Resistenza Autocosciente. Necessità dell’Uomo Moderno

Resistenza Autocosciente. Necessità dell’Uomo Moderno

La resistenza è per definizione un’azione di difesa contro un nemico. In questo periodo di lenta ripresa, di resistenza, ce ne sarà bisogno più che mai, purtroppo però la maggior parte degli italiani non ha ancora capito da chi o da cosa dovrà difendersi.

L’incessante bombardamento mediatico risuona nelle mura domestiche, e tra le “nuove ondate” alle porte, la “caccia” agli asintomatici e la crisi economica non sappiamo veramente come gestire tutti questi messaggi negativi. Viviamo nell’ansia, angosciati, con la tenue speranza che presto torneremo come eravamo prima, torneremo ad abbracciarci liberamente, senza mascherina.

Fra la paura sanitaria e la crisi economica, i discorsi di milioni di Italiani sono ormai monotematici, scambi di opinioni ansiogeni che si aggiungono alle migliaia di notizie angoscianti, rendendo di fatto quasi impossibile pensare ad altro. Le ragioni spesso opposte, tutte validissime, sono però dettate dai sentimenti e quasi mai da una logica concreta, creando in questo modo ragionamenti senza vinti e vincitori, dove, alla fine, prevale l’incertezza. In questa giungla di pareri ed informazioni stiamo lasciando agire il solo vero nemico dal quale dovremmo difenderci, l’unico che sta lavorando, neanche troppo velatamente, per omologare le nostre coscienze.

Le preoccupazioni, come abbiamo visto, nascono dalla quantità ingestibile di notizie che ci arrivano quotidianamente, un pressing unilaterale per i nostri pensieri. Ogni nuova nozione genera un concetto a se, che cerchiamo costantemente di armonizzare con la nostra ragione, ma sono troppe, sempre discordanti, mai verificate o verificabili, solo in pochi riescono a resistere e restare vigili, la maggior parte cede, segue l’onda dei notiziari, cambia idea ogni sera. Avere troppi pensieri è come non averne affatto.

Ogni nuova nozione genera un concetto a sé, che cerchiamo costantemente di armonizzare con la nostra ragione, ma sono troppe, sempre discordanti, mai verificate o verificabili, solo in pochi riescono a resistere e restare vigili, la maggior parte cede, segue l’onda dei notiziari, cambia idea ogni sera. Il sistema mediatico filtra ogni idea o azione contrastante l’opinione che deve essere instillata al popolo, lo cataloga come dannoso, i pochi atti di ribellione a cui sempre più raramente assistiamo vengono sminuiti, derisi, diventano meme dal successo passeggero, si spegne la loro potenza di rivoluzione e il loro valore intrinseco.

Li dove i ribelli cadono, il simbolo del fallimento viene innalzato a must have, mascherine griffate in tinta con la mise, portate al braccio come accessori alla moda, perdono la loro funzione protettiva sanitaria per diventare icone della decadenza. L’egemonia mediatica sta appiattendo le nostre coscienze, da anni giovani ed anziani sono sempre più manovrati verso il comune pensiero imposto, seguiamo il corso degli eventi da semplici spettatori, come in un’avvincente partita, ci schieriamo, chi da un lato e chi dall’altro, e tifiamo, senza mai essere realmente interpreti delle nostre scelte. Ora è stato deciso che dobbiamo aver paura, stiamo solo cercando di capire da quale parte della paura schierarci. Senza rendercene conto giorno dopo giorno favoriamo l’imposizione di una nuova morale universale, dettata non dalle nostre coscienze ma comandataci dall’esterno. Sacrifichiamo i nostri sogni, le nostre aspettative, i nostri divertimenti e tutte quelle caratteristiche che ci rendono uomini liberi, in favore di un simbolo.

Non importa se siamo all’aperto, o soli dentro un luogo chiuso, se vogliamo ballare, allenarci o salutare un amico, siamo bravi solo se indossiamo la mascherina, senza essere in grado di decidere per noi stessi, chi pensa diversamente fa il male dei suoi vicini. Questa è una morale che ci ordina delle regole inumane con la forza della paura. Tutta questa angoscia che siamo costretti a subire ogni giorno si scontra poi con la percezione della realtà che viviamo all’esterno, quando usciamo. Nessuno di noi riesce a vedere il mondo descritto dai media con i suoi occhi, è una verità raccontata nei minimi dettagli, ma non percepibile. Così, coloro che si pongono domande, diventano solo degli ignoranti irresponsabili.

Ecco che da queste premesse iniziamo a vedere la reale portata di queste imposizioni, la deriva materialistica sta portando la nostra collettività verso un futuro che solo qualche anno fa avremmo definito distòpico, si sta materializzando sotto i nostri occhi, l’essere umano viene relegato sempre più a mero esecutore di funzioni biologiche, il pensiero cosciente è sempre più addomesticato. Sembra 1984 di George Orwell, eppure sta accadendo, come fosse la normale evoluzione di una comunità prospera e giusta. La società è fatta da uomini, e se l’uomo si avvia a considerare se stesso come una macchina, allora forse non dovremmo preoccuparci del Covid-19 o della crisi economica, ma di come stiamo relegando il nostro strumento più prezioso, il Pensare, a semplice risultato organico. Unicamente mediante lo sviluppo di un autocoscienza forte e sana possiamo fare veramente resistenza, opporci volontariamente, impedire che ci portino via l’unico mezzo che ci rende Esseri Umani. Il percorso non è facile, ma neanche impossibile.

“Un uomo può sopportare molto finché può sopportare se stesso. Può vivere senza speranza, senza amici, senza libri, perfino senza musica, fino a quando può ascoltare i propri pensieri.”
Axel Munthe – La Storia di San Michele

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