Cosa è questa legge elettorale di cui si parla tanto
Martedì pomeriggio alla Camera la destra è stata battuta dall’opposizione in una votazione molto importante sulla legge elettorale. Riguardava un emendamento promosso da Fratelli d’Italia e da altri due partiti minori centristi della coalizione, Noi Moderati e l’Unione di Centro. L’emendamento era stato depositato lunedì, e si era subito capito che Lega e Forza Italia erano contrari: non avevano infatti condiviso la proposta, rifiutandosi di sottoscriverla, nonostante le varie riunioni dei giorni precedenti all’interno della coalizione per favorire un’intesa.
L’emendamento riguardava l’introduzione delle preferenze, cioè il voto diretto dei candidati da parte dell’elettore, sia pure in un formato ibrido un po’ contorto. Era sostenuto espressamente dal governo e martedì è stato bocciato con 188 voti contrari, mentre i favorevoli sono stati 187. Un solo voto di scarto, dunque. In aula la destra partiva da una maggioranza di circa 80 deputati: vuol dire che grosso modo quaranta esponenti di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, approfittando del voto segreto, hanno votato contro le indicazioni del proprio governo, di fatto contraddicendo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le regole della Camera prevedono infatti che sulle materie elettorali si possa votare a scrutinio segreto.
Nell’Unione europea i Paesi che nella loro legge elettorale danno la possibilità agli elettori di esprimere le preferenze sono Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Svezia. «In tutti questi Stati la legge elettorale è di tipo proporzionale, ossia ogni partito elegge parlamentari in proporzione ai voti presi. Ognuno di questi Stati presenta poi dei correttivi, per esempio soglie di sbarramento diverse, ma il principio rimane lo stesso e la tendenza generale è sempre quella di dare agli elettori la possibilità di esprimere le preferenze per uno o più candidati», ha spiegato il politologo Marco Valbruzzi, professore di Scienza Politica all’Università Federico II di Napoli.
Ma i Paesi che le prevedono non usano tutti lo stesso sistema di assegnazione delle preferenze. In alcuni Stati, come in Croazia, gli elettori possono esprimere al massimo una preferenza, mentre in altri, come in Repubblica Ceca, fino a quattro preferenze. In altri ancora, come in Lettonia, gli elettori possono esprimere un giudizio su tutti i candidati in lista, segnando con un “+” i candidati che preferiscono e con un “-” i candidati che invece non vogliono eleggere in Parlamento. In Irlanda e Malta esiste poi un sistema ancora diverso, quello del single transferable vote (in italiano: voto singolo trasferibile).
Il voto singolo trasferibile è organizzato in modo da avere circoscrizioni con più candidati eletti e prevede che gli elettori classifichino i candidati. Quando un candidato raggiunge la quota necessaria per essere eletto, i voti in eccesso vengono distribuiti agli altri candidati secondo le preferenze successive espresse dagli elettori. Il processo continua fino a quando tutti i seggi della circoscrizione sono stati assegnati, creando di fatto una forma di rappresentanza proporzionale che mantiene un forte legame tra eletti e territorio.




