No TAV, aperta inchiesta per reato di devastazione per gli scontri di sabato
Il Festival dell’Alta Felicità di Venaus (TO), in Val di Susa, si è concluso tra scontri, polemiche, feriti e oltre 800 persone identificate. La manifestazione, nata dieci anni fa dal comitato No TAV, si è svolta dal 24 al 26 luglio, ed è concepita come uno spazio di incontro, condivisione e partecipazione in un progetto che pone al centro l’attenzione al territorio e alla comunità. Un corteo, partito sabato, ha visto la partecipazione di circa 20mila persone, tra “valligiani” e attivisti, e ha raggiunto a Sand Didero e Chiomonte i due cantieri del Treno ad Alta Velocità progettato per collegare Torino con la città francese Lione. Soprattutto a Chiomonte (dove si trova il cantiere più grande) si sono registrati i danni maggiori: i manifestanti hanno tagliato le reti di protezione e incendiato alcune strutture e camionette delle forze dell’ordine, lanciando pietre e bombe di carta contro gli agenti. Secondo Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin), la società italo-francese incaricata dei lavori della TAV, i danni supererebbero il milione di euro.
Chi sono i No TAV
“No TAV” è un movimento nato nei primi anni Novanta che si oppone alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione. TAV è, infatti, l’acronimo di “Treno ad Alta Velocità”, la cui realizzazione, secondo residenti e attivisti, impatterebbe significativamente l’ambiente della Val di Susa, con un costo ritenuto ingiustificato. La linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione è un progetto di 164 km, con 57 tunnel sotto le Alpi, con l’obiettivo di spostare dalla strada alla ferrovia una parte consistente del traffico merci e di passeggeri. Secondo i cosiddetti “No TAV”, il traffico nella zona non giustifica un’opera di queste dimensioni, poiché basterebbe potenziare la linea ferroviaria esistente e destinare gli altri fondi a settori come sanità e scuola. Negli anni il movimento ha acquisito sempre più visibilità e sostenitori, raggruppando non più solo i residenti della zona, ma anche attivisti europei, associazioni ambientaliste, amministratori locali, centri sociali e collettivi studenteschi, con manifestazioni che sono sfociate talvolta in violenti scontri con le forze dell’ordine
Gli scontri di sabato
Gli scontri di sabato si sono concentrati soprattutto nel cantiere TAV di Chiomonte, quando un gruppo di alcune centinaia di persone si è distaccato dal cordone principale, penetrando le reti di protezione del cantiere e devastando l’area. Le stime parlano di oltre 120 agenti feriti e alcune decine di feriti tra i manifestanti. Quattro manifestanti tedeschi sono stati fermati: per loro è scattato l’ordine di allontanamento dall’Italia e un divieto di reingresso per i prossimi tre anni. Secondo Maurizio Bufalini, direttore generale di Telt, si è trattato “del peggior attacco” ai cantieri “dal 2011 ad oggi”, accusando i partecipanti alla protesta di un possibile danno ambientale nella zona: “sono andate distrutte le centraline per il monitoraggio ambientale (…). Quindi, dovremo innanzitutto verificare se ci sono stati degli inquinamenti, cosa che per esempio negli attacchi dello scorso anno c’erano stati perché sono stati usati materiali incendiari”. Oltre 800 persone sono state identificate, attraverso dei controlli capillari delle forze di polizia, soprattutto nell’area del campeggio del festival, dalla quale è stato permesso ai partecipanti di uscire solo se identificati. Secondo l’avvocato Gianluca Vitale, “le identificazioni sono avvenute secondo modalità non previste da alcuna normativa: sono stati infatti girati video e fatte fotografie ai fermati, un’acquisizione di un’immensa mole di dati personali di cui non è dato sapere l’utilizzo e le modalità di archiviazione”.
No TAV: “Rivendichiamo”
In una conferenza tenuta dal comitato No TAV dopo gli scontri di sabato, gli storici attivisti non indietreggiano e rivendicano l’accaduto, chiedendo di considerare “tutti responsabili”. “Il racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali è stato il solito dai tempi del primo G7, da Genova o anche da prima: ci sono i valligiani che volevano manifestare tranquillamente, poi arrivano i black bloc. Questa divisione è assolutamente falsa: se voi aveste visto il corteo che partiva di qua, sapreste che sono andati su in migliaia verso Chiomonte”, ha affermato Guido Fissone, storico attivista ultraottantenne del movimento No TAV. “Non vuol dire che tutti andiamo a tirar pietre ai poliziotti, però le situazioni possono degenerare. L’entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti e questo è bene che lo sappiano, è meglio raccontarlo. Perché raccontare che noi siamo bravi, che non facciamo queste cose, sono quelli che vengono da fuori che fanno questi gesti…Non è vero. Siamo tutti responsabili”, ha continuato Fissone. Con lui anche un’altra storica attivista, Nicoletta Dosio: “Ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte. Ebbene, io vi dico che la devastazione noi l’abbiamo trovata, giorno dopo giorno. E quindi il nostro dire “no” è “no” a quella devastazione”, chiarendo che “chi difende la devastazione deve avere la consapevolezza che noi ci difendiamo dalla devastazione e da chi difende la devastazione, quindi non c’è da prendere nessuna distanza. Noi sia in presenza, sia comunque col cuore e con la partecipazione c’eravamo tutti e tutti rivendichiamo quello che è capitato”.
Meloni: “violenza organizzata”
La mattina di domenica, dopo gli scontri, la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sono giunti nei luoghi degli scontri, per un sopralluogo insieme alle forze dell’ordine ei rappresentanti Telt. “Uno stato normale non può tollerare una cosa del genere, non è dissenso è violenza organizzata”, afferma Meloni tra i resti del cantiere in un video pubblicato sui social. “Faremo tutto quello che possiamo per assicurare i responsabili di questo schifo alla giustizia”, sottolinea la premier. Intanto è stata aperta dalla Procura di Torino un’inchiesta per reato di devastazione.




