Ritorno al futuro: Il nuovo Pentapartito prende forma alle nazionali 2027
Back to the future! Non è il titolo del capolavoro hollywoodiano ma bensì i primi movimenti che stanno animando e animeranno la corsa alle elezioni politiche nazionali del 2027. Con il primo scossone dato nella coalizione del centro-destra dalla scissione del generale Vannacci dalla Lega con la nascita del suo partito, Futuro Nazionale, e che attualmente per i sondaggi partirebbe con un 4% di voti sottratti proprio al Carroccio e a Fratelli d’Italia, nuove alchimie politiche si stanno formando per fronteggiare parte dell’erosione dei voti provocata dalla fuoriuscita del Generale.
Il “nuovo” Pentapartito
E allora ecco che nel calderone delle alchimie politiche in queste settimane si stanno cucinando nuove formule e alleanze. Con una certa vena nostalgica stanno avvenendo ammiccamenti e avvicinamenti nel centro destra con la potenziale ricostituzione di una coalizione tanto cara agli amanti della I Repubblica, ovvero un “nuovo” Pentapartito con Fratelli d’Italia, nel ruolo e nei numeri della Democrazia Cristiana protagonista e centro di gravità della coalizione, la Lega, Forza Italia, Noi Moderati, ed infine, con un coup de theatre, “Ça va sans dire”, il Giovanni Giolitti dei Parioli, Carlo Calenda con Azione!
La politica italiana si sta preparando quindi a una svolta che avrebbe avuto dell’incredibile fino a pochi mesi fa e che ridisegnerebbe completamente gli equilibri delle coalizioni politiche, tanto nello schieramento conservatore e moderato italiano quanto nel campo largo progressista. L’operazione politica in corso rappresenterebbe un cambio di rotta radicale per il leader di Azione, che per anni ha costruito la propria identità politica sulla critica tanto al populismo sovranista quanto al progressismo della sinistra, posizionandosi in un ipotetico “terzo polo” mai davvero decollato nei consensi elettorali. Dopo le delusioni delle ultime tornate elettorali e la concreta possibilità di “scomparire” alle prossime nazionali, Calenda, per istinto di sopravvivenza politica, avrebbe, pertanto, aperto a un dialogo strutturato con la coalizione di governo, trovando sponde favorevoli soprattutto in Forza Italia.
“Di necessità virtù”
Le trattative, secondo fonti vicine ai partiti coinvolti, si starebbero sviluppando su due binari paralleli. Da un lato la definizione di un programma comune che superi le tradizionali divisioni ideologiche, concentrandosi su temi come la competitività economica, le riforme istituzionali, il sostegno alle imprese e una politica europea più assertiva ma non antieuropeista. Dall’altro lato, la discussione sulle caselle di governo e sugli incarichi che potrebbero spettare ad Azione in caso di vittoria della coalizione.
Ed è proprio sul piano delle contropartite politiche che emergerebbe il nodo più interessante dell’operazione. Calenda avrebbe infatti posto sul tavolo due alternative per sancire definitivamente l’ingresso di Azione nel nuovo Pentapartito. La prima opzione riguarderebbe Roma Capitale: il leader di Azione, già candidato sindaco nel 2021 con un risultato superiore al 19%, potrebbe ricevere il sostegno dell’intera coalizione di centrodestra per la corsa al Campidoglio nelle prossime elezioni amministrative. Un’ipotesi che avrebbe una sua logica politica, considerando che Calenda ha sempre mantenuto un forte radicamento romano e che il centrodestra, a maggior ragione che la riforma costituzionale su Roma Capitale dovrebbe essere approvata proprio nel 2027, avrebbe tutto l’interesse a “sostenere” e a riconquistare la guida della capitale contrapponendo all’attuale Sindaco un candidato che sul territorio capitolino mantiene relazioni personali e politiche molto forti.
La seconda opzione, forse ancora più significativa sul piano nazionale, vedrebbe Calenda chiamato a ricoprire il ruolo di Ministro del Made in Italy in un eventuale governo di centrodestra post-2027. Un dicastero che ben si adatterebbe al profilo tecnico ed economico del leader di Azione, già Ministro dello Sviluppo Economico nel governo Renzi, e che gli permetterebbe di mettere in campo le sue competenze in materia industriale e commerciale.
Mai con i populisti! O forse no…
L’avvicinamento di Azione al centrodestra non è tuttavia privo di ostacoli e resistenze. All’interno dello stesso partito di Calenda esisterebbero anime più liberali e moderate che guarderebbero con preoccupazione a un’alleanza con formazioni considerate troppo sovraniste o conservatrici. Allo stesso tempo, nei partiti della coalizione di governo emergerebbero perplessità sulla reale affidabilità di un leader che in passato ha definito Matteo Salvini “inadeguato” e che con il leader del Carroccio, al pari del Leader dei 5 Stelle Conte, non hai mai trovato un canale di comunicazione e intesa finendo spesso a criticare e polemizzare duramente con Salvini.
Se tra Calenda e Salvini non corre buon sangue, Meloni e Tajani potrebbero per una buona convenienza di campo farsi “pontieri” tra i due e lavorare per smussare, da una parte la diffidenza del Leader del Carroccio facendo “pesare” a Salvini le sue personali responsabilità per la vicenda Vannacci e per l’erosione di voti da parte del leader stesso; dall’altra la dialettica e i toni aspri del condottiero di Piazza Euclide mettendo sul piatto la possibilità per Azione di rilanciarsi nello scenario politico nazionale evitando la disfatta politica e la reale possibilità di una anzitempo scomparsa politica.
Forza Italia si confermerebbe il principale sponsor dell’operazione Calenda. Antonio Tajani avrebbe infatti individuato nell’ingresso di Azione un modo per rafforzare l’anima liberale ed europeista della coalizione, bilanciando le spinte più radicali e rendendo il centrodestra più presentabile agli occhi dell’elettorato moderato e delle cancellerie europee.
Fratelli d’Italia osserverebbe l’operazione con un misto di interesse e prudenza. Da un lato Giorgia Meloni sarebbe consapevole che allargare la coalizione verso il centro potrebbe sottrarre voti a sinistra e rendere più solida la maggioranza parlamentare. Dall’altro lato, il partito della premier non vorrebbe cedere troppo spazio politico e teme che l’ingresso di Calenda possa ridimensionare il peso di Fratelli d’Italia all’interno della coalizione, soprattutto su temi economici e europei dove le sensibilità sono diverse.
Chi Guadagna e chi ci perde
Il contesto politico nazionale renderebbe questa operazione particolarmente significativa. Il centrosinistra appare ancora diviso e alla ricerca di una leadership credibile, mentre il Movimento 5 Stelle attraversa una fase di trasformazione identitaria. In questo scenario, un centrodestra allargato e più moderato grazie all’apporto di Azione potrebbe consolidare ulteriormente la propria egemonia politica, intercettando anche quegli elettori che tradizionalmente guardavano a formazioni più centriste.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se il nuovo Pentapartito diventerà realtà o resterà un’ipotesi di lavoro. Calenda dovrà, innanzitutto convincere la propria base elettorale e i dirigenti del partito che l’alleanza con il centrodestra non rappresenta un tradimento dei valori liberali e riformisti, ma una scelta pragmatica per contare davvero nelle dinamiche di governo. La coalizione di centrodestra, dal canto suo, dovrà dimostrare di essere disposta a fare spazio programmatico e politico a un alleato ingombrante e abituato a non restare in silenzio.
Se l’operazione andasse in porto, la politica italiana si troverebbe di fronte a uno scenario radicalmente nuovo, con un centrodestra che abbraccerebbe un arco politico ancora più ampio e con Carlo Calenda pronto a giocarsi tutto su una scommessa che potrebbe rilanciarlo definitivamente o segnare la fine delle sue ambizioni autonome. Roma o il Made in Italy: comunque vada, Calenda sembra aver deciso di non restare più ai margini del potere.




