Abolire il reato di tortura: a piccoli passi verso l’inciviltà

Abolire il reato di tortura: a piccoli passi verso l’inciviltà
@ amnestyusa

Uno Stato civile, il cosiddetto stato di diritto, sarebbe tale se non necessitasse di una legge contro la tortura, ma come definire uno Stato in cui viene auspicata la cancellazione della legge che punisce il reato di tortura?

Il 19 novembre il segretario della Lega, Matteo Salvini, intervenendo al Congresso nazionale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) a Rimini, ha ribadito la sua contrarietà al reato di tortura, promettendo l’abolizione della legge appena tornerà al governo.

«Ormai lo sport preferito da alcuni detenuti è la denuncia immotivata di violenza o tortura da parte di donne e uomini in divisa. Bisogna rivedere quella normativa perché c’è l’avvocato ‘a gratis’, all’infinito, non per i poliziotti ma per i delinquenti e quindi qua c’è qualcosa che non funziona» commenta l’ex ministro degli Interni, aggiungendo: «quando torniamo al governo dobbiamo rivedere questa legge perché non si può lavorare col terrore di non poter garantire la propria sicurezza e l’altrui sicurezza».

Il reato di tortura, in Italia, è stato introdotto soltanto due anni fa, con estremo ritardo rispetto a molti altri Paesi ed è stato un barlume di civiltà politica perché orientato a tutelare i diritti dei più deboli.

Appena approvata la legge nel luglio 2017, l’Onu l’aveva definita incompleta e inapplicabile. Lo stesso firmatario, il senatore Luigi Manconi, dopo la serie di emendamenti e rimbalzi tra Camera e Senato, al momento della votazione aveva preferito astenersi, non riconoscendovi più i principi che l’avevano ispirata.

A mettere in luce le criticità delle affermazioni di Salvini è anche Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone: «quello di Salvini sulla tortura è un messaggio che si pone contro il buon senso, la giustizia, l’umanità e i diritti umani. Un messaggio contro la legalità, un messaggio che spacca il Paese […] Salvini vorrebbe probabilmente l’impunità di chi usa violenza e invece sarebbe importante che tutti quegli operatori delle carceri e delle forze dell’ordine che lavorano nel rispetto della legge e dei diritti delle persone arrestate – e sono la stragrande maggioranza – reagiscano a questo tipo di messaggio che tendenzialmente non condanna l’uso arbitrario e truce della violenza, fisica o psichica».

Salvini contro il reato di tortura dopo Cucchi e gli arresti degli agenti di polizia penitenziaria a Torino

I recenti fatti di cronaca giudiziaria stanno dimostrando la necessità di una legge che contrasti seriamente la tortura, eppure il segretario leghista ha scelto proprio questo momento storico per rinnovare il suo dissenso rispetto al reato in questione.

Pochi giorni dopo la condanna dei due carabinieri che uccisero Stefano Cucchi prendendolo a botte e dopo gli arresti domiciliari dei 6 agenti di polizia penitenziaria del carcere di Lorusso e Cutugno.

È vero che i carabinieri condannati per l’omicidio Cucchi non sono stati condannati per tortura, ma è anche vero che all’epoca dell’apertura del processo questo reato non era previsto dal codice penale, come spiegato anche da Associazione Antigone.

Coerente con la volontà di eliminare il reato di tortura, la posizione di Salvini in merito alla vicenda dei 6 agenti di polizia penitenziaria sottoposti agli arresti domiciliari per il reato di tortura.

«Uno Stato civile punisce gli errori, se uno sbaglia in divisa sbaglia come tutti gli altri. Però che la parola di un detenuto valga gli arresti di un poliziotto a me fa girare le palle terribilmente. Quindi la mia massima solidarietà a quei sei padri di famiglia», questo il commento di Matteo Salvini.

Secondo l’accusa gli atti di violenza degli agenti nei confronti dei detenuti sarebbero avvenuti dall’aprile 2017 fino al novembre 2018. Dalla ricostruzione dei fatti si evince che gli agenti avrebbero picchiato i detenuti con calci e pugni, indossando guanti in modo da non lasciare tracce e colpendoli allo stomaco, così che i lividi fossero meno visibili. Le violenze sarebbero avvenute nelle stanze prive di videocamere di sorveglianza, nei corridoi, sulle scale e nei passaggi tra una sezione e l’altra.

Dalle carte del pm risultano minacce, schiaffi e sputi nei confronti di detenuti che venivano malmenati, denudati e insultati. Alla violenza fisica infatti si sarebbe aggiunta anche quella psicologica: dal versare detersivo per piatti sul letto di un detenuto al leggere ad alta voce, davanti agli altri reclusi, i capi di imputazione dei detenuti riportati negli atti del processo.

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