Il mondo al contrario di Roberto Vannacci
Divisivo, controverso, offensivo, misogino, omofobo, fascista. Questi alcuni degli attributi riferiti a Roberto Vannacci, 56 anni, di cui 37 passati nella divisa dell’Esercito italiano, guidando missioni militari in teatri di guerra ad alto rischio, dai Balcani, al Ruanda, all’Iraq, fino all’Afghanistan nel 2006, dove fu comandante della Task Force 45, un’operazione di peacekeeping contro la resistenza talebana. Oggi, è conosciuto in Italia e all’estero soprattutto per i contenuti del suo libro, inizialmente autoprodotto, «Il mondo al contrario», per il quale è divenuto appetibile per alcune frange della politica italiana (e non solo) e, allo stesso tempo, bersaglio di accuse che lo hanno descritto nei termini di cui sopra. Con oltre mezzo milione di preferenze, Vannacci siede oggi al Parlamento europeo insieme alla Lega di Matteo Salvini. La sua storia è ormai un fenomeno politico e culturale che non si può ignorare.
«Il mondo al contrario»: trampolino per la politica
Tutto inizia nell’agosto del 2023, quando Roberto Vannacci, generale allora al comando dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, auto-edita e pubblica il suo libro «Il mondo al contrario». Diventa subito un caso editoriale, scalando rapidamente le classifiche di vendita e raggiungendo la prima posizione su Amazon. Le frasi sui gay e i disabili, sullo «statista» Mussolini, la sua avversione per il concetto di «antifascismo», le femministe-fattucchiere, le frasi razziste rivolte a Paola Egonu, per le quali si è preso una denuncia per diffamazione dalla campionessa olimpica della pallavolo italiana. Vannacci rifila all’interno del suo libro tutta una serie di frasi e commenti giudicati poi apertamente omofobi, razzisti e, in alcuni casi, fascisti da buona parte della stampa italiana, giungendo invece nelle grazie di movimenti politici come quello di estrema destra neofascista Forza Nuova. Il suo leader, Roberto Fiore, pochi giorni dopo la pubblicazione del libro, ha corteggiato, infatti, Vannacci per una sua partecipazione al proprio movimento, proposta poi declinata dal generale per la sua volontà di non vedere le sue idee accostate a movimenti politici. Tuttavia, mesi dopo, Vannacci non rifiuta l’offerta di Matteo Salvini, che il 25 aprile 2024 ha annunciato la candidatura del generale, come indipendente, alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno, grazie alle quali, è arrivato a sedersi al Parlamento europeo, con oltre 500.000 preferenze. Il generale è risultato appetibile, però, anche alla destra francese, capitanata da Marin Le Pen ed affiancata dal giovane presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella. Quest’ultimo ha nominato Roberto Vannacci vice-presidente del neonato gruppo europeo di Patrioti per l’Europa, l’8 luglio 2024: nomina poi ritirata per le posizioni del generale, considerate problematiche anche dagli esponenti dello stesso gruppo politico di destra e estrema destra. Vannacci, dopotutto, si è sempre detto un «indipendente». A fine novembre, sarà infatti a Marina di Grosseto con il comitato dei suoi sostenitori (chiamato, ovviamente, «Il mondo al contrario»), per celebrare quello che da movimento culturale è divenuto un movimento politico a tutti gli effetti. «Non nascerà il partito di Vannacci, perché il generale una casa politica ce l’ha già ed è la Lega», assicura il suo “vice” Fabio Filomeni. L’impressione, tuttavia, è che con la nascita di un suo movimento politico, l’attuale partito di appartenenza di Vannacci, la Lega, non diverrà altro che un traghetto, che ha portato il generale alla notorietà e al centro della scena politica, ma dal quale, presto o tardi, finirà per distaccarsene.
I contenuti del libro
Ma quali sono queste idee di Roberto Vannacci, tanto criticate al punto da costargli l’esclusione, ovviamente, a sinistra, ma anche da certa parte della destra? Dal suo canto, il generale si definisce “testosteronico”, futurista, rivoluzionario: «Io sono testosteronico da quando sono nato. Giocavo con le pistole a due anni. Da bambino ero molto “maschio”. Come le mie figlie sono molto “femmine”», aveva affermato su D, La Repubblica, il 30 marzo. Nel suo libro e nelle tante interviste e dichiarazioni rilasciate in questo anno, Vannacci ha più volte rivalutato la figura di Benito Mussolini. Alla domanda del cronista di Chesarà…, Rai Tre, «Chi era Mussolini?», Vannacci rispose: «Lo statista che governò l’Italia dal 1922 al 1943», non il mandante di omicidi politici, il dittatore, l’alleato di Hitler. Dalle classe separate per i disabili nelle scuole al «Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione!», al «Le femministe? Moderne fattucchiere. Le donne non sono come gli uomini», fino alla polemica con Paola Egonu, i cui tratti somatici secondo Vannacci non rappresenterebbero «l’italianità», concetto ancora complesso da comprendere. Vannacci non è mai andato troppo per il sottile e questa caratteristica viene rivendicata dai suoi sostenitori, che lo considerano una figura pronta a combattere la cosiddetta dittatura del politicamente corretto, alla quale Vannacci ha risposto sparando contro ogni categoria ritenuta in qualche modo «protetta». Tuttavia, non di questo si parla, bensì di una evidente fatica del generale ad entrare in contatto con un «altro», visto come alieno, diverso da sé, quindi passabile di emarginazione. Patriota, difensore della famiglia tradizionale, Vannacci ha poi più volte ammiccato alle fasce più estreme della destra italiana, come nel famoso spot nel quale invitava gli elettori a porre «una decima sulla scheda», chiaro riferimento alla Decima Mas, corpo militare indipendente di matrice fascista.
La sospensione dall’esercito
Le sue posizioni non sono però passate in sordina. Di ieri è la notizia relativa alla conferma da parte del Tar del Lazio di 11 mesi di sospensione dall’esercito (a stipendio dimezzato) per il generale Roberto Vannacci, nel procedimento nato in relazione ad alcune affermazioni contenute nel suo libro «Il mondo al contrario». La decisione arriva in seguito al ricorso, respinto dal Tar, proposto dallo stesso Vannacci. Già dalla pubblicazione del libro, nell’agosto dello scorso anno, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, prese le distanze dalle opinioni del generale, definendole «farneticazioni personali che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione». Anche lo Stato maggiore italiano si dissociò dai contenuti espressi nel libro, che non erano stati sottoposti né a valutazione, né a autorizzazione da parte dei vertici militari. Il 18 agosto 2023, il Capo di Stato maggiore dell’Esercito italiano, Generale di Corpo d’Armata Pietro Serino, aprì infatti un’indagine sommaria nei confronti del generale Vannacci per i contenuti del libro, dalla quale si aprì poi un’inchiesta formale nei primi di novembre. L’inchiesta si concluse nel febbraio 2024, con la sospensione dal servizio per undici mesi con stipendio dimezzato. Vannacci fece ricorso, ma oggi la notizia del Tar conferma le posizioni precedenti. Le conclusioni in merito al procedimento contro Vannacci affermano, infatti, che la pubblicazione del libro avrebbe determinato una «lesione al principio di neutralità/terzietà della Forza Armata […] compromettendo il prestigio e la reputazione dell’Amministrazione di appartenenza e ingenerando possibili effetti emulativi dirompenti e divisivi nell’ambito della compagine militare». Nonostante la sua carriera sia ormai improntata più verso la politica che verso l’universo della Difesa italiana, Vannacci continua a definirsi un «soldato», servo dello Stato italiano. Tuttavia, le sue idee collidono non poco con lo Stato di diritto e la Costituzione stessa.




