Quali sono le differenze tra Stato islamico e Al Qaeda?

Gli avversari dello Stato islamico, interni ed esterni al mondo musulmano, hanno spesso concepito l’ISIS come “non islamico”. Ma è proprio così? Il magazine Americano The Atlantic concede la parola ad alcuni specialisti che trovano che lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante abbia proprio a che fare con l’Islam. I leader sono effettivamente islamici.

Durante il vertice contro l’estremismo organizzato a Washington, il presidente Barack Obama e Hans Bonte, hanno tentato di fare una distinzione tra il vero Islam e le credenze proliferate dagli estremisti.  Mentre i politici occidentali definiscono senza mezzi termini lo Stato islamico come non islamico, The Atlantic, mensile americano che tenta di stimolare il dibattito sociale, pubblica un’analisi approfondita della teologia dell’ISIS. Se l’articolo ha immediatamente generato polemiche, alcuni elementi possono fornire un sostegno importante per capire meglio l’ISIS. La prima conclusione è che l’Occidente sotto stima la differenza tra lo Stato islamico e Al Qaeda.

Se l’organizzazione di Al Qaeda ambisce alla creazione di un califfato a termine e crede alla fine dei tempi, persegue soprattutto obiettivi di natura politica (quali l’eliminazione dei non musulmani del mondo arabo o la distruzione di Israele). Al Qaeda per molti aspetti è un movimento moderno e soprattutto non ha bisogno di un territorio. È proprio il contrario poiché l’organizzazione sopravvive in quanto non è radicata ad un territorio. Al contrario, per l’ISIS il territorio è primordiale.

Un musulmano può essere salvato e può vivere come un musulmano solo se appartiene al Califfato. Lo Stato islamico non considera i califfi ottomani come autentici, i musulmani lo sanno da tempo. Il Califfato deve essere integro, dare prova di autorità (nella propria regione in quanto un califfato senza territorio è inconcepibile) ed appartenere alla tribù del profeta. Secondo i suoi sostenitori, il Califfo dell’ISIS Abu Bakr al Baghdadi al- Husseini al Qurashi ha soddisfatto queste esigenze.

Per contro, né il leader di Al Qaeda, Osama Bin Laden, né i califfi ottomani erano membri della tribù. I discepoli hanno il dovere di destituire il loro califfo se ignora le direttive del profeta. Così, un califfo può accettare frontiere per dieci anni e solo per ragioni espressamente tattiche. Una tregua di oltre dieci anni è non islamica e si paga con la testa del Califfo.

Il significato delle scritte sulle bandiere:

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Bandiera dell’ISIS che recita: “Non esiste altro dio all’infuori di iddio”
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Bandiera dell’Arabia Saudita che recita: “Non esiste altro dio all’infuori di iddio e Muhammed è il suo profeta”
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Bandiera di Jabhat al Nusra che recita: “Non esiste altro dio all’infuori di iddio e Muhammed è sil suo profeta”

Esiste, secondo The Atlantic, una seconda differenza importante con Al Qaeda: i membri dell’ISIS si fanno beffa di coloro che chiamano moderni. Se utilizzano con talento i nuovi mezzi di comunicazione attraverso i quali esercitano la loro propaganda del terrore, intendono realmente tornare al contesto del profeta e dei suoi immediati successori. Quello che molti musulmani considerano come atrocità e barbare pratiche medievali, sono la prova di un ritorno alle origini.
Bernard Haykel, professore dell’Università di Princeton ed esperto in teologia dell’ISIS (attraverso The Atlantic), afferma che lo Stato islamico re-introduce fedelmente le regole di guerra del vecchio Islam. La schiavitù, la crocefissione e la decapitazione sono solo alcune delle atrocità che i membri dell’ISIS trasportano nell’epoca attuale. Secondo il professore, il Corano specifica che la crocefissione costituisce una delle punizioni inflitte ai “nemici dell’Islam”.
“Quello che colpisce, non è solo la loro interpretazione alla lettera, ma ugualmente la serietà con la quale i musulmani devono affrontare i cristiani e gli ebrei. Il profeta, che viveva una situazione di guerra difficile, ha imposto le sue regole e possedeva anche degli schiavi. “I musulmani che qualificano l’ISIS non islamico”, conclude il professore, “sono politicamente corretti e hanno visione errata della loro religione”.

Il professor Haykel non prova altrettanta simpatia per l’ISIS. Dopo la pubblicazione dell’articolo in questione, ha precisato che si tratta di una lettura non storica e severa del Corano, della tradizione della storia dei primi califfati, con una particolare attenzione per i passaggi violenti.
Secondo il magazine americano, vi sono ancora due grandi differenze con Al Qaeda. L’ISIS alla tendenza di descrivere i musulmani come infedeli. I 200 milioni di sciiti sono infedeli e per l’ISIS deve dunque essere eliminati. Tra i sunniti l’ISIS vede ugualmente molti infedeli: i fumatori, coloro che partecipano attivamente alle elezioni, coloro che bevono alcol, che non pregano, ecc…

Al Qaeda non si occupa della fine dei tempi, come la maggioranza dei musulmani, ma l’ISIS ci crede e predica che sia vicina.Al Baghdadi è l’ottavo califfo, è stato predetto che dopo dodici califfi Gesù arriverà a salvare i musulmani assediati e inaugurerà l’apocalisse. L’ISIS si colloca in una tradizione musulmana di apocalisse che descrive come i musulmani combatteranno una battaglia decisiva a Dabiq in Siria contro l’impotenza delle altre crociate.
Tutto ciò non significa che i leader dell’ISIS non abbiano strategie politiche e che non utilizzino la religione per attirare giovani. Tuttavia, quello che è certo secondo Hayekl, è che i leader conoscono i loro scritti religiosi e spesso meglio dei loro oppositori. Sanno formulare i loro pensieri in maniera più convincente e carismatica per il pubblico nel loro mirino.

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