Benvenuti nell’epoca del bisogno di sicurezza

Benvenuti nell’epoca del bisogno di sicurezza

L’ultima notizia che ci arriva dalla California riguarda la chiusura di più di 2 miliardi di account di Facebook e a darcela è proprio il proprietario e fondatore del social network più famoso al mondo: Mark Zuckerberg. Se contiamo anche quelli del periodo ottobre marzo i profili disattivati ammontano a più di 3 miliardi, ma la lotta non si conclude qui: «Continueremo a trovare strade per bloccare i tentativi di violazione delle nostre politiche. L’ammontare del nostro budget destinato alla sicurezza è maggiore dei ricavi annuali di Twitter». Tuttavia bisogna prendere atto che l’iscrizione di profili falsi è in costante aumento negli ultimi tempi e probabilmente continuerà a crescere anche nei prossimi mesi.

Sicurezza online: il caso Cambridge Analytica e la preoccupazione mondiale

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che aveva aperto un vero e proprio vaso di pandora, l’attenzione al tema della privacy e della sicurezza, declinato proprio nel rispetto dei dati privati degli utenti, è aumentata notevolmente. Tutto ad un tratto gli utenti Facebook si sono accorti che la loro permanenza nel social network più grande del mondo non era effettivamente gratuita. Il prezzo veniva, e viene ancora, pagato con la moneta dei propri dati. Questi sono poi rivenduti alle varie società che si occupano, tra le altre cose, di elaborazione dei dati per creare profili sempre più precisi di soggetti destinatari delle pubblicità, che siano esse commerciali o politiche. Altro utilizzo possibile è chiaramente quello della sorveglianza, al giorno d’oggi sempre più accurata ed elevata per quanto facciamo finta, consapevolmente o meno, di non accorgercene. Sostanzialmente non è un caso, e ci vuole veramente molto poco per accorgersene, che i banner pubblicitari che ci appaiono su Facebook, così come in qualsiasi altro sito, siano sempre più mirati e coerenti con le nostre ultime ricerche online, specialmente se queste sono relative a beni da acquistare. Da quando le notizie relative all’uso che Cambridge Analytica faceva dei dati raccolti sono state diffuse c’è stata una preoccupazione globale riguardo alla sicurezza della propria sicurezza online. In sostanza, da un giorno all’altro l’intera umanità si è accorta che forse qualcosa non andava ed ha iniziato a pretendere nuove e sempre più stringenti regole sulla propria privacy, quindi sulla propria sicurezza online, parallelamente ad una rabbia più o meno grande nei confronti di Zuckerberg.

In realtà le cose non sono cambiate di molto ad esser sinceri. I banner, anzi, sono sempre più targettizzati nei confronti degli utenti che continuano a pagare con le proprie informazioni la possibilità di usufruire dei social network. L’impatto di queste dinamiche è stato così imponente che persino in ambito accademico sono iniziati i primi studi sul tema della privacy. Uno studio che considera il rapporto con i social network declinato in base alle diverse generazioni che ormai li popolano ha constatato come l’attenzione per la propria privacy online e quindi per la sicurezza dei propri dati cali al calare dell’età degli utenti. La generazione dei millennial in particolare avrebbe imparato a crescere proprio in base a questa dinamica di compromesso: per ottenere il permesso ad utilizzare il cellulare o il computer, avrebbero prima dovuto confidare la password ai genitori o permettere loro comunque di avere un qualche tipo di sorveglianza o controllo. Alla base dell’iscrizione ai social network, ma anche di altri tipi di siti o app, c’è lo stesso meccanismo, per cui ci viene concesso di connettersi ad altri profili o giocare online con apposite app a patto di cedere le nostre informazioni, tra le quali le orme che lasciamo online durante la nostra quotidiana navigazione. Considerando l’uso sempre più costante (o invasivo) che facciamo degli smartphone le possibilità economiche sono quasi infinite, sia per chi i dati li raccoglie e li vende, sia per chi li acquista in base ai propri fini. Compreso questa dinamica tra l’altro abbastanza semplice il mondo intero si è svegliato dal proprio letargo e ci ò che ha ottenuto in cambio è una richiesta di consenso che appare prima di accedere a qualche sito o al momento dell’iscrizione ad un qualsiasi social network che con un semplice ok rende le cose esattamente identiche a qualche mese fa. E poi diciamocelo: qualcuno ha mai letto per intero ciò che ci viene richiesto all’interno di questi messaggi? Non penso.

Sicurezza personale: in Italia siamo sempre più preoccupati

In realtà non c’è molto di cui sorprendersi relativamente al comportamento delle persone, almeno per chi abita in Italia e non è isolato totalmente dal circo mediatico e politico. La campagna elettorale delle ultime elezioni nazionali e quella che ha preceduto le più recenti europee di una determinata area politica, che è anche riuscita ad andare al governo, era stata centrata proprio sul tema della sicurezza, personale però. Quello che è stato fatto era proprio intercettare il bisogno di sicurezza personale che quella che a quanto pare era ed è ancora oggi la maggioranza della popolazione italica reclamava e continua ancora a chiedere a gran voce. Esiste realmente però un’emergenza sicurezza nel nostro paese? Innanzitutto partiamo dai dati ufficiali per comprendere quello che succede nel nostro paese. In base ai dati presenti nel report annuale del Viminale -non di qualche testata faziosa- presentato ad agosto 2018 come da tradizione, possiamo osservare come i reati nel nostro paese siano in realtà in calo: rispetto all’anno precedente sono diminuiti i delitti del 9.5%, le rapine del 12.3%, i furti del 9.5%. Tali numeri sembrerebbero cozzare con ciò che poi si ascolta ai telegiornali e si legge sui quotidiani, in particolar modo se si fa poi il confronto o il rapporto con quanto restituiscono le cabine elettorali. Già poco tempo fa infatti avevamo parlato di come i media siano in grado di influenzare la nostra percezione di realtà, soprattutto tramite il bombardamento di notizie relative alla cronaca nera.

Sicurezza economica: “si stava meglio quando si stava peggio”

Alzi la mano chi non l’ha mai sentito dire, specialmente dai più grandi e mi riferisco agli over 40, dopo i quali dal punto di vista economico, soprattutto in prospettiva futura, c’è una lunghissima tabula rasa che dio solo, o chi per lui, sa cosa ci attende negli anni a venire. La sicurezza economica, infatti, è una di quelle che manca a qualsiasi fascia d’età, non ci sono millennial che tengano. Dalla grande crisi economica del 2008 che ha travolto il mondo intero le preoccupazioni relative ai risparmi, al reddito e alle spese necessarie sono aumentate e si sono estese ad una fascia sempre più grande della società. Dopo che fu abbastanza chiara a tutti la responsabilità delle grandi agenzie di rating nel tracollo finanziario globale anche in quel caso ciò che le persone, in particolare americane, chiesero fu proprio un aumento dei controlli sulle attività di queste società al fine di garantire maggior sicurezza.

Per quanto riguarda i più giovani non ci sono certezze di alcun tipo riguardo alla pensione mentre chi ha un lavoro, sottopagato e magari anche poco entusiasmante, se lo tiene veramente stretto. Calano le nascite, la cui causa maggiore risiede proprio nella mancanza di certezze relative ai propri bilanci personali. Il PIL, ente astratto che governa su tutti noi facendo sentire la propria presenza, ma senza farsi vedere, ci ricorda settimana dopo settimana che da un momento all’altro stiamo per affrontare la più grande catastrofe economica che possiamo solamente immaginare. In questo clima terroristico calano le spese e gli investimenti, sia perché a diminuire è la possibilità, ma anche perché a calare sono soprattutto le certezze e allora tanto vale comportarsi cautamente e vedere come sarà il domani.

Guardando al passato è possibile scorgere i grandi protagonisti di ogni epoca storica. Oggi forse siamo più fortunati del medioevo in cui un ruolo centrale era ricoperto dalla peste, immancabile protagonista di qualsiasi racconto o cronaca del tempo. Noi stiamo infatti assistendo a quello che è il periodo -decennio, ventennio, chi lo sa- della mancanza delle certezze, sicuramente molto meno assenti rispetto alla generazione dei nostri padri o dei nostri nonni. Si guarda al futuro con sempre più timore che speranze, ma pure il presente non si mostra così roseo se molte persone hanno timore di mettere piede fuori dalla porta della propria casa. Tanto meglio, almeno si evitano altre spese e si può risparmiare qualcosa rimanendo comodamente a casa, ma neanche questo è un posto più sicuro a causa di internet. Paradiso delle nuove e vecchie generazioni, negli ultimi tempi sta mostrando tutte le sue insidie, da Cambridge Analytica alla denuncia fatta da Edward Snowden, informatico statunitense che ha raccontato al mondo come gli Stati Uniti avevano spiato praticamente ogni singolo individuo del mondo grazie ad un elaborato software di spionaggio in grado di infiltrarsi in tutti i dispositivi, che fossero smartphone, pc o tablet. Ebbene sì, in un periodo di grandi incertezze ciò che è meglio fare è richiedere sicurezza, ma potrà realmente servire a qualcosa, soprattutto nei casi in cui non ce n’è bisogno, come quella personale?

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