Network state: la tecnologia promotrice di sovranità e libertà.
In questi anni sono tante le opere che ponevano tra i loro argomenti il connubio tra mondo digitale e sociologia, discutendo come possa modificare e intrecciarsi con la vita pubblica e le forme di governo, impresa e libertà.
La “Declaration of Independence in Cyberspace” di John Barlow ne è un esempio, un saggio sulla libertà di, e su, Internet.
La teoria degli Stati decentralizzati
Nel 2023 il cofondatore di Ethereum, Vitalik Buterin, ardito sostenitore della teoria degli Stati decentralizzati, svolge un esperimento che ha coinvolto 200 persone riunitesi in Montenegro: lancia una città digitale chiamata Zuzalu.
Un anno prima, nel 2022, Balaji Srinivasan imprenditore ed ex dirigente di Coinbase, scrive un libro su come le persone possano creare paesi decentralizzati online, The Network State: How to Start a New Country in 2022.
Un libro che fornisce un background teorico completo, ecco che tutte le notizie e le novità tecnologiche che hanno sconvolto il mondo economico, sociale, politico e informatico si intrecciano creando un filone sensato, un esperimento onnicomprensivo di tutte le nuove tecnologie al fine di decentralizzare la vita che gli individui vivono all’interno dei propri confini nazionali.
Al centro della vita di un cittadino di un network state, avremmo letto nel testo, vi sono blockchain pubbliche e permissionless, le quali forniscono guardrail per la finanza e la governance della community, ecco quindi che questa tecnologia, che abbiamo già conosciuto nel mondo delle cryptovalute da qualche anno, verrebbe sfruttata anche nei sistemi elettorali.
Le proposte di “seastandings”
Derive al limite della ragione sono state le proposte di “seastandings”, i futuristi tecnologici che hanno sposato in maniera integralista la teoria dei Network States propongono la creazione di installazioni galleggianti nell’oceano, una sorta di server autogovernato e autosovrano.
Proprietà “trustless”, strutture legali applicabili e comunicazione decentralizzata sono i tre ingredienti per una comunità sovrana e autogovernata, secondo l’opinione dello chief insights officer di Logos (iniziativa per lo sviluppo di infrastruttura decentralizzata peer to peer al servizio dei Network States).
Ecco estrapolato dalla versione digitale di questo libro, diventato ormai un fenomeno sociale, un paragrafo esplicativo:”A network state is a highly aligned online community with a capacity for collective action that crowdfunds territory around the world and eventually gains diplomatic recognition from pre-existing states.“
Una traduzione approssimativa indica che i network state sono delle community online con spiccate capacità collettive, interessano territori ovunque essi siano ed eventualmente possono riconoscere il riconoscimento diplomatico da stati preesistenti. Ecco che sostanzialmente, ciò che ha fatto Balaji, è stato trascrivere in questo libro come si immaginava il futuro del mondo composto dalle odierne Nazioni, condividendo con noi ciò che lui crede succederà alle forme di governo attuali.
Le criptovalute
Le criptovalute saranno le valute digitali, e la governance sarà affidata alle organizzazioni autonome digitali (entità digitali chiamate DAO) e la tecnologia degli NFT per l’accesso a luoghi condivisi. Torna però naturale chiedersi come sia sintomo di libertà e sovranità individuale un mondo, digitale o fisico che sia, dove informazioni e dati dei membri vengano permanentemente impressi e registrati su tecnologie blockchain.
Queste ultime inoltre, per quanto possano essere anonime e sicure più di un carcere di massima sicurezza, restano e resteranno sempre macchine prive di coscienza, indi per cui l’accesso al sistema di una mente umana è condizione necessaria e indispensabile.




