Il fragile accordo sull’Ucraina

L’accordo sull’Ucraina strappato nel dolore, giovedì 12 febbraio a Minsk, è chiaramente fragile quanto imperfetto. Il proseguo della guerra Russa mascherata in Ucraina da quasi un anno, ha il suo corollario di tragedie quotidiane: vittime civili sempre più numerose, città rase al suolo e un flusso crescente di rifugiati.

In questo contesto, la questione non è tanto sapere se fosse possibile pervenire a una pace “giusta” ma di edificare un metodo per fermare il bagno di sangue. Il Presidente russo Vladimir Putin ha acconsentito al cessate il fuoco negoziato in Bielorussia con i capi di Stato Merkel, Hollande e Porochenko. Il Presidente ucraino Porochenko, ha precisato che il ritiro delle armi pesanti inizierà due giorni dopo il vertice.
Certamente, Putin poteva difficilmente lasciare andare la Merkel e Hollande a mani vuote, come fece la precedente settimana nel vertice di Mosca. L’affronto sarebbe stato totale mentre i capi di Stato francese e tedesco rischiavano di rompere il legame diplomatico nei confronti di Putin.
Dall’inizio del conflitto in Ucraina, vi è ogni volta, un’attenta analisi degli incontri tra capi di Stato e di governo dell’Unione Europea per scongiurare le rappresaglie. Lo stesso scenario si è ripetuto a Bruxelles dove la questione delle ritorsioni russe avrebbe indubbiamente dominato e condizionato in caso di fiasco nel vertice di Minsk.

Un altro elemento prevedibile è la rarità con la quale il capo del Cremlino prende parola. Comprende solo il rapporto di forza. Ha continuato a spedire uomini e materiale militare attraverso una frontiera della quale si è appropriato. Se Putin non ha dato seguito ai tentativi di apertura diplomatica condotti dalla coppia franco tedesca e perché aveva l’obiettivo più importante di indebolire il governo di Kiev su tutti i fronti, economico, politico e militare.
Una Guerra totale sarebbe un’autentica catastrofe per l’Ucraina. L’esercito ucraino, secondo quanto sostenuto da molti esperti militari, non ha i mezzi necessari per riconquistare Donbass. Uno scenario simile avrebbe un costo umano e sociale enorme. Inoltre, gli europei stimano che una simile strategia favorirebbe il gioco architettato da Putin, che aprirebbe la via all’armamento russo per i separatisti dell’est ucraina.
Le prossime settimane forniranno trattive per la messa in atto di “Minsk2”. I parametri sono noti: status dei territori dell’est, controllo della frontiera, estensione della zona sotto il controllo dei separatisti, scambio di prigionieri… Se ci sarà un compromesso, si trasformerà nella tutela russa di una parte del territorio ucraino.

Di fronte a questo prevedibile epilogo, gli europei dispongono tuttavia di un certo potere. L’Unione può infatti mantenere in atto le sanzioni contro la Russia, tanto che Mosca continuerà la propria campagna di destabilizzazione dell’Ucraina. Inoltre, può attraverso la collaborazione degli Stati Uniti fornire sostengo all’Ucraina. George Soros, ha recentemente sostenuto che l’Ucraina necessiti di un “Piano Marshall” di circa 40 milioni di dollari (35 milioni di euro). Altrimenti Putin raggiungerà tutti i suoi obiettivi.

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