Decreto Sicurezza: ecco i tre manifesti discriminatori della Lega e perchè il Comune di Roma li ha rimossi
La Lega Nord ha affisso dei manifesti per la promozione del decreto Sicurezza, convertito in legge lo scorso giugno. Il comune di Roma non ha però gradito la selezione delle immagini affiancate agli slogan nei cartelloni pubblicitari, risultando razzisti e stereotipati. Come conseguenza, ne è stata chiesta la rimozione dalle strade e muri della capitale. La Lega però è pronta a difendere la propria campagna pubblicitaria.
I tre manifesti della Lega che hanno fatto discutere
Dagli scorsi giorni, la Lega è impegnata a promuovere il decreto Sicurezza. Il provvedimento, convertito in legge a fine giugno, è stato fortemente voluto dal governo Meloni. Questo decreto Sicurezza rafforza ulteriormente l’ordine pubblico, la sicurezza urbana e contrastare la criminalità organizzata.
Il leader del partito e Ministro dei Trasporti Matteo Salvini si è impegnato a promuovere il nuovo decreto Sicurezza. L’attività di promozione è partita da Roma, con l’affissione di cartelloni pubblicitari con immagini e slogan che potessero rappresentare il contenuto della nuova legge. I messaggi pubblicitari sono di tre tipi: contro gli scippi, contro l’occupazione delle case e contro il blocco stradale.
Il primo manifesto riguarda gli scippi in metro e raffigura una donna rom scortata fuori da un poliziotto. L’utilizzo di una persona appartenente a questa minoranza contribuisce a formare e consolidare lo stereotipo nell’associazione tra i furti e l’etnia rom. La Lega identifica la minoranza etnica come un nemico contro cui combattere per contrastare gli scippi in metro. Questo non fa altro che contribuire a stigmatizzare una comunità già storicamente discriminata.
Il secondo tipo di manifesto riguarda gli sfratti. Nel cartellone pubblicitario ci sono due uomini nelle forze dell’ordine che affrontano coloro che avrebbero occupato o vorrebbero occupare un’abitazione. Fin qui nulla di strano, tranne per il fatto che le persone occupanti sono rappresentate da un uomo di origine africana, una donna rom ed un rastaman.
L’uso di tre tipologie di persone con etnie e aspetti fisici diversi non è casuale. Il manifesto mira a rafforzare l’odio non solo verso chi occupa le case, ma anche verso questo tipo di persone raffigurate. L’accostamento di queste tre tipologie di persone incrementa l’associazione degli sfratti con i seguaci del Rastafarianesimo (rastaman), persone di colore e le minoranze rom.
Il terzo ed ultimo manifesto riguarda i blocchi stradali. Lo striscione “Ultima Degenerazione” è chiaramente una “frecciatina” verso Ultima Generazione, movimento di attivisti che protestano per il cambiamento climatico spesso impegnati in azioni di disobbedienza civile non violenti. Anche in questo caso, il primo piano è su una giovane donna, di cui i capelli dread richiamano al movimento Rastafari. Così come nel manifesto precedente, la discriminazione verso persone rasta, per dare l’idea che siano questo tipo di persone a protestare e contro cui combattere.
Le critiche e la rimozione del manifesti
Immediatamente dopo l’affissione, i manifesti hanno ricevuto aspre critiche verso le immagini, create palesemente dall’intelligenza artificiale, associate alle frasi esplicitamente razziste. L’uso dell’AI è stato molto criticato, per dimostrare che le immagini siano state create ad hoc per enfatizzare lo stigma verso alcuni gruppi specifici di minoranze religiose, etniche o culturali.
Dopo numerose segnalazioni dei cittadini al comune di Roma, la capitale ha deciso la rimozione dei cartelloni pubblicitari del decreto. Sembrerebbe che i manifesti violino regole comunali sui “contenuti etici delle pubblicità”. Più precisamente, l’art. 12-bis del Regolamento in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni che regola il Contenuto di un messaggio pubblicitario vieta ogni tipo di manifesto contenente “stereotipi e disparità di genere, veicoli messaggi sessisti” o che sia ”lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica”.
Il Comune di Roma specifica che la Lega può fare ricorso e i manifesti potranno essere affissi nuovamente, qualora alcune modifiche vengano apportate nel rispetto del Regolamento.
Dopo la decisione del Comune di Roma, la risposta della Lega non è tardata ad arrivare. L’account ufficiale del partito ha fatto polemica su quanto disposto con un carosello di foto su instagram contenenti i manifesti sparsi nella capitale, recitando “ecco i manifesti che il comune di Roma non vuole farvi vedere”.
La Lega non si arrende e si dice pronto a pubblicizzare il decreto Sicurezza in altre città italiane. Per ora Bologna e Firenze hanno già annunciato che i loro regolamenti non sarebbero molto differenti da quelli di Roma, negando quindi l’affissione di questi manifesti. Per il momento, la Lega rischia di dover restringere il campo per la pubblicità del decreto con questi tre manifesti, almeno finché non vengano apportate delle modifiche.




