A che punto siamo con la lotta alla povertà in Italia

A che punto siamo con la lotta alla povertà in Italia

Stiamo assistendo alla nascita del nuovo governo targato M5S-PD e ci chiediamo naturalmente quali misure saranno adottate, in particolar modo in campo economico. Tutti i riflettori sono infatti puntati sulle grandi cifre relative a spread ed investimenti nazionali ed internazionali, tuttavia ci si sta dimenticando di una componente importante del Paese: i poveri. La povertà in Italia, infatti, risulta un problema grave ed insidioso che però pare non stia particolarmente a cuore dei politici nostrani, o per lo meno non ne parlano in continuazione come fanno per altri temi che sicuramente attirano maggiormente l’attenzione in questo stato di perenne campagna elettorale.

Qualche dato sulla povertà in Italia

Secondo le cifre presentate dall’ISTAT nell’ultimo rapporto SDGS 2019 – Informazioni statistiche per l’agenda 2030 in Italia la povertà nel nostro Paese riguarda il 28,9% della popolazione, mentre la povertà di reddito, con cui si intende un reddito al di sotto del quale una famiglia o un individuo non riescono a coprire nemmeno le spese necessaria, tocca il 20% della popolazione. Per il primo dato c’è un lieve calo rispetto al 30% toccato l’anno precedente, mentre il secondo rimane stabile almeno dal 2016. Come per molti altri problemi che ci riguardano a livello nazionale, inoltre, la situazione presenta un evidente diseguaglianza che rende ancora legittimo, nel 2019, parlare di questione meridionale. Al nord, infatti, il rischio di povertà riguarda solamente il 18% degli individui residenti, mentre al sud più del doppio: il 44%. Infine va sottolineato che tra i poveri ci sono più di un milione di minori, a peggiorare ulteriormente il quadro nazionale.

Povertà in Italia: un confronto con l’Europa

Il confronto con l’Europa, poi, non ci mette in una situazione migliore, anzi. Va ovviamente detto che la questione della povertà ha fatto registrare cifre in aumento in tutta l’eurozona dal 2008 al 2017, ma proprio dal decimo anno dopo la crisi si assiste ad un lieve miglioramento che però non ci riguarda. Relativamente al problema povertà, infatti, l’Italia è seconda solamente alla Grecia, la cui drastica situazione è purtroppo nota a tutti.
Va inoltre segnalata la presenza notevole delle disuguaglianze: in Europa ci sono più di 340 miliardari, mentre un quarto della popolazione, 123 milioni di persone, sono a rischio povertà ed esclusione sociale. Stessa situazione nello stivale, dove c’è un 20% di cittadini che detiene il 60% della ricchezza, mentre un altro 20% ne possiede appena lo 0,4%.

In Italia le disuguaglianze economiche si sono mantenute abbastanza stabili rispetto agli anni precedenti alla crisi, ma dimostrano comunque elevate e soprattutto più marcate rispetto agli altri paesi avanzati, in particolare in termini di ricchezza. Come già evidenziato, quindi, una parte della popolazione detiene gran parte della ricchezza totale, a discapito di un’altra maggioranza che invece stenta o comunque non può di certo definirsi ricca.
A spaventare, però, sono le cifre relative alla diseguaglianza che prendono in considerazione i redditi. Nel nostro paese, infatti, dal 1980 al 2017, il 10% dei ricchi è riuscito ad aumentare sempre di più la sua quota di reddito totale, mentre ovviamente la componente più povera della popolazione ne ha preso una fetta sempre minore. Il grafico qui sotto mostra chiaramente l’andamento di questa tendenza.

povertà in italia

Nel nostro Paese vi è dunque una forte disuguaglianza economica che peraltro non conosce limiti ed anzi continua stabile negli anni, ma questi dati non sono i soli a preoccupare. Secondo uno studio della Banca d’Italia, infatti, nel nostro paese vi è una grande differenza di opportunità iniziali dovuta alla condizione economica di partenza, ovvero i meno agiati economicamente avranno più problemi a cambiare la propria posizione finanziaria rispetto a chi invece proviene da una famiglia almeno benestante. In soldoni: se stai già bene parti avvantaggiato, se invece ti trovi in difficoltà avrai ancora più problemi in futuro.

Prendere atto del problema è un passo fondamentale nel processo di lotta alle disuguaglianze, mentre agire concretamente risulta molto più complesso. Le decisioni che potrebbero essere prese sono molteplici, così come le discussioni in merito. Ad esempio c’è chi propone di investire maggiormente nelle imprese pubbliche al fine di creare maggiori posti di lavoro e chi, invece, punta sullo stesso ragionamento volgendo però i finanziamenti nel settore privato, oppure chi parla di salario minimo obbligatorio fissato a 10 euro l’ora. In Italia è stato da poco approvato il reddito di cittadinanza, che come abbiamo visto ha creato non poche polemiche a livello politico. Come ogni misura che preveda lo stanziamento di risorse pubbliche, infatti, il dibattito non è mancato, sia a livello ideologico, sia a livello economico. Il problema perennemente presente, infatti, è dove reperire le risorse dalle casse dello Stato, cosa non semplice ovviamente.

Quale che sia la soluzione da seguire, comunque, il problema continua ad esistere e siamo certi, purtroppo, che non sarà risolto nel giro di pochi anni.

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