Elisabetta Belloni lascia la guida dei servizi segreti
«Non ne potevo più, perché trascinare le cose così non era giusto e non aveva senso». Così, Elisabetta Belloni, romana, 66 anni, dal 2021 alla guida del Dis (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), ha motivato le sue dimissioni. Il suo addio arriva con quattro mesi di anticipo dalla naturale scadenza del suo mandato. La notizia è arrivata ieri sera: Belloni lascerà il posto il 15 gennaio. Tuttavia, la sua decisione non sarebbe arrivata all’improvviso. Già il 23 dicembre la coordinatrice dell’intelligence aveva comunicato alla premier Meloni e al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio la sua intenzione di abbandonare l’incarico. Meloni le avrebbe chiesto di mantenere il segreto sulle sue dimissioni fino a metà gennaio. Una scelta personale, non legata all’assunzione di altri incarichi, ha fatto trapelare l’ambasciatrice. Ma ci sono voci di un possibile ruolo nel gabinetto della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che la attenderebbe a breve.
Le dimissioni di Belloni, per i veri addetti ai lavori, non sono state un fulmine a ciel sereno. Nonostante la premier Meloni avesse raccolto l’eredità del governo Draghi, chiedendo all’ambasciatrice di rimanere al suo posto anche sotto la sua Presidenza, si era intuito da qualche tempo che i rapporti non fossero più stretti come prima. Come riporta il quotidiano La Stampa, pare che, per questioni più delicate di sicurezza interna ed esterna, Meloni si affidasse sempre più direttamente ai direttori delle agenzie dei servizi interni (Aisi) e esteri (Aise), piuttosto che alla loro coordinatrice. Soprattutto, sono emersi sempre di più gli attriti con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Il rapporto con quest’ultimo sarebbe stato, infatti, sempre più complicato, deteriorandosi definitivamente sulla gestione delle trattative per la liberazione della giornalista Cecilia Sala, detenuta in regime di isolamento a Teheran dal 19 dicembre. Belloni non avrebbe fatto mistero con alcuni dei suoi collaboratori di un disaccordo con Mantovano sulle scelte intraprese nella contrattazione con l’Iran.
Dalla notizia delle sue dimissioni, voci e indiscrezioni su futuri incarichi della Belloni e sui suoi successori non hanno tardato a farsi strada. La brillante carriera in diplomazia della coordinatrice del Dis è costellata da importanti primati: è stata la prima donna a diventare segretaria generale della Farnesina e poi a guidare il Dis, scelta da Mario Draghi nel 2021 e poi prorogata da Giorgia Meloni, che la ha voluta anche sherpa del G7 e del G20. Ursula von der Leyen la lusinga da tempo e senza farne mistero, con la prospettiva di un ruolo di rilevanza a Bruxelles – nonostante questo non abbia connessioni con la sua scelta di abbandonare la guida del Dis. Belloni era ormai diventata ingombrante sia per Mantovano che per il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Tra questo, avrebbe giocato anche la frustrazione per alcune mancate promozioni. Si era parlato di lei come possibile commissaria europea al posto di Raffaele Fitto e poi come possibile ministra degli Affari europei al posto proprio di Fitto, ipotesi poi entrambe sfumate.
Da qui è partita la corsa per il dopo Belloni. Molti danno come futuro capo del Dis, Bruno Valensise, attuale direttore dell’Aisi e fortemente appoggiato da Mantovano. È stato lui, infatti, a caldeggiare la sua nomina al servizio di informazione interna e, secondo molti, sarà pronto a sostenere Valensise anche a capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (dove Valensise aveva, peraltro, ricoperto il ruolo di vicedirettore fino ad aprile 2024). Altra papabili candidati sono Gianni Caravelli, a capo dell’Aise, impegnato in questa fase sul caso di Cecilia Sala e Giuseppe Del Deo, attuale vice del Dis. Non si esclude però una nomina esterna al comparto dei servizi e in questo caso circola il nome di Andrea De Gennaro, attuale comandante generale della Guardia di Finanza.




