Meloni scrive a Von der Leyen: deroghe al Patto anche per l’energia
Con una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni ha chiesto di estendere anche alle spese energetiche la deroga al Patto di stabilità, prevista solo per il settore della Difesa. La premier mette nero su bianco la posizione dell’Italia, segnando un passaggio politico rilevante nei rapporti tra Roma e Bruxelles.
Di fatto, Giorgia Meloni ha ribadito quanto già sostenuto nei precedenti incontri, come quello tra i 27 leader europei a Cipro dello scorso aprile. Ossia che con la crisi iraniana in atto e l’impennata dei prezzi dell’energia, per il governo italiano è necessario procedere in deroga alle regole di bilancio europee per finanziare le spese energetiche. Tuttavia, la novità sta sia nella natura scritta della richiesta, che fissa la posizione italiana, sia nel formalizzare un rischio che incrinerebbe i rapporti con Bruxelles: quello di non attivare il programma SAFE.
Il programma SAFE è un ritenuto dalla Commissione europea un tassello cruciale nella costruzione dell’autonomia strategia dell’UE. Si tratta di un regolamento, uno strumento finanziario, che istituisce lo strumento di azione per la sicurezza dell’Europea, destinato a sostenere gli Stati membri che vogliono investire nella produzione industriale e tecnologica della Difesa. SAFE finanzierà, mediante appalti comuni, investimenti urgenti e su vasta scala nel settore della difesa, con l’obiettivo di aumentare la capacità di produzione e garantire i materiali difensivi quando necessario.
Meloni fa un passo indietro, affermando che «lo straordinario incremento dei costi energetici rappresenta una circostanza eccezionale, al di fuori del controllo degli Stati membri, con pesanti ripercussioni sulle finanze pubbliche. Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale». Da un lato, la lettera “rassicura” Bruxelles che «l’Italia continuerà a fare la propria parte per rafforzare la sicurezza e la difesa europea», dall’altro pone un rischio di uno scontro aperto tra l’Italia e l’esecutivo europeo. All’iniziale richiesta italiana di prevedere un National Escape Clause anche per l’energia, la Commissione europea ha sempre risposto con un rifiuto. Anche dinanzi alla missiva, la replica europea è stata netta. “La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni”, ha ribadito un portavoce della Commissione.




