” così la minor stima internazionale del settore.
L’inizio
Pronti via, la prima vera prova di fuoco per Bessent è arrivata con la crisi dei dazi nel primo trimestre del 2025: di fronte a un piano presidenziale considerato troppo aggressivo dai mercati e dagli alleati, con le borse in caduta e i timori di recessione agitati da colossi come Goldman Sachs e JP Morgan, Bessent ha preso in mano la situazione dopo che comunque aveva già precedentemente proposto un approccio più graduale, fatto da dazi iniziali del 2,5% in crescita mensile fino a un massimo del 20%, per permettere nel frattempo ai partner commerciali di negoziare e all’economia americana di adattarsi. Ma Trump voleva agire subito. Dopo giorni di tensione e consultazioni, con le borse nel panico, Bessent è volato a Mar-a-Lago per un faccia a faccia con il presidente, ed è tornato con lui in volo a Washingotn scucendo dalle mani di Re Donald l’ormai nota sospensione di 90 giorni delle tariffe.
In un’amministrazione come quella di Trump, dove – almeno per ora – sembra che la fedeltà personale conti più della competenza, Scott Bessent è senz’altro un’eccezione: un tecnico con visione, un consigliere che non cerca i riflettori ma che sa bene come usarli, un conservatore non ideologico che ha sfondato il tetto di cristallo della finanza. Mentre Trump continua a tenere il centro della scena, è ormai sempre più evidente che molte delle sue decisioni economiche più importanti portano la firma silenziosa di Scott Bessent.




