Terrorismo internazionale: una situazione prevista o forse voluta

La leggenda di Al Qaeda e la minaccia di “un nemico esterno” è sostenuta da numerosi media internazionale dalla propaganda governativa. Nell’era post 11 settembre 2001, la minaccia terrorista di Al Qaeda costituisce la pietra angolare della politica militare degli Stati Uniti e della NATO che giustifica, attraverso un mandato umanitario, la condotta di operazioni antiterrorismo nel mondo.
Documenti affiliati ad Al Qaeda sono sfruttati dagli Stati Uniti e dalla NATO in numerosi conflitti come membri attivi dei servizi di sicurezza. In Siria, i ribelli di al Nosra e dell’ISIS sono gli assassini dell’alleanza militare occidentale, che a sua volta supervisiona e controlla il reclutamento e la formazione delle forze paramilitari. Mentre il Dipartimento di Stato Americano accusa diversi paesi di “ospitare terroristi”, gli Stati Uniti a rappresentano a livello mondiale “lo sponsor del terrorismo” e soprattutto dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Inoltre, il progetto del Califfato sunnita dello Stato islamico coincide con una vecchia agenda americana che mirava alla divisione distinta dei territori dell’Iraq e della Siria. L’obiettivo era la creazione di un Califfato islamico sunnita, una Repubblica Araba sciita e una Repubblica del Kurdistan.

La guerra internazionale contro il terrorismo guidata dagli Stati Uniti costituisce la pietra angolare della dottrina militare Americana. “Dare la caccia ai terroristi” è un elemento centrale della guerra non convenzionale. L’obiettivo di giustificare la condotta di operazioni antiterroriste attraverso il mondo, permettendo agli Stati Uniti e ai loro alleati di infiltrarsi negli affari delle nazioni sovrane.
Molti alti progressisti, concentrando la loro attenzione sullo sviluppo recente dell’Iraq non arrivano a comprendere la logica dietro la guerra al terrorismo. Lo Stato islamico è spesso concepito come ente autonomo piuttosto che strumento di alleanza occidentale. D’altronde, molti pacifisti, che si oppongono ai programmi della NATO, non approvano nemmeno l’agenda redatta da Washington D.C contro Al Qaeda. La minaccia del terrorismo internazionale è concepita come tale e dunque “reale”: «Siamo contro la guerra, ma sosteniamo la guerra internazionale contro il terrorismo».
Abu Bakr al Baghdadi ha annunciato il 29 giugno del 2014 la creazione di uno Stato islamico. I combattenti fedeli al “Califfo ibrahim Awwad sono ispirati al Califfo Rachidun, che ha succeduto il profeta Maometto nel settimo secolo, ed è venerato dalla maggior parte dei musulmani”. (Daily Telegraph, 30 gugno 2014).
Il progetto in qualità di propaganda è di un’ironia crudele poiché è stato nei cassetti dei servizi Americani per anni. Nel dicembre 2004, sotto l’amministrazione Bush, il Consiglio Nazionale di intelligence aveva previsto questa situazione entro il 2020. Un nuovo Califfato si estenderà nel Mediterraneo Occidentale fino all’Asia Centrale minacciando la democrazia e i valori occidentali.

Un nuovo Califfato fornisce l’esempio di un movimento mondiale alimentato da politiche radicali d’identità religiosa che potrebbe costituire una minaccia alle norme e ai valori occidentali come fondazione del sistema mondiale.
Il rapporto redatto dal Consiglio Americano dell’Intelligence è privo di analisi storica e geopolitica, tuttavia è sorprendentemente simile all’attuale contesto della creazione inerente al nuovo Califfato. Il rapporto presenta uno scenario di una lettera fittizia scritta da un figlio di Bin Laden a un membro della famiglia. Sulla base delle sue parole vengono stilate le previsioni per l’anno 2020.Appoggiandosi su un racconto inventato piuttosto che su elementi empirici, gli Stati Uniti concludono che il Califfato rappresenta un pericolo reale per il mondo e la civiltà occidentale.
Lo scopo della propaganda del terrore è di giustificare una crociata militare. Il rapporto in questione è stato presentato alla Casa Bianca, al Congresso e al Pentagono ma è stato anche inviato agli alleati Americani. La minaccia rappresentata dal mondo islamico al quale fa riferimento il Consiglio dell’intelligence è fermamente presente nella dottrina militare della NATO e degli Stati Uniti.

L’intenzione è trasmettere questo documento ai responsabili di altro rango. Sostanzialmente, fa parte della campagna di propaganda « TOPOFF » (« TOP OFFICIAL»), gli alti funzionari che prendono decisioni in materia di politica estera e militare. Lo scopo è di assicurarsi che i responsabili di altro rango continuino a credere che i terroristi islamici minacciano la sicurezza del mondo occidentale.
La base teorica dell’operato dello Stato islamico è lo shock delle civilizzazioni, che fornisce una giustificazione agli occhi dell’opinione pubblica, affinché gli Stati Uniti intervengano nel mondo attraverso l’applicazione dell’agenda antiterrorista.
Da un punto di vista geopolitico e geografico, il Califfato si estende su una vasta regione nella quale gli Stati Uniti tentano di accrescere la propria influenza economica e strategica. Dick Cheney in relazione al rapporto del Consiglio d’intelligence del 2004 dichiarò:
“Parlano di voler ristabilire quello che potete chiamare Califfato del settimo secolo. È il mondo com’era organizzato 1 200, 1 300 anni fa, quando l’Islam o gente islamica, controllava tutto dal Portogallo alla Spagna attraverso il Mediterraneo verso l’Africa del Nord; tutta l’Africa del Nord; il Medio Oriente; le Repubbliche dell’Asia Centrale; una buona parte dell’India e l’estremità Sud russa senza dimenticare l’attuale Indonesia”.
Quello che descrive Cheney è una vasta regione che si estende dal Mediterraneo all’Asia Centrale fino all’Asia del SUD-Est nella quale gli Stati Uniti e i loro alleati sono direttamente coinvolti in diverse operazioni militari e di spionaggio.

Lo scopo del Consiglio era quello di preparare la prossima amministrazione Bush alla sfide che l’attendevano realizzando proiezioni a partire dalle attuali tendenze. Il documento, va ricordato, nasce da un’ipotetica lettera di un figlio di Bin Laden a un membro della famiglia nel 2020. Offre comunque spunti molto importanti ed evidenzia il fatto che il progetto del Califfato costituisce un pericolo per l’ordine internazionale e la rivoluzione delle tecnologie dell’informazione amplificherà probabilmente lo shock tra il mondo occidentale e il mondo musulmano.

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