Nella legge di Bilancio spunta la tassa su cartine e filtri. Chi penalizza?

Nella legge di Bilancio spunta la tassa su cartine e filtri. Chi penalizza?

La legge di Bilancio è un tema che, come ogni anno, scotta particolarmente in questa fase. Il nuovo governo dovrà provvedere ad una serie di tassazioni e di misure per far rientrare la manovra economica entro certi parametri. Tra gli articoli presenti nel testo, è interessante analizzare l’81, che tocca i prodotti da fumo.
È scritto: “Lo schema di norma sottopone ad imposta di consumi i prodotti accessori al consumo dei prodotti da fumo e disciplina, anche rinviando ad una determinazione del Direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, gli adempimenti amministrativi e contabili dei soggetti obbligati al pagamento dell’imposta ed il regime di vendita al pubblico dei prodotti”.

Il motivo per cui questa norma merita di essere esaminata, risiede nel fatto che l’aggiunta di una misura di tassazione richieda, in tal caso, l’istituzione di un monopolio della distribuzione. Si legge, infatti, più avanti nel testo: “Lo schema di norma riconduce la commercializzazione di tali articoli ad una rete distributiva controllata, quella costituita dai rivenditori di generi di monopolio, ai quali è riservata la vendita del tabacco trinciato a taglio fino utilizzato per arrotolare le sigarette, il cui consumo implica l’utilizzo degli articoli in questione”.

La tassazione e chi coinvolge

In sostanza, vengono tassati i prodotti impiegati per “rollare le sigarette”: cartine, filtri, tubetti. La distribuzione di questi materiali verrebbe affidata ai rivenditori di generi di monopolio. La misura tassativa è concepita sul singolo pezzo contenuto all’interno di una confezione ed ammonta a 0,0036 euro. Ogni pacchetto conta 50 cartine, quindi la tassazione sulla confezione è pari a 0,18 centesimi.

Come scritto nell’articolo 81, la norma: “demanda ad apposita determinazione direttoriale la regolamentazione degli adempimenti contabili ed amministrativi dei soggetti obbligati al pagamento dell’imposta (produttori/fornitori nazionali o rappresentante fiscale dei produttori/fornitori esteri)”. Relegando la distribuzione di questi prodotti ad una rete monopolistica è chiaro che la vendita non autorizzata verrà considerata attività di contrabbando, alla quale conseguono determinate sanzioni.

Una misura del genere aiuta lo Stato che, nella manovra 2020, si ritrova a dover recuperare soldi un po’ qua e là. In minima parte questo provvedimento giova anche ai rivenditori di tabacchi, un’attività che in Italia è estremamente tassata. Con l’articolo 81, altri esercizi commerciali non aventi la licenza di tabaccheria non possono vendere questi prodotti impiegati per usufruire del tabacco trinciato. Così i bar o “negozi di cinesi”, “bangladini” non potranno vendere cartine e filtri, “aumentando” gli introiti delle tabaccherie.

Se da un lato, i tabaccai possono “guadagnare” da questa norma, dall’altro numerosi distributori e piccoli imprenditori, al contrario, ne risentono. Istituendo un monopolio, la distribuzione viene affidata ad un solo ente/azienda. Nello specifico l’articolo 81 prevede che la commercializzazione di questi prodotti sarà affidata a distributori impegnati già in altri generi di monopolio.

La risposta dei grossisti alla nuova norma

Lunedì 11 Novembre a Verona, i grossisti e gli operatori del mercato hanno incontrato due membri della commissione Finanze della Camera dei deputati, Alessia Rotta (Pd) e Paolo Paternoster (Lega). La questione sollevata dai piccoli imprenditori è che un intervento di questo tipo “riporta il paese indietro di decenni” e va a colpire le 600 aziende coinvolte in questo genere di commercio.

I grossisti hanno evidenziato che “la tassa andrebbe a danneggiare il ceto medio basso che acquista cartine per sigarette con l’intento di risparmiare denaro”; “il gettito che deriverebbe dall’applicazione dell’imposta in questione sarebbe di poche decine di milioni di euro”. In più, sebbene secondo la norma siano i produttori o i fornitori a pagare il prezzo dell’imposta, non è escluso che questi possano riversarla sugli oltre 4 milioni di consumatori di sigarette “fai da te”.

I lavoratori del settore, preoccupati per questa tassazione che prevede una struttura monopolistica, mercoledì 13 Novembre incontreranno anche due membri della commissione Bilancio, Dario Stefano e Alan Ferrari. Rispetto alle altre tasse questa ha una natura più complessa, perché comporterebbe uno stravolgimento del mercato istituzionalizzando un nuovo monopolio.

A chi sarà affidato il monopolio?

Chi ne gioverebbe più di ogni altro dall’articolo 81 della legge di bilancio sarebbe il distributore a cui verrebbe affidata la distribuzione degli articoli per le sigarette da rollare. In Italia, il monopolio del tabacco è posseduto da una multinazionale, Logista, che detiene anche quello spagnolo. A Logista, appartiene un’azienda impegnata nella vendita di articoli da tabacchi, Terzia. In questo modo, Logista prospettava di fornire ai rivenditori di tabacchi, non solo sigarette ma anche ciò che vendono all’interno.

È già chiaro, quanto un’azienda di questa portata e con questo privilegio, possa essere un competitor minaccioso per i grossisti. Nel settore si teme che la distribuzione dei prodotti sottoposti alla nuova tassazione possa essere affidata all’azienda Terzia, che fa capo al Grupo Logista, affiliata ad Imperial Tobaco, una delle quattro multinazionali che controllano il mercato delle sigarette.

Non c’è nulla di ufficiale; probabilmente sono soltanto dei timori di lavoratori spaventati da una tassazione monopolistica. Per sapere cosa accadrà realmente, bisognerà aspettare l’approvazione definitiva della legge di Bilancio.

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