L’ISIS e la propaganda del terrore

I recenti fatti targati ISIS, che hanno sconvolto il mondo e provocato la diplomazia internazionale con la barbaria primordiale della quale si è reso protagonista il soprannominato John, il Beatles, per la sua origine britannica, sono la testimonianza di un epoca pericolosa.

L’ISIS è un’organizzazione nata dalla guerra in Iraq nel 2003. La prima formazione risale all’anno 2004 con l’obiettivo di rispondere all’invasione americana voluta dall’allora Presidente degli Stati Uniti, George W.Bush. In realtà, l’ISIS prende vita l’anno scorso da uno scontro interno di Al Qaeda. Nel 2014, inizia a invadere lo Stato iracheno perseguitando le minoranze cristiane e yazide.

L’ISIS non va affatto sottovalutata. Rappresenta il malessere diffuso nel Medio Oriente dove la delusione del fallimento dei regimi totalitari è ancora marcata. Tuttavia, anche l’Occidente presenta una bella dose di delusione espressa dagli immigrati nel vecchio continente anche se il ritorno all’Islam che si manifesta è sempre più in crescita. Già, perché l’organizzazione islamica può avvalersi di un sostegno non indifferente proprio dall’Europa. Secondo i risultati di un recente sondaggio condotto in Francia, il 16% della popolazione ha espresso un parere positivo sull’ISIS, mentre la percentuale della popolazione tra i 18 e i 24 anni che la pensano allo stesso modo, è del 27%. Un dato certamente indicativo del quale non si può non tener conto.

La differenza sostanziale che si instaura tra l’ISIS e Al Qaeda è sensibile. La prima ha preso le distanze dalla seconda per la sua eccessiva brutalità. Al Qaeda colpiva i propri obiettivi strategici mandando sul campo i suoi uomini mentre l’ISIS gode già di ampi schieramenti sia negli States sia in Europa. La Jihad dispone di molti uomini nei territori siriani ed iracheni.

Inoltre, l’ISIS esprime e manifesta un’ideologia molto forte che difficilmente sarà sconfitta dai raid  aerei condotti dall’America.  Ben radicato nell’immaginario collettivo, resta l’attentato alle torri gemelle di NYC, un attentato che ha spalancato le porte alla guerra in Afghanistan fino ad arrrivare alla cattura di Osama Bin Laden ad Abbotabad. Un attentato che ha portato la guerra fuori dai confini americani, pur essendo il primo nella storia ha conferire all’America la consapevolzza di essere stata colpita in casa. Con l’ISIS la situazione è sostanzialmente opposta. In questo caso la guerra richiede una competente azione sul campo dell’intelligence poiché è la rete il campo di organizzazione prediletto dai militanti dell’ISIS, che sono sempre più preparati, avendo per buona parte, componenti educati e formati in Europa. L’infiltazione,  e le operazioni di geolocalizzazione (come quella condotta dai Navy Seals che ha permesso la cattura e l’uccisione di Bin Laden), saranno le armi migliori per fronteggiare un nemico molto vesatile ed intelligente. Tra queste la “HUMINT” (Human Intelligence), per l’individuazione dei flussi di combattenti e per gli attentati.

Nessuno vuole inviare truppe via terra, occorre una coalizione internazionale. Ecco perché Chuck Hagel e il consigliere alla difesa americana, Susan Rice, sono incaricati di trovare consensi e adesioni in questo senso. I paesi che hanno ad ora aderito sono: il Baharein, gli Emirati Arabi Uniti, l’Eggitto, l’Oman, il Libano e la Giordania.

Il Premier britannico David Cameron, ha dichiarato: “I jihadisti dell’ISIS, non sono musulmani ma mostri”, Obama ha confermato la linea dura con il primo attacco congiunto con alcune forze arabe, in terra siriana dichiarando: “Questa è un’organizzazione di fanatici che ha piani per attaccarci anche in Europa, questa minaccia non può essere ignorata”.  John Kerry, il segretario di Stato americano,  ha già fatto sapere che l’America non collaborerà mai con Assad. In questo quadro la Siria teme che gli Stati Uniti possano sfruttare le incursioni contro l’ISIS per indebolire il regime di Assad.

Nel frattempo però, la propaganda del terrore prosegue sempre più brutale e macabra. In rete è stato pubblicato un filmato dal nome “War Flames” (guerra delle fiamme), in cui vengono evidenziate alcune fasi degli attacchi condotti dall’ISIS miste ad alcuni allenamenti. Un vero e proprio promo per ricordare all’Europa e al mondo intero che esistono e che tutti devono avere paura. I militanti dell’organizzazione islamica, inoltre, fanno opera di proselitismo annunciando al mondo attraverso i proprio seguaci, di voler colpire la culla della cristianità dichiarando che “espugneranno Roma”. Senza mezzi termini la replica di Obama: “Dobbiamo distruggerli”.

di Manuel Giannantonio

25 settembre 2014

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