5G: gli Usa dicono all’Ue “o noi o Huawei”

5G: gli Usa dicono all’Ue “o noi o Huawei”

5G: la battaglia geopolitica del decennio

Era quasi un anno fa quando si parlava dell’importanza delle reti 5G, per l’innovazione che regalavano alla società e per come influenzassero gli equilibri geopolitici internazionali. Da quando la Cina è partita con la realizzazione della nuova via della seta, Trump è stato chiaro: gli stati alleati degli USA non possono permettere che Huawei costruisca le loro reti 5G.

È passato qualche mese e nulla è cambiato; anzi, le rispettive posizioni delle due potenze si sono rafforzate. Da un lato Huawei continua a fare la corte a diversi stati europei, dall’altro gli USA proseguono con il loro linguaggio intimidatorio nei confronti degli alleati occidentali.

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Il colosso cinese della tecnologia, infatti, continua a fare pressioni, la cui natura, secondo i funzionari americani, è sleale. Di fatto, la Conferenza sulla Sicurezza tenutasi a Monaco è stata un’occasione per discutere dello scontro USA-Cina in merito alla tecnologia 5G. Alle accuse atlantiche, i cinesi hanno risposto con cortesia definendole “bugie”.

Una questione di sicurezza nazionale: o noi o loro

In divergenza su qualsiasi argomento di politica interna e non solo, repubblicani e democratici statunitensi sono, invece, d’accordo su come comportarsi nei confronti di Huawei e dell’alleato cinese. A Monaco 2020, le parole dei funzionari di Stato americani sono forti. Mike Pompeo, Segretario di Stato, ha ribadito che gli USA non tollereranno ulteriori scorrettezze della Cina. Infatti, da tempo gli americani sostengono che i cinesi utilizzino Huawei per infiltrarsi in Occidente.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper, ha detto: “La dipendenza dai fornitori cinesi di 5G potrebbe rendere i sistemi critici dei nostri partner vulnerabili a interruzioni, manipolazioni e spionaggio. Potrebbe anche mettere a repentaglio la nostra intelligence e capacità di condivisione della comunicazione e, per estensione, potrebbe compromettere la nostra alleanza”.

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Parole fortissime, che fanno eco a quelle di Trump e alle dichiarazioni di altri esponenti politici americani, come la democratica Nancy Pelosi. La speaker della Camera, in totale accordo col presidente americano, si è rivolta agli stati europei con fermezza.

Aprire alla costruzione cinese significa: “Scegliere l’autocrazia al posto della democrazia. Questa è l’autostrada dell’informazione dei nostri giorni, perché dovremmo dare la licenza ai cinesi per dirigere il traffico? Non dovrebbe essere una cinesizzazione di questa autostrada dell’informazione ma una sua internazionalizzazione”, ha aggiunto Pelosi.

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Il fatto è che l’America non può permettersi di essere superata concretamente dalla Cina. Quindi non solo che la Cina disponga di una tecnologia 5G più avanzata e più economica, ma soprattutto che questa tecnologia venga impiantata nei territori alleati degli Stati Uniti. È un rischio per la sicurezza del paese, dei dati occidentali, dell’intelligence atlantica. Ma è soprattutto una sconfitta in termini di mercato.

Per tale ragione al destino delle reti 5G si collega quello della Nato. Se gli stati europei dovessero accettare la proposta di Huawei, a quel punto risulta difficile pensare ad una sopravvivenza della Nato. Durante la cinquantaseiesima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco è emerso in maniera evidente che gli stati europei dovranno scegliere o le reti ultraveloci cinesi oppure l’intelligence americane.

Una sconfitta degli USA?

Fanno molto riflettere le parole di un diplomatico americano che al termine della conferenza ha detto: “Cosa sarebbe successo trent’anni fa se l’Urss avesse offerto tecnologie sensibili ai Paesi europei? Questi avrebbero detto no”. Gli Usa vorrebbero che fosse così, ma non è detto, oggi a differenza di allora, che gli stati europei seguano ossequiosamente gli ordini dello stato egemone.

Non è detto perché in quanto a tecnologia ed intelligenza artificiale gli investimenti di Stato cinesi sono maggiori rispetto a quelli americani; e, probabilmente già oggi, consentono alla Cina di proporre tecnologie più sviluppate ed a prezzi più vantaggiosi. Per questo motivo gli USA, intorno a dicembre, si sono offerti di finanziare i rivali di Huawei.

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Gli Stati Uniti con aziende come Dell, Microsoft, AT&T, Nokia, Ericcson cercheranno di rappresentare un’alternativa, ma questa volta, appunto, il versante atlantico non può incarnare il primato nell’innovazione. L’America invita così gli stati europei a scegliere tra l’autocrazia e la democrazia, ma Huawei potrebbe finire a controllare il 30% del mercato globale. Del resto, è sembrata concreta l’ipotesi che potesse costruire già il 35% di quello inglese.

Huawei è più forte, ma gli Stati Uniti vogliono sfruttare la vicinanza culturale e storica con gli stati europei. Il problema degli USA, però, è che non hanno un vero competitor da opporre all’azienda cinese. Vengono così in soccorso le parole della commissaria europea al digitale e all’antitrust che ha aperto alla possibilità che il governo americano partecipi economicamente in aziende europee come Nokia ed Ericcson.

Per Vestarger, l’Europa non ha pregiudizi sulla natura di un’azienda, se questa sia privata, partecipata o statale; per cui, potrebbe essere reale l’ipotesi di creare un player atlantico, di cui giovi anche l’Europa, per contrastare Huawei ed evitare che il colosso cinesi colonizzi i nostri territori.

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Così la sconfitta americana potrebbe risultare meno sonora, perché, sebbene i cinesi abbiano ormai comunque accumulato un vantaggio reale, è probabile che gli stati europei non tradiscano l’alleato atlantico; nel senso che accettino la proposta del deal americano, ovvero della partecipazione statale americana nei player europei.

Enzo Amendola, ministro degli Affari europei, ha espresso sostegno verso l’ipotesi americana, che ha definito essere “una suggestione molto interessante”. Anche Di Maio ha rilasciato delle dichiarazioni che riavvicinano i 5 stelle all’alleato atlantico; i grillini negli ultimi due anni avevano fatto delle aperture alle iniziative cinesi. In questo senso, per concludere, gli Stati Uniti presentano ora agli stati europei un “deal” per costruire reti 5G. Questi dovranno scegliere se accontentare lo storico alleato o sfruttare la convenienza cinese per tutelare l’alleanza atlantica militare. Alcuni stati e compagnie telefoniche nazionali europee stanno già lanciando segnali di preferenza.

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