Elogio di Alt-Tab

Come spesso mi capita, qualche tempo fa ero in viaggio in treno, e come molti in quella carrozza, cominciai a lavorare al computer, e la persona che mi stava accanto pure. Tutti e due scrivevamo un testo. Quando feci una piccola pausa, gettai uno sguardo distratto sullo schermo che mi stava accanto, e provai un poco d’istintiva compassione: il mio giovane compagno di viaggio, con disagio, lavorava su uno schermo piccolissimo, i caratteri erano microscopici e faceva evidente difficoltà a leggerli; inoltre, potendo vedere solo pochissime righe per volta, doveva in continuo saltare avanti e indietro e perdeva un bel po’ di tempo; quando doveva spostare il cursore tra le parole era uno snervante tiro a segno con il polpastrello nei pochi millimetri utili del touchpad. Sul mio schermo al confronto enorme, i caratteri erano grandi, belli e leggibili, e il testo che potevo avere sott’occhio era grosso modo quello di una pagina a stampa.
Osservazione banale, si dirà: su uno schermo più grande si lavora meglio! Le cose però non sono così semplici. Il fatto è che nella descrizione precedente ho barato, in realtà il mio schermo era molto più piccolo dell’altro: ciò che era più grande nel mio era lo spazio in cui lavoravo. Io lavoravo a «tutto schermo», il mio compagno di viaggio in una finestrella annegata tra mille altre cose in quel momento inutili. Per l’esattezza, riuscii a contare in orizzontale sei strisce di spazio inutilizzato, in verticale otto (tra sfondi, barre di scorrimento, icone, menù, notificazioni, decorazioni delle finestre e altro ancora). Il poco che rimaneva era, appunto, lo spazio di lavoro. Nel mio schermo, le strisce inutilizzate erano zero: c’era solo il testo su cui lavoravo, e nient’altro.
Nulla di difficile da ottenere: molti programmi hanno la modalità «tutto schermo», che ingrandisce lo spazio di lavoro e nasconde tutto il resto (in genere si ottiene con F11), e anche quando essa non ci fosse la «massimizzazione» della finestra ha un effetto abbastanza simile. Come si fanno a dare i comandi, se anche nel programma in uso spariscono icone e menù e tutto il resto? Con la tastiera, ovviamente: non c’è nessun comando previsto in un menù che non si possa dare con la tastiera. Il mouse si può allora tranquillamente dimenticare. E per passare da un programma aperto all’altro? In quasi tutti i sistemi operativi c’è lo stesso comando: Alt-Tab, che permette di spostarsi ciclicamente tra le finestre.
Resistetti alla tentazione d’interrompere il mio compagno di viaggio per dirgli: «Scusi, lei ha comprato questo bel computer, perché non lo usa un po’ più decentemente?» In fondo, ognuno è libero di lavorare come gli pare, pensai. Preferii tra me e me trarre le seguenti quattro lezioni. Prima lezione: non sempre ciò che sembra progresso lo è veramente. Per quelli della mia generazione è abbastanza spontaneo lavorare a tutto schermo e senza toccare il mouse perché questa era l’unica modalità di uso di un computer degli anni ’80, spartano e privo di eye candy, «zucchero candito per gli occhi». Ma ancor oggi è la maniera più efficiente: gli occhi hanno meno attrattive ma una vista più confortevole, le mani non abbandonano mai la tastiera. Le eccezioni ci sono, ma sono poche ed evidenti (per esempio: è chiaro che un programma di grafica è praticamente inutilizzabile senza mouse). Seconda lezione: è comodissimo che un computer possa far contemporaneamente più cose (oggi appare così ovvio che neppure è facile immaginare come si faceva quando i sistemi operativi non lo permettevano affatto). Ma quando si lavora seriamente a qualcosa, è più produttivo che tutto il resto scompaia. Chi non lo ha mai sperimentato, faccia la prova. Anche se l’occhio e la mente riescono a lasciare in ombra le cose superflue, questa è sempre una piccola fatica in più che intacca attenzione e concentrazione: due beni preziosi e sempre più rari. Terza lezione: che un procedimento sia «intuitivo» (come si usa dire) non significa che sia pure il più efficiente. Dare un comando selezionando un’icona, o cambiare il programma attivo selezionando la finestra con il puntatore è certamente «intuitivo»: ma cento volte più rapido ed efficiente è usare un comando da tastiera. Certo, se non lo si studia non c’è nessun modo d’«intuire» che Alt-Tab serva a questo: bisogna impararlo. Ma è forse una novità che lo studio è sempre un buon investimento? Quarta lezione: il sapere è un ottimo investimento anche economico. Il riconoscibilissimo computer del mio compagno di viaggio non era solo più grande, ma anche molto più costoso: cinque volte di più del mio umile netbook pagato 300 euro. È possibile che quel bel computer gli servisse anche a qualcos’altro, per il quale il mio sarebbe stato insufficiente. Ma se lo usava solo in quel modo, be’, la mia conoscenza di F11 e Alt-Tab valeva almeno 1200 euro.

Giovanni Salmeri
(Presidente del Corso di laurea in Filosofia, Università di Roma Tor Vergata)

22 marzo 2015

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