Meloni sul Quirinale: «Si può superare tabù di un presidente non di centrosinistra»
«Non sono antiamericana oggi, non mi ero inginocchiata ieri. Sono una persona che crede che l’Occidente sia più forte unito, che crede che l’Italia sia più forte in un Occidente unito e ho lavorato e continuo a lavorare per questo». Ospite di Nicola Porro a “10 minuti” su Retequattro, Giorgia Meloni torna sui suoi rapporti con Donald Trump dopo i nuovi attacchi del tycoon all’indomani del G7 di Evian-les-bains. Ma parla anche di politica interna. E per la prima volta affronta il tema del prossimo inquilino del Colle dopo Sergio Mattarella: «Non è detto che non possa superarsi anche questo altro grande tabù, quello di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra».
Da lì lo sguardo si rivolge verso il Colle. Se il prossimo Parlamento potesse eleggere un presidente della Repubblica non di sinistra «sarebbe un’eventualità terribile – scandisce la premier – per un certo establishment. Però si pensava che niente potesse cambiare e invece si sono cambiate le cose che potevano cambiare: quindi come sono cambiate tutte le cose, nessuno ha detto che non possa cambiare anche questo, che non possa superarsi anche questo altro grande tabù di avere un presidente della Repubblica che non è di di centrosinistra».
«I rapporti solidi si fondano anche sulla franchezza – ribadisce la premier a proposito delle relazioni con il presidente americano – e sono una persona franca. Ero una persona franca ieri, sono una persona franca oggi, sono una persona che non si fa certamente mancare di rispetto da nessuno, però la mia visione su quello che è necessario per l’Italia non è cambiata». Meloni definisce anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, come «molto approssimativo»: il numero dei 500 voli partiti dall’Italia (citati come prova del sostegno massiccio all’operazione Epic Fury contro l’Iran) «capisco che colpisce molti ma è un po’ più basso dell’analogo numero dello stesso periodo di tutti gli anni precedenti». Come a dire: una tempesta in un bicchier d’acqua.
Ma è sul fronte interno che riserva i messaggi più netti. Innanzitutto sul generale Roberto Vannacci, che continua a crescere nei sondaggi: «Non mi pare ci sia grande differenza tra lui e gli altri partiti di opposizione: votano come la sinistra, parlano contro di noi tutto il giorno. Non vedo differenza, ne prendo atto». «Difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere», sottolinea la premier. Confermando però chi vede nelle sue parole sempre qualche spiraglio per una possibile alleanza: difficile, non impossibile. Anche perché, interpellata sulla remigrazione, cavallo di battaglia di Futuro Nazionale, Meloni risponde: «Che cos’è la remigrazione? Per come la interpreto io, sono i rimpatri volontari assistiti. Già li facciamo. Vuol dire che mi metto d’accordo con questi migranti per rimandarli a casa, perché è volontario. Lo fa lo Stato italiano, lo fa l’Unione Europea, lo fa l’Unhcr: lo fanno tutti».
La premier rilancia anche il piano casa: «Ci vuole tempo, noi ci siamo dati dieci anni, però io confido che prima della fine di questa legislatura già si vedrà che il progetto sta andando avanti». Sui due binari: la ristrutturazione di «60mila case popolari che esistono, ma non si possono assegnare perché non sono a norma, da una parte; dall’altra la possibilità di mettere sul mercato «decine di migliaia di case a un prezzo che deve essere almeno del 30% inferiore a quello del mercato per andare incontro al mondo delle «persone che non sono così povere per accedere a una casa popolare e non sono così ricche per comprarsela sul mercato».




