G7: l’agenda politica in mano all’Italia
A pochi giorni dall’inizio del 2024, l’Italia ha assunto la presidenza del G7. Si tratta di uno degli eventi più importanti, che vede la partecipazione dei rappresentanti delle economie più avanzate (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti). Compito della Presidenza di turno è quello di proporre i temi da includere nell’agenda del vertice e delle riunioni ministeriali, gestire gli incontri preparatori, predisporre le bozze dei documenti finali e del comunicato del vertice, approvato dai Capi di Stato e di Governo e prendere infine decisioni sul formato di partecipazione e coinvolgimento delle organizzazioni internazionali, dei paesi terzi e della società civile.
Il G7 in Italia negli anni
Il primo vertice dei Capi di Stato di Governo risale al 1975 quando le potenze mondiali a partecipare erano sei (G6). Il formato attuale G7 si formò solo l’anno successivo con l’entrata del Canada. In passato, l’Italia ha già ospitato il vertice: la prima volta nel 1980 a Venezia, dal 22 al 23 giugno sotto la presidenza di Francesco Cossiga. Successivamente dall’8 al 10 giugno del 1987, sempre a Venezia ma sotto il Governo di Amintore Fanfani. Nel 1994 è invece la volta di Silvio Berlusconi con il G7 a Napoli, svoltosi dall’8 al 10 luglio. Infine, ricordiamo l’ultimo vertice a Taormina, dal 26 al 27 maggio 2017 sotto la Presidenza di Paolo Gentiloni.
Tra ieri e oggi
Nel 2024, i capi di Stato e di governo saranno a Borgo Egnazia, in Puglia, dal 13 al 15 giugno. Più precisamente al Resort di Savelletri, in Valle d’Itria dove si sta già pensando ad una “zona rossa” di almeno 10 km quadrati intorno all’area, che potrebbe arrivare a 30, comprendendo anche una “zona gialla”. Insieme ai leader sono attesi circa 2000 delegati e altrettanti giornalisti, con la mobilitazione di circa 5000 militari a garanzia della sicurezza del vertice. In passato i temi affrontati erano soprattutto di natura economica: dal problema dell’inflazione, alla politica monetaria fino alla questione energetica, all’occupazione e allo sviluppo, a cui negli anni si sono aggiunti altri argomenti, a cominciare dalla questione della pandemia dell’Aids nel 1987 fino alle questioni politiche dei vari paesi: dai conflitti, come la guerra tra Iran e Iraq alla transizione democratica dei paesi dell’ex blocco sovietico, affrontata nel G7 del 1994 che vide per la prima volta la partecipazione della Federazione Russa, con il Presidente Yeltsin presente in qualità di osservatore.
Tajani: il G7 come portatore della pace nel mondo
In questo contesto è intervenuto anche il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, annunciando vari colloqui telefonici con i colleghi di Parigi e Londra, Catherine Colonna e David Cameron, con il segretario di stato degli Stati Uniti, Antony Blinken e il Ministro degli esteri canadese, Melanie Joly per illustrare loro “cosa intende fare l’Italia alla guida del G7”. Il Ministro ha annunciato che i prossimi colloqui saranno con il Ministro degli esteri tedesco, con quello giapponese e con l’Alto rappresentante dell’Unione europea.
«l’Italia vuole essere protagonista, vuole che il G7 possa essere portatore di pace nel mondo, di equilibrio: guarderemo certamente alla situazione in Ucraina, a quella in Medio Oriente ma ci occuperemo anche di intelligenza artificiale. Lavoreremo per la pace in Medio Oriente, non sarà facile però non rinunciamo all’obiettivo dei “due popoli, due stati”. Lavoreremo per difendere il diritto internazionale in Ucraina, continuando a sostenere le ragioni della libertà e della democrazia e anche per garantire la libertà dei commerci e della navigazione nell’area del Mar Rosso.»
Il nodo dei due conflitti: la situazione pre-G7
La linea dell’Italia nei confronti del conflitto in Ucraina non cambia. Come ha sottolineato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il sostegno all’Ucraina resta “forte e totalmente inalterato”. Nella giornata di mercoledì infatti, alla Camera è stato dato il via libera alla risoluzione di maggioranza che impegna, tra le altre cose, il Governo a “continuare a sostenere le autorità governative dell’Ucraina, anche attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari”. In Parlamento sono state votate a favore le risoluzioni presentate dal centrodestra, Azione, Iv e Più Europa che prevedevano la proroga di invio di armi e mezzi a Kiev. Il Pd si è astenuto (ad eccezione dell’ex ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle e Marianna Madia che hanno votato a favore) mentre il M5s e Avs hanno votato contro. In Senato invece sullo stesso tema, sono state presentate cinque risoluzioni. Crosetto ha espresso i pareri del Governo sulle mozioni, bocciando quella firmata dal senatore De Cristofaro (Avs) e quella proposta dal M5s, esprimendosi invece a favore di quelle delle forze di maggioranza e del resto di Italia Viva e rimettendosi al parere dell’aula sulla risoluzione presentata dal Pd. Nel discorso d’aula del Ministro c’è stato l’ennesimo attestato di vicinanza al Presidente Zelensky, con la conferma dell’invio dell’ottavo pacchetto di armi a Kiev, ma anche il rilancio dell’idea di cominciare a “percorrere seriamente la strada per una incisiva azione diplomatica”. E di questa situazione in politica interna dovrà tenerne conto Giorgia Meloni al G7, dove molto probabilmente verrà ribadito, non solo dall’Italia ma da parte di tutti i Paesi partecipanti “la creazione delle condizioni per avviare le interlocuzioni con Mosca nella piena consapevolezza che quella in Ucraina è un conflitto sul territorio europeo”.
Altra situazione preoccupante è quella in Medio Oriente, con il conflitto tra Israele e il gruppo terroristico Hamas, la grave situazione a livello umanitario nella Striscia di Gaza e gli attacchi in corso nel Mar Rosso, tra il gruppo Yemenita degli Houthi e gli Stati Uniti insieme al Regno Unito. A novembre, a fronte della riunione dei Ministri degli Esteri dei “Sette grandi” si condannavano gli attacchi terroristici di Hamas e si riconosceva la “legittima difesa” di Israele, richiedendo però a Tel Aviv di muoversi nel solco del diritto internazionale favorendo “pause umanitarie che sorgono urgenti e necessarie”. I Sette Grandi chiedevano “un’azione urgente per affrontare il deterioramento della crisi umanitaria a Gaza” e nel documento finale condannavano anche “l’aumento della violenza estremista commessa dai coloni contro i palestinesi” definendola inaccettabile perché mette a rischio la sicurezza in Cisgiordania e le prospettive di una pace duratura. L’incontro si era concluso con l’impegno dei ministri di lavorare a stretto contatto con i partner, per preparare soluzioni sostenibili a lungo termine per Gaza, ovvero “una soluzione due Stati”: Israele e Palestina come due stati distinti, fianco a fianco in pace. Ma il proseguire del conflitto e la sempre più preoccupante situazione umanitaria a Gaza hanno messo sempre più in crisi l’obiettivo finale della pace. Un grande interrogativo per le sette potenze che a giugno si ritroveranno unite ad affrontare quello che ormai, è un elefante nella stanza del mondo.
Quali sfide per Giorgia Meloni?
Oggi, la Premier Giorgia Meloni, si ritrova a dover affrontare molti temi caldi, che oltre ai due importanti conflitti in corso e la situazione nel Mar Rosso vedono anche altre tematiche: dal nodo sui migranti, che hanno visto l’Italia in conflitto con altri paesi dell’Ue alla questione ambientale, recentemente trattata (con non poche polemiche) alla Cop28 di Dubai fino alle questioni economiche legate all’inflazione, all’occupazione e allo sviluppo. Il tutto sarà sul tavolo di una discussione successiva agli equilibri politici che verranno ristabiliti con le elezioni europee.




