Cosa significa lo scandalo Cambridge Analytica

Cosa significa lo scandalo Cambridge Analytica
epa05614707 (FILE) A file picture dated 04 April 2013, shows Facebook co-founder and CEO Mark Zuckerberg speaking during an event at the Facebook headquarters in Menlo Park, California, USA. Social media giant Facebook on 02 November 2016 posted for its Q3 of 2016's adjusted earnings of 1.09 US dollars per share on revenue of some seven billion US dollars and an advertising revenue of 6.82 billionUS dollars, outperfoming analysts' expectations. EPA/PETER DASILVA *** Local Caption *** 52556509

Che Facebook, Google e tutte le multinazionali tecnologiche ormai possiedano un potere non comparabile con quello di nessun altro gruppo governativo o polo industriale è fuori di dubbio ma non un’idea così diffusa. Prima dello scandalo che ha coinvolto Cambridge Analytica e il più famoso dei social network, in pochi, di fatto, erano realmente consapevoli del ruolo dei giganti della Silicon Valley e forse è ancora così.

Tutti abbiamo più coscientemente sorriso o semplicemente provato stupore quando Facebook ha iniziato a mostrarci dove comprare quel paio di scarpe che avevamo cercato poco prima sul web o ad annunciarci la prossima uscita dell’album di un cantante “amico” di un altro a cui mettiamo likes.

Consideriamolo soltanto un modo estremamente efficace di fare pubblicità quello che in realtà fa parte di quell’enorme potere a cui ho prima accennato.

Potremmo considerare questa capacità di rendere la pubblicità spesse volte “utile”, facilitando il consumo di un prodotto desiderato, una caratteristica rivoluzionaria. Non ho mai sentito lamentarsi qualcuno per le pubblicità “banner” di questi siti, anzi; quanti, invece, maledire quelle lunghe e ripetitive della tv.

Sarà un caso dovuto alla persone che frequento, anche se credo realmente che questa prospettiva di cui godono le aziende della Silicon Valley sia la chiave del loro incommensurabile successo mediatico. Ma tutto questo è solo un tentacolo tra gli altri che avvolgono il mondo globalizzato sulla base di una conoscenza esclusiva: i dati.

Le multinazionali tecnologiche hanno interconnesso l’intero Occidente, creato un mercato online che cresce di anno in anno e un ambiente entro cui far circolare contenuti universali. Durante queste operazione si concreta l’accumulo di dati sensibili dei naviganti della rete.

E’ così per Facebook ma anche per Google e molti altri. Sono in grado di mostrarci un paio di scarpe che volevamo comprare perché ne sono a conoscenza, non per magia. La conoscenza deriva dalla memorizzazione di tutte le nostre ricerche, i nostri contatti, i nostri messaggi o video o foto o registrazioni a cui con un inconsapevole “ok” abbiamo consentito a Facebook di accedere.

E’ chiaro che in questa prospettiva, che, in ogni caso, poteva essere nota a tutti da sempre, l’intelligenza che regola la distribuzione e la tipologia delle pubblicità è un aspetto molto rilevante ma non principale.

Cosa rappresentano, infatti, quei dati in rapporto, per dirne una, alle elezioni politiche?

E’ qui che arriviamo allo scandalo Cambrige Analytica. Prima è necessaria una parentesi sull’agenzia britannica. Esiste come agenzia di consulenza e in un articolo di Internazionale ci viene presentata come un venditori di dati acquisiti attraverso una di quelle app presenti su Facebook per intrattenerci sul network. Pensiamo a FarmVille. Forniamo dei dati per giocare, giocandoci ne continueremo a fornire degli altri e così agenzie, come Cambrige Analytica, acquisiscono informazione su di noi. O ancora più semplicemente allo scorrimento compulsivo della bacheca di Facebook, accompagnato da qualche mi piace o da visualizzazioni,entrambe due azioni indicative, due azioni che generano dei dati su di noi. Sono informazioni senz’altro preziosissime per chiunque dovesse organizzare una propaganda elettorale. Nel caso specifico dello scandalo di Cambrige Analytica l’iter è molto simile alla procedura standard suddetta. L’agenzia britannica avrebbe accumulato dati di 50 milioni di utenti statunitensi rivendendoli ai repubblicani, essendo la Cambrige Analytica a detta di Alexander Nix, capo dell’azienda, “fondata per affrontare il vuoto nel mercato politico repubblicano negli Stati Uniti”.

E’ paradossale che solo dopo un decennio,  contro Facebook,  il centro di tutte le nostre attività, venga pubblicata un’inchiesta ufficiale volta screditare il netwotk e l’attività collaborativa con Cambrige Analytica, minando la credibilità del in riferimento alla gestione della privacy.  Ma è evidente che non è più tollerabile in questi termini il rapporto tra le multinazionali tecnologiche e gli stati.

La vittoria dei populismi in Occidente è un esempio di quanto terreno su cui gestire l’opinione pubblica abbiano perso le istituzioni e le forze politiche tradizionali; allo stesso tempo dimostrano, a mio avviso, l’importanza che questi famigerati dati giocano.

La Casaleggio Spa “alla base” del Movimento 5 Stelle è un agenzia di consulenza non così distante da Cambridge Analytica.

Tornando al punto centrale dell’articolo ritengo che lo scandalo della Cambridge – scandalo per assumere la terminologia usata dai mezzi di informazione, ma, in realtà di sorprendente non ci svela nulla – sia solo un tentativo di rallentare e, chissà, in seguito regolamentare l’esistenza di questi colossi della tecnologia.

I dati sono indispensabili nel mondo interconnesso, per tale ragione è arrivato il momento per noi utenti di reclamare diritti a riguardo.

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